Ecr party, Meloni verso il passo indietro: mollerà la guida dei Conservatori in Europa
dalla nostra inviata Conchita SanninoGigantografie di Meloni alla kemesse dell'Ecr a Scilla
Non in presenza, ma lei c’è. Sono i primi piani giganti de “la Presidenta”, come la chiama qui Jorge Buxadé – l’amico leader di Vox all’Europarlamento, arrivato come ospite d’onore alla kermesse dell’Ecr party a Scilla, in Calabria – ad accogliere sui pergolati panoramici di Scilla la folla dei devoti, big europei o locali, parlamentari o consiglieri o semplici aspiranti meloniani. Giorgia ti fissa da tutte le parti, fronte-retro come enormi fotocopie che ondeggiano lievi sopra la cosiddetta “costa viola” che ospita la tre giorni, “Se cresce il Sud, cresce l’Europa”: mentre ministri sottosegretari e 500 delegati, in varie lingue, si fermano ad ascoltare i panel che ruotano – tutti, gratta gratta – sul Ponte dello Stretto. Che si deve erigere, per FdI, senza se e senza ma.
E intanto, mentre dietro le quinte del palco all’Altafiumara resort si discute di strategie e candidature per le prossime elezioni per Bruxelles, filtra la notizia che Meloni, presidente appunto del pa…
Non in presenza, ma lei c’è. Sono i primi piani giganti de “la Presidenta”, come la chiama qui Jorge Buxadé – l’amico leader di Vox all’Europarlamento, arrivato come ospite d’onore alla kermesse dell’Ecr party a Scilla, in Calabria – ad accogliere sui pergolati panoramici di Scilla la folla dei devoti, big europei o locali, parlamentari o consiglieri o semplici aspiranti meloniani. Giorgia ti fissa da tutte le parti, fronte-retro come enormi fotocopie che ondeggiano lievi sopra la cosiddetta “costa viola” che ospita la tre giorni, “Se cresce il Sud, cresce l’Europa”: mentre ministri sottosegretari e 500 delegati, in varie lingue, si fermano ad ascoltare i panel che ruotano – tutti, gratta gratta – sul Ponte dello Stretto. Che si deve erigere, per FdI, senza se e senza ma.
E intanto, mentre dietro le quinte del palco all’Altafiumara resort si discute di strategie e candidature per le prossime elezioni per Bruxelles, filtra la notizia che Meloni, presidente appunto del partito dei Conservatori e Riformisti europei (Ecr party) passerà la mano appena dopo il voto del giugno 2024. “Perché non era neanche previsto che Giorgia accettasse il mandato bis alla guida del partito europeo”, spiega a margine Nicola Procaccini, il co-presidente del gruppo Ecr nell’assemblea di Bruxelles. Beninteso,
Meloni è più che oberata: essere presidente del Consiglio e insieme leader del primo partito italiano implica che debba mollare altri ruoli apicali a livello europeo. “Se mi chiedete che lascerà, sì, penso sia probabile. Le stiamo chiedendo davvero tanto. Anche perché – aggiunge Procaccini – Giorgia a differenza di tanti di noi fa anche la mamma , e mi pare che anche su quella dimensione, dietro sacrifici e fatica, sia vincente. Ma resta un saldo punto di riferimento come capo di un governo conservatore, rispettato in Europa e ovunque a livello internazionale”.
Probabile che altre delegazioni puntino legittimamente a ricevere il testimone, in particolare quella dell’attuale premier ceco, Petr Fiala, il leader di Ods, il Partito civico democratico. Una mossa che non lederà la coesione tra gruppi, e può servire anche per futuri equilibri. Obiettivo, ora, è stringere sui messaggi da far passare, sull’ineludibile concorrenza con i soci interni: Salvini soprattuto, poi Tajani. “Tajani forse ha fatto una piccola forzatura, perché alla fine il Ppe anche è pragmatico, dipende dalle lotte. Quindi, premesso che il gioco di trasporre le alleanze dall’Italia sul quadrante europeo è del tutto sbagliato, perché tutto e molto più fluido e si formano maggioranze su singole questioni, noi, guardando all’Europa, certo siamo diversi da Salvini”, conferma Procaccini.
Su due punti, in particolare. “Come Fdi rivendichiamo vicinanza e sostegno all’Ucraina, senza tentennamenti, e ci differenziamo anche sulle Regole di bilancio perché ad esempio i falchi tedeschi sono troppo duri sulle vicende del debito”. Concetti confermati anche da Carlo Fidanza, capodelegazione di Fdi al Parlamento, per il quale “il nostro posizionamento sulla geopolitica è centrale”. Un discrimine “non superabile” che integra il nuovo coefficiente, per lui, di “credibilità internazionale” di Meloni, che è un altro elemento “che crediamo farà crescere il risultato di Fdi in Europa”. Il sottosegretario Andrea Delmastro ne è convinto: “Portiamo il modello Meloni in Europa”. Ma avverte: “O si cambia o no ad ammucchiate”.
Girano i sondaggi secondo cui il partito dei Conservatori e Riformisti passerebbe da 65 a 82 seggi. Ipotesi. Fdi non nasconde poi la “grande affinità con Vox”. Procaccini si meraviglia ancora: “Ma perché devono essere raccontati come gli uomini neri della politica europea? Non sono mica l’ultra derecha estrema che si racconta. Su molti temi abbiamo visione comune: su valori non negoziabili, famiglia, migranti, lotta alla Gpa”. Eppure, la Meloni è al bivio in Europa: l’eurorepulsione di un tempo si è dissolta in (meno ostile) grisaglia? Procaccini sorride: “Giorgia ha sicuramente curato un lessico diverso, più istituzionale, ed era ovvio. Ma non è cambiata nei valori e nelle battaglie. Anzi, io la prendo in giro: a volte è rigida, determinatissima, io posso tendere a mediare. Ma la sostanza, la linea non cambia. Lei è una leader che sa stare al convegno, al comizio, al governo. E sa stare a tavola. Restando coerente”.