Ustica, Zanda: “Guerra nei cieli di un’Italia assai debole. Ma furono i servizi a informare Gheddafi”
di Concetto VecchioLuigi Zanda, ex portavoce di Cossiga (foto di Concetto Vecchio)
Luigi Zanda, che carica ricopriva quando venne abbattuto l’aereo a Ustica?
«Ero il portavoce del presidente del Consiglio, Francesco Cossiga».
Che ricordi ha di quei giorni?
«Venne subito fatta circolare la tesi del cedimento strutturale, e subito dopo quella della bomba nascosta tra i bagagli: entrambe si rivelarono fasulle, forse frutto di depistaggi».
La tesi del missile non circolava informalmente?
«Ricordo che nei giorni successivi Rino Formica, che era ministro dei Trasporti, mi disse che il capo dell’Agenzia che controllava l’aviazione civile gli aveva categoricamente escluso il cedimento strutturale. Inoltre l’esame dei radar aveva documentato che il Dc9 era stato attorniato da manovre di aerei militari».
La battaglia nei cieli.
«Potrebbe essere. Il primo che mi ha poi parlato del missile è stato Andrea Purgatori, di cui ero molto amico. Informai Cossiga, e Cossiga mi invitò a chiedergli la fonte. Purgatori non volle comprensibilmente rivelarla».
La tesi del missile francese l…
Luigi Zanda, che carica ricopriva quando venne abbattuto l’aereo a Ustica?
«Ero il portavoce del presidente del Consiglio, Francesco Cossiga».
Che ricordi ha di quei giorni?
«Venne subito fatta circolare la tesi del cedimento strutturale, e subito dopo quella della bomba nascosta tra i bagagli: entrambe si rivelarono fasulle, forse frutto di depistaggi».
La tesi del missile non circolava informalmente?
«Ricordo che nei giorni successivi Rino Formica, che era ministro dei Trasporti, mi disse che il capo dell’Agenzia che controllava l’aviazione civile gli aveva categoricamente escluso il cedimento strutturale. Inoltre l’esame dei radar aveva documentato che il Dc9 era stato attorniato da manovre di aerei militari».
La battaglia nei cieli.
«Potrebbe essere. Il primo che mi ha poi parlato del missile è stato Andrea Purgatori, di cui ero molto amico. Informai Cossiga, e Cossiga mi invitò a chiedergli la fonte. Purgatori non volle comprensibilmente rivelarla».
La tesi del missile francese le sembra l’unica possibile?
«Lo disse a Cossiga l’ammiraglio Martini, allora capo dei servizi segreti. Martini era una persona seria e considerata molto attendibile».
Formica una volta ha fatto notare che la Francia non l’ha mai smentita.
«Formica, una delle persone più lucide tra quelle da me incontrate, fa bene a sottolinearlo perché è un particolare importante».
E lei che significato vi attribuisce?
«Nel linguaggio diplomatico tra gli Stati non smentire un’affermazione grave è cosa molto vicina ad un’ammissione».
Non avevate quindi informazioni riservate?
«Non sono mai stato al corrente di segreti di Stato o di informazioni riservate su Ustica».
Esistono carte da desecretare?
«Questo non lo so, anche se mi hanno colpito gli appelli giunti da più parti a renderle pubbliche».
Giorgia Meloni lo ha escluso.
«Ne prendo atto, a meno che non esistano nei doppi fondi degli archivi».
Che anno è stato il 1980?
«Molto difficile. Cossiga presiedette due governi tra il 1979 e il 1980, il primo senza i socialisti. Si rivelarono governi politicamente deboli. L’economia non andava bene. Poi arrivò la decisione degli Usa e della Nato di impiantare gli euromissili in Europa, e venne meno anche la residua possibilità di un colloquio costruttivo col Pci».
Cosa dice del nostro Paese la tragedia di Ustica?
«Se è vero che nei cieli italiani si è combattuta una guerra senza che nessuno degli alleati avesse informato il nostro governo vorrebbe dire che non godevamo di una grande considerazione».
Al punto da violare la nostra sovranità nazionale?
«Sono fatti gravissimi. Vanno provati».
Come valuta l’intervista di Giuliano Amato?
«Nel merito riprende la deposizione alla magistratura di Cossiga del 2008, peraltro molto nota. Sul piano politico chiede a Macron di accertare se c’è stata una responsabilità della Francia, mi sembra un passo avanti».
Macron lo farà?
«Do per certo che la Francia di Macron collaborerà lealmente con l’Italia e risponderà in modo esauriente alle nostre richieste, se ci saranno da parte del governo».
Secondo Amato fu Craxi ad avvertire Gheddafi che i francesi volevano ucciderlo.
«Cossiga disse ai magistrati d’aver saputo che per ben due volte i servizi segreti avvisarono Gheddafi. Penso che queste sono azioni tipiche da intelligence».
Il figlio di Craxi, Bobo, sostiene che il padre salvò Gheddafi ma nel 1986.
«Né Cossiga né Amato sono persone che mentono. Uno dei due ricorda male».
L’uscita di Amato è tardiva?
«Quando Cossiga fece quella deposizione nel 2008 pensai che in lui fosse prevalsa un’ansia liberatoria. Doveva dire quel che pensava. Immagino sia stato l’intendimento di Amato: restituire valore alla memoria, in un Paese che ne ha pochissima».
Cosa l’ha colpita di più?
«Il fatto che il recupero dell’aereo venne affidato ad una ditta legata ai servizi segreti francesi. C’era un gigantesco conflitto d’interessi eppure il magistrato procedette lo stesso con l’incarico. Possibile che nessuno lo avesse avvertito? L’ammiraglio Martini lo fece con Amato. La trovo una cosa enorme».
Chi era veramente Cossiga?
«Negli anni in cui ho lavorato con lui, e anche dopo, non l’ho mai sentito mentire».
Era attendibile?
«Era bipolare, ma a dispetto del disturbo non ha mai perso lucidità. Poteva tacere, ma non mentire».
Su Ustica ha detto la verità?
«Negli ultimi anni il pensiero gli tornava continuamente a Moro, e alla sua responsabilità per non essere stato capace da ministro dell’Interno di proteggerlo. Anche per Ustica sentiva che era venuto il momento di liberarsi dei suoi pensieri».