Ustica, il generale che smascherò le menzogne francesi
di Gianluca Di FeoTra i tanti pezzi mancanti alla verità sulla strage di Ustica, c’è un solo punto fermo: i francesi hanno mentito. Hanno detto alle autorità italiane che quel 27 giugno 1980 l’attività della base di Solenzara era terminata tra le 14 e le 14.30: nell’ora fatale per il DC-9 Itavia nessun Mirage o altro velivolo militare dell’aeroporto corso era in volo. Invece la memoria di ferro di un generale al di sopra di ogni sospetto li ha sbugiardati. Stiamo parlando di Nicolò Bozzo, carabiniere e figura straordinaria della Prima Repubblica, scomparso cinque anni fa: uno dei più stretti collaboratori di Carlo Alberto Dalla Chiesa; uno che aveva personalmente denunciato i suoi colleghi iscritti alla P-2; uno che poi ha goduto della totale fiducia del pool Mani Pulite, che gli affidò la consegna del primo avviso di garanzia all’allora premier Silvio Berlusconi. “Nei secoli fedele allo Stato”, come ha intitolato la sua biografia scritta con Michele Ruggiero nel 2006.
Bozzo, protagonista di tante vice…
Tra i tanti pezzi mancanti alla verità sulla strage di Ustica, c’è un solo punto fermo: i francesi hanno mentito. Hanno detto alle autorità italiane che quel 27 giugno 1980 l’attività della base di Solenzara era terminata tra le 14 e le 14.30: nell’ora fatale per il DC-9 Itavia nessun Mirage o altro velivolo militare dell’aeroporto corso era in volo. Invece la memoria di ferro di un generale al di sopra di ogni sospetto li ha sbugiardati. Stiamo parlando di Nicolò Bozzo, carabiniere e figura straordinaria della Prima Repubblica, scomparso cinque anni fa: uno dei più stretti collaboratori di Carlo Alberto Dalla Chiesa; uno che aveva personalmente denunciato i suoi colleghi iscritti alla P-2; uno che poi ha goduto della totale fiducia del pool Mani Pulite, che gli affidò la consegna del primo avviso di garanzia all’allora premier Silvio Berlusconi. “Nei secoli fedele allo Stato”, come ha intitolato la sua biografia scritta con Michele Ruggiero nel 2006.
Bozzo, protagonista di tante vicende chiave di quei decenni, si è trovato dentro la trama di Ustica per puro caso: l’uomo giusto nel posto giusto al momento giusto. “Era il primo riposo dall’estate del 1978 che strappavo al generale Dalla Chiesa, due settimane concesse anche di controvoglia. Trascorsa la prima a Vienna, andammo a Solenzara per gli ultimi sette giorni di ferie. Il mio unico interesse era quello di riposare e dormire, avevo un sonno arretrato di anni… Quindi si può immaginare la mia rabbia quando la sera del 27 giugno i decolli e atterraggi dei Mirage e di altri aerei non accennavano a interrompersi. In quel frastuono insopportabile, ero seriamente intenzionato ad andarmene”. E continua, offrendo riscontri: “Intenzione che comunicai il mattino successivo alla proprietaria dell’albergo, la quale, sinceramente mortificata, si giustificò con l’eccezionalità delle manovre serali, forse dovute alla vicenda del nostro aereo, il DC-9 dell’Itavia appunto. Fidandomi, decisi di rimanere per constatare, come mi era stato assicurato, che l’attività di addestramento e pattugliamento cessava regolarmente nelle prime ore pomeridiane. Ma su quel 27 giugno 1980 le fonti della Nato affermarono il falso: i francesi, e non solo loro, volarono fino a tarda ora”.
Le regole di Solenzara infatti erano chiare: da metà maggio a metà settembre per non disturbare il turismo balneare esercitazioni e missioni venivano sempre bloccate subito dopo pranzo. L’aeroporto è una struttura estremamente riservata, ufficialmente usata dall’aviazione francese e da alcuni nazioni alleate per l’addestramento al combattimento aria-aria e le esercitazioni di bombardamento. In quel periodo, ad esempio, si trovavano lì anche alcune squadriglie belghe. Ma neppure la magistratura di Bruxelles risulta avere mai risposto alle rogatorie della procura di Roma: identificare e interrogare i piloti belgi – in genere under 30 – ancora oggi potrebbe aiutare a capire cosa è successo quel giorno.
Perché i francesi hanno taciuto? Perché soltanto in quella notte il via vai di jet militari è stato frenetico? Solenzara era la base francese più a sud di tutte, una portaerei naturale verso l’Africa. C’è un filmato – reso pubblico solo nel 2014 – che mostra la trasferta dei Mirage F-1 da Solenzara a Gibuti, grazie a diversi rifornimenti in volo: nelle immagini si vedono le carte dei piloti con la rotta che evidenzia il passaggio obbligato da Ustica, snodo della via nel cielo riservata alle trasferte militari. Solenzara era soprattutto l’avamposto della sfida, caldissima in quegli anni, tra Parigi e Tripoli. Nel Ciad soldati e stormi dei due Paesi si davano battaglia sul campo. E – cosa all’epoca segreta – c’erano stati pure duelli a largo della Sicilia. Il 23 marzo 1980 un biturbina Atlantic – si ritiene partito proprio da Solenzara – viene affrontato da due Mig libici che gli sparano contro raffiche di avvertimento. È solo una di tante spedizioni francesi condotte con aerei spia esteriormente uguali a quelli civili. L’unica resa nota risale al 1978, affidata a un quadrireattore Douglas DC-8 identico a un jet di linea tranne per la presenza di una piccola coccarda tricolore dipinta sulla fiancata. Due Mig 25 partiti da Tripoli lo hanno intercettato. Il comandante francese, il colonnello Michel Gambs, ha raccontato di avere subito invertito la rotta. Uno dei caccia però prima sfreccia sotto il DC-8 e poi gli passa di fronte. E mentre lo sorvola, porta la velocità al massimo provocando una turbolenza potentissima. “Ricordo ancora, vividamente, – ha scritto Gambs – il terrificante crescendo causato dai post-combustori e dalle onde d’urto che ci hanno quasi fatto perdere il controllo dell’aereo”. La dinamica coincide con una di quelle ipotizzate dai periti per la fine del più piccolo DC-9 Itavia: la “quasi collisione” con un caccia che avrebbe generato un’onda d'urto tale da schiantare la struttura dell’aviogetto Itavia.