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Quel fronte trasversale che vuole il “tris” per i sindaci: ecco l’emendamento-grimaldello che consente il terzo mandato

Matteo Ricci, sindaco dem di Pesaro

 
La prossima settimana in Senato torna a discutere il ddl sul ritorno delle province: la mossa dell’alto-atesino Durnwalder per allungare la vita politica dei primi cittadini dei grandi comuni. L’Anci è favorevole. Ma negli schieramenti bisogna vincere le resistenze di Meloni e Schlein
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L’affaire-sindaci è tutto politico. Si sta muovendo in sordina, ma la decisione se consentire o no che sindaci molto popolari come Dario Nardella a Firenze, Antonio Decaro a Bari, Matteo Ricci a Pesaro, Giorgio Gori a Bergamo, Beppe Sala a Milano, Matteo Biffoni a Prato (nel centrosinistra), o Luigi Brugnaro a Venezia, Marco Bucci a Genova (nel centrodestra), possano fare il tris – ovviamente se lo vogliono e agli elettori piacendo - verrà al pettine nella prossima settimana.

Nel disegno di legge in cui si discute delle Province al Senato, c’è un emendamento che ai sindaci di tutti i colori politici piace: prevede che i primi cittadini possano candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Mentre adesso per i sindaci italiani (con l’eccezione dei piccoli centri fino a 5 mila abitanti) dopo due volte, dieci anni di seguito, alla guida dei Comuni, si va a casa perché è vietato ricandidarsi di nuovo e subito.

Sarebbe una piccola rivoluzione. E avrebbe anche un impatto politico non ind…

L’affaire-sindaci è tutto politico. Si sta muovendo in sordina, ma la decisione se consentire o no che sindaci molto popolari come Dario Nardella a Firenze, Antonio Decaro a Bari, Matteo Ricci a Pesaro, Giorgio Gori a Bergamo, Beppe Sala a Milano, Matteo Biffoni a Prato (nel centrosinistra), o Luigi Brugnaro a Venezia, Marco Bucci a Genova (nel centrodestra), possano fare il tris – ovviamente se lo vogliono e agli elettori piacendo - verrà al pettine nella prossima settimana.

Nel disegno di legge in cui si discute delle Province al Senato, c’è un emendamento che ai sindaci di tutti i colori politici piace: prevede che i primi cittadini possano candidarsi per un terzo mandato consecutivo. Mentre adesso per i sindaci italiani (con l’eccezione dei piccoli centri fino a 5 mila abitanti) dopo due volte, dieci anni di seguito, alla guida dei Comuni, si va a casa perché è vietato ricandidarsi di nuovo e subito.

Sarebbe una piccola rivoluzione. E avrebbe anche un impatto politico non indifferente, perché nel 2024, forse nello stesso giorno delle Europee, il 9 di giugno, andranno al voto 4 mila Comuni grandi, medi e piccoli. A sollevare l’ambaradan a Palazzo Madama è l’altoatesino Meinhard Durnwalder che ha presentato un emendamento alla legge sulle Province ed è convinto di avere buone chance per farlo passare. Spiega: “Noi altoatesini siamo diretti e non abbiamo giochi politici da salvaguardare: in Alto Adige il terzo mandato per i sindaci c’è, ma la Consulta ha appena dato l’alt alla Sardegna ritenendo che le Regioni a statuto speciale non possano derogare. Si fa riferimento alla legge dello Stato. Quindi noi abbiamo interesse affinché la norma nazionale cambi”, ragiona il senatore Durnwalder del Suedtiroler Volkspartei.

L’emendamento Durnwalder è breve e dice: “Chi ha ricoperto per tre mandati consecutivi la carica di sindaco e di presidente di Provincia non è, allo scadere del terzo mandato, immediatamente ricandidabile alle medesime cariche”. Afferma insomma il principio in modo indiretto: non oltre i tre mandati. Inoltre punta ai sindaci, ma lo estende anche ai presidenti di Provincia - che, appunto con il ddl in discussione a Palazzo Madama, tornano all’elezione diretta - così da non incorrere in una bocciatura della proposta per difformità di argomento. D’accordo tutti? Non proprio.

Nel Pd ad esempio, ci sono due anime: i sindaci dem a favore, mentre Elly Schlein sembra prudente e scettica. Commenta invece Matteo Ricci: “Tutti i sindaci in Anci lo abbiamo chiesto. All’unanimità”. Il timore al Nazareno è, anche, che il terzo mandato per i sindaci apra la strada al terzo mandato per i “governatori”. E qui comincia l’altra partita politica. La Lega ambisce alla ricandidatura del “doge” Luca Zaia in Veneto. Il Pd al contrario non vuole sentire parlare di un terzo mandato per Vincenzo De Luca, spina nel fianco di Schlein. Il “viceré” della Campania è pronto alla sfida per il tris. Tra la premier Giorgia Meloni e la segretaria Schlein in questo caso c’è un asse: Meloni infatti, una volta fuori Zaia, “prenoterebbe” il Veneto per un nome forte di Fratelli d’Italia. Mirando ad accaparrarsi la Puglia governata dal dem Michele Emiliano, che è uno dei papabili alle europee in un Pd in cerca di chi traina consensi.

Tornando ai sindaci. La Lega, che ha una schiera folta di amministratori ben radicati, potrebbe essere favorevole. Fratelli d’Italia è gelida. Forza Italia sui Comuni che vanno al ballottaggio, ovvero oltre i 15 mila abitati, ha dubbi, comunque è disposta al confronto. I renziani valuteranno e però afferma il capogruppo Enrico Borghi: “Vogliamo un pacchetto organico di riforme”. Incerti i 5Stelle sul terzo mandato dei sindaci.

Il calendario della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, presieduta dal meloniano Alberto Balboni, prevede che dalla settimana prossima si riprenda con l’illustrazione, e poi a seguire il voto, degli emendamenti al ddl Province. “Di pari passo con l’Autonomia differenziata”, precisa Balboni.
 

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