Presidenziali Usa, la sfida Biden-Trump al Forum Ambrosetti con Pelosi, Graham, Thune e Menendez
dal nostro inviato Matteo PucciarelliAl Forum Ambrosetti di Cernobbio un focus sugli Stati Uniti e sulle prossime elezioni presidenziali del 2024, quattro ospiti di livello e le domande del direttore di Repubblica Maurizio Molinari. Per i repubblicani c'erano i senatori Lindsey Graham e John Thune, per i democatici la speaker emerita Nancy Pelosi e il senatore Bob Menendez: al di là delle divergenze politiche, tutti concordi su un punto, cioè che le possibilità di una riproposizione della sfida del 2020 tra Joe Biden e Donald Trump sono alte.
Da una parte il presidente uscente, che con i suoi 80 anni vedrebbe il proprio eventuale secondo mandato scadere a 85; dall'altra l'ex presidente con svariate pendenze giudiziarie e che non ha alcuna intenzione di indietreggiare. L'emergere di nuove leadership sarebbe insomma auspicabile, e il repubblicano Thune lo ha sottolineato specie per la propria parte politica, anche perché vincere le primarie del Partito repubblicano –dove Trump è in vantaggio – non significa poi vincer…
Al Forum Ambrosetti di Cernobbio un focus sugli Stati Uniti e sulle prossime elezioni presidenziali del 2024, quattro ospiti di livello e le domande del direttore di Repubblica Maurizio Molinari. Per i repubblicani c'erano i senatori Lindsey Graham e John Thune, per i democatici la speaker emerita Nancy Pelosi e il senatore Bob Menendez: al di là delle divergenze politiche, tutti concordi su un punto, cioè che le possibilità di una riproposizione della sfida del 2020 tra Joe Biden e Donald Trump sono alte.
Da una parte il presidente uscente, che con i suoi 80 anni vedrebbe il proprio eventuale secondo mandato scadere a 85; dall'altra l'ex presidente con svariate pendenze giudiziarie e che non ha alcuna intenzione di indietreggiare. L'emergere di nuove leadership sarebbe insomma auspicabile, e il repubblicano Thune lo ha sottolineato specie per la propria parte politica, anche perché vincere le primarie del Partito repubblicano –dove Trump è in vantaggio – non significa poi vincere le presidenziali. Per l'establishment americano il vero rivale strategico è la Cina, mentre l'esito della guerra in Ucraina può essere solo la vittoria, opinione di Pelosi ma condivisa dagli altri ospiti. In politica estera la sorpresa – considerazione di Graham – sarebbe l'accordo di pace tra sauditi e israeliani, un risultato a portata di mano di questa amministrazione. Sempre Graham ha ironicamente definito Vladimir Putin uomo dell'anno: dall'inizio del conflitto la Nato si è allargata, portando 400 miliardi di dollari di investimenti nella difesa atlantica e con il 2 per cento di Pil di spesa militare come obiettivo condiviso dagli aderenti all'alleanza.
Pelosi ha tessuto le lodi di Biden, pronosticandone la rielezione. I successi democratici, ha spiegato, sono stati su cinque punti: l'inflaction act, le legge per riportare la produzione dei chip negli Usa, l'attenzione alle politiche di genere e per fronteggiare la crisi climatica, il milione di posti di lavoro creati. Con questi risultati, secondo Menendez, Biden è più che competitivo per il bis.
Alla domanda di Molinari sul rischio di stabilità per la democrazia americana causato dal trumpismo, uno stato di eccezione per gli Stati Uniti, i quattro interlocutori si sono detti convinti che il Paese abbia tutti gli anticorpi necessari a superare una eventuale nuova crisi.