Conservatori in festa, parte la sfida all’Europa FdI: “Meno Ue è meglio”
dalla nostra inviata Conchita SanninoSCILLA — Soffi di tramontana sul benvenuto che occupa le terrazze di mare. Nel resort a cinque stelle trasformato nel quartier generale dei Conservatori europei – l’Ecr Party, che fa tappa a Scilla per una tre giorni di dibattiti e confronto su Sud ed Europa – sciamano gli eletti della destra a Bruxelles e lo stato maggiore di Fratelli d’Italia, con quattro ministri e tre sottosegretari. Calici di rosso, bollicine e telecamere, Chiara Colosimo che da un angolo si collega al Tg1 per parlare di Caivano, Giovanni Donzelli e Raffaele Fitto concentrati sui panel di stamane e sugli ospiti stranieri, Antonio Giordano deputato e segretario generale dell’Ecr, l’organizzatore, che risolve le ultime sfumature insieme all’europarlamentare Denis Nesci nato a pochi chilometri da qui, che ha «fortemente voluto l’evento» nella sua terra. E coltiva persino l’ambizione che «anche questa convention inverta la rotta per cui la Calabria e il Mezzogiorno, a causa dei loro parametri negativi, restano i…
SCILLA — Soffi di tramontana sul benvenuto che occupa le terrazze di mare. Nel resort a cinque stelle trasformato nel quartier generale dei Conservatori europei – l’Ecr Party, che fa tappa a Scilla per una tre giorni di dibattiti e confronto su Sud ed Europa – sciamano gli eletti della destra a Bruxelles e lo stato maggiore di Fratelli d’Italia, con quattro ministri e tre sottosegretari. Calici di rosso, bollicine e telecamere, Chiara Colosimo che da un angolo si collega al Tg1 per parlare di Caivano, Giovanni Donzelli e Raffaele Fitto concentrati sui panel di stamane e sugli ospiti stranieri, Antonio Giordano deputato e segretario generale dell’Ecr, l’organizzatore, che risolve le ultime sfumature insieme all’europarlamentare Denis Nesci nato a pochi chilometri da qui, che ha «fortemente voluto l’evento» nella sua terra. E coltiva persino l’ambizione che «anche questa convention inverta la rotta per cui la Calabria e il Mezzogiorno, a causa dei loro parametri negativi, restano inchiodati all’immagine di periferia del Vecchio Continente».
Se cresce il Sud, cresce l’Europa, è il titolo del mega evento dei Conservatori e Riformisti europei, sigillo della “leonessa” Giorgia Meloni che guida il partito, visto che l’Ecr Party reca nel simbolo il profilo del fiero predatore, e che la premier è stata confermata col mandato bis solo lo scorso giugno. Su Meridione e crescita, un accento si posa, senza troppo insistere però, anche contro l’Autonomia su cui preme la Lega. Restano le prove di campagna elettorale, per il voto di giugno 2024?
Sovranisti italiani chiamano quaggiù i fratelli d’Europa. FdI con la sua corsa, senza pensare certo agli alleati (visto che i soci di governo, FI e Lega appartengono a famiglie diverse: Ppe e Id, che tiene dentro anche l’estrema destra di Afd). «Ma l’Ecr party inizia il suo percorso indipendentemente dalle elezioni e proseguirà oltre per includere e costruire ponti, non barriere – ribatte Giordano, il segretario – Ecr non è contro l’Europa, ma è per costruire un’Unione che superi i limiti delle burocrazie. Quanto alle elezioni, esistono tante famiglie nel centrodestra che si confrontano con apertura mentale. Ma il sistema proporzionale porterà a discuterne dopo le elezioni».
Quale Europa, è il punto. Ora che Giorgia pattina tra l’ex affilato scetticismo e la nuova postura istituzionale. «Noi continuiamo a pensare che l’Ue dovrebbe fare meno, e meglio», spiega a Repubblica Nicola Procaccini, il co-presidente del gruppo Ecr a Bruxelles, tra gli ospiti della kermesse, come Carlo Fidanza, capodelegazione FdI all’euroParlamento. «L’Europa deve occuparsi di grande questioni, e non di quelle piccole che invadono la quotidianità delle persone – aggiunge Procaccini – E poi diciamolo: chi si batte oggi per il rispetto dei trattati europei è il centrodestra, e non il centrosinistra che vuole strappare competenze agli Stati nazionali, anche quelle previste nei trattati europei, per consegnarle a un Super-Stato Europeo che nessuno ha mai stabilito, ma soprattutto che nessuno ha mai votato».
Prove di riscossa? Difficile, dopo il flop di Vox. O ancora, solo, di battage elettorale. Avanti tutta comunque, di qua la dolente terra reggina, di là Messina languida, avanti tutta dalla punta dello Stivale, anzi oltre. Soprattutto oltre, col Ponte che verrà. Perché non si possono mica lasciare quei 3300 metri a campata unica, che collegherano le due sponde, alla propaganda di Matteo, il leader leghista.
In campo, fino a domani all’Altafiumara hotel, oltre a Fitto, i ministri Lollobrigida, Calderone, Musumeci, i sottosegretari Del Mastro,Ferro, Patrizio La Pietra. Con Donzelli, vicepresidente del Copasir, e la Colosimo, presidente dell’Antimafia, pronti «a rassicurare»: non ci saranno mica infiltrazioni o appetiti mafiosi a sporcare la grande opera sullo Stretto. In risposta (forse) anche all’allarme lanciato da don Ciotti: «Non due coste, uniremo due cosche». Coraggioso monito coperto da insulti, «Che schifo», reagì il vicepremier.
A Scilla si parla quindi di “ruolo dei Paesi Bridge”, di “Agricoltura ed Economia verde”, del “Ponte tra Calabria e Sicilia”, di “Rafforzare la politica europea dei Trasporti”, di una “regione mediterranea più interconnessa”. Arriva poi Jorge Buxade, il vicepresidente di Ecr, oltre che leader di Vox nel Parlamento europeo e braccio destro del presidente Santiago Abascal (il “Santi” amico di Giorgia). E poi, tra gli altri, Margaritis Schisas, il vicepresidente della Commissione von der Leyen, e il chief economist alla Fao, Maximo Torero.
Eppure. Sembra davvero lontana, l’Europa da Scilla. «Ma noi continuiamo a pensare che l’Ue debba essere quell’alleanza di popoli liberi e sovrani che era stata pensata molti anni fa», chiude Procaccini. «E non il modello federalista che anche attraverso una serie di sentenze della Corte di giustizia europea di sta cercando di propugnare. Questa è la madre di tutte le questioni».