Meloni a Caivano: “Bonifica radicale”. Ma il quartiere le volta le spalle
dai nostri inviati Stella Cervasio , Antonio Di Costanzo , Conchita SanninoCAIVANO — Un vasto programma. Chiede fiducia e assicura che «in questa battaglia il governo ci mette la faccia». Agirà «su più fronti, sicurezza e sociale», assicura Giorgia Meloni. Che allinea «tutte le istituzioni». Intorno a lei, però, il Parco Verde abbassa le tapparelle, non ci crede più, volta le spalle.
«Bonifica radicale», è la parola d’ordine che la premier pone a sigillo della sua missione nel Parco Verde degli orrori. «Non consentiremo un centimetro di zona franca contro traffici criminali e droga. Ne vedrete presto i risultati». Leggi: tolleranza zero e blitz di polizia. È come da decenni, senza che nulla cambi, ti dicono. Qualcuno si mette a gridare, all’arrivo delle auto ministeriali: «Parla con i giovani, Meloni». Viene dal rione dove il 20 per cento dei ragazzi è disoccupato: «Dacci ‘o lavoro o andiamo a rubare». Meloni però illustra - senza domande e senza interruzioni - anche la seconda parte del Piano. «Qui, però, non c’è solo un problema di illegalità, ma di bisogn…
CAIVANO — Un vasto programma. Chiede fiducia e assicura che «in questa battaglia il governo ci mette la faccia». Agirà «su più fronti, sicurezza e sociale», assicura Giorgia Meloni. Che allinea «tutte le istituzioni». Intorno a lei, però, il Parco Verde abbassa le tapparelle, non ci crede più, volta le spalle.
«Bonifica radicale», è la parola d’ordine che la premier pone a sigillo della sua missione nel Parco Verde degli orrori. «Non consentiremo un centimetro di zona franca contro traffici criminali e droga. Ne vedrete presto i risultati». Leggi: tolleranza zero e blitz di polizia. È come da decenni, senza che nulla cambi, ti dicono. Qualcuno si mette a gridare, all’arrivo delle auto ministeriali: «Parla con i giovani, Meloni». Viene dal rione dove il 20 per cento dei ragazzi è disoccupato: «Dacci ‘o lavoro o andiamo a rubare». Meloni però illustra - senza domande e senza interruzioni - anche la seconda parte del Piano. «Qui, però, non c’è solo un problema di illegalità, ma di bisogni, e noi intendiamo agire per dare risposte concrete sui servizi. Cominceremo dal restituire al territorio il Centro Delphinia, oggi ridotto a discarica, dove sono state consumate le violenze sulle due bambine. Quindi vedrete più scuola, più servizi, più assistenti sociali», alza le mani Meloni.
Dieci milioni, subito, per rifare quel centro polifunzionale, col coinvolgimento di “Sport e Salute”, la società in house guidata da Mezzaroma. Ma la disfatta dello Stato è tutta sotto i suoi occhi, nel sacrificio degli innocenti: ieri Antonio e Fortuna “gettati” giù dall’ottavo piano, oggi le due bimbe stuprate a 12 e 10 anni. Meloni sa che tutti i partiti (compreso il suo) che hanno governato a Caivano, e i governi precedenti, non hanno attenuanti. Quindi premette: «È evidente che se siamo qui quasi a 10 anni dalla storia della piccola Fortuna, o di Antonio, se siamo qui a condannare un altro episodio disumano, barbaro, significa che qui si è consumato il fallimento dello Stato, nonostante gli sforzi fatti». Quindi, l’impegno: «Il governo ci mette la faccia, Caivano entrerà nell’agenda di governo, saranno coinvolti tutti i ministri. Verranno qui a tappe cadenzate: da grande problema, Caivano deve diventare un modello». E come rinforzi arriveranno anche altri 20 insegnanti per le scuole del territorio. Quattro ore intense. L’incontro con il parroco, don Maurizio Patriciello, in chiesa (fuori mugugnano una ventina di parlamentari di centrodestra). «Lei è una donna, vuoi vedere che stavolta cambia qualcosa, che lei ci riesce?», spera il prete. Poi la tappa nell’Istituto Morano, con la combattiva preside Eugenia Carfora. Poi, con i ministri dell’Interno Piantedosi, dell’Istruzione Valditara, dello Sport Abodi, Meloni apre il comitato per la sicurezza: prende appunti, indica ai suoi le prime azioni. Poi parla per quasi 20 minuti di “punto stampa” con i cronisti, e scappa: l’attende a Capodichino l’aereo per la Grecia, quindi zero domande. Ancora una volta, la premier evita ogni quesito, rinvia «alla prossima» gli approfondimenti. Inevitabile pensare che voglia sfuggire anche a imbarazzanti richieste di chiarimento sulle esternazioni del compagno-giornalista Giambruno. Restano le promesse. Una nuova, articolata road-map dopo 20 anni di abbandono, reclutamento di camorra, carenze strutturali e baratro educativo. Restano i cori «Gio-rgia, Gio-rgia», reclutati con tanto di istruzioni in una chat di dirigenti di Fratelli d’Italia virale sugli smartphone. Imbarazzo, per i vertici FdI. «Dobbiamo mobilitarci per portare persone ma non con simboli di partito. Le persone devono sembrare cittadini qualunque che accolgano Giorgia festanti anche per bilanciare eventuali contestatori (lì sarà pieno di Redditi di cittadinanza)». Non è servito a molto: alla fine non erano accorsi numerosi né i fan né i manifestanti. E il vasto programma si infrange per ora, al Parco Verde, contro il silenzio. Dell’omertà. O dell’innocenza.