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Renzi si candida alle Europee con il brand ‘Il Centro’. Calenda: "Buona strada, qualunque cosa sia"

L’annuncio a sorpresa del leader di Iv fa scendere il sipario definitivo sul patto con Azione. Caccia ai voti di FI, col sogno di una sponda con Macron
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Roma – La decisione è maturata dopo un giro di colloqui e di incontri internazionali. Si sussurra che determinante sia stato quello con Emmanuel Macron. Sarebbe stato il presidente della Repubblica francese a incoraggiare Matteo Renzi a fare il grande passo: candidarsi alle Europee per provare a sabotare, insieme al partito gemello d’Oltralpe, il patto vagheggiato dall’ala destra del Ppe per affondare l’alleanza Ursula e dar vita a una coalizione con i conservatori di Giorgia Meloni al posto dei socialisti.

Una manovra pensata per spostare il governo Ue sull’asse di Visegrad, che il leader di Italia Viva s’è messo in testa di sventare. Convinto che se il Centro — questo il nome della sua nuova creatura — supererà il quorum per entrare nel Parlamento di Strasburgo, lui da ex presidente del Consiglio italiano potrà giocare un ruolo di primo piano nelle istituzioni comunitarie. «Si vota con le preferenze, io ci metto il cuore e la faccia, correrò capolista nella circoscrizione Nord-Ovest…

Roma – La decisione è maturata dopo un giro di colloqui e di incontri internazionali. Si sussurra che determinante sia stato quello con Emmanuel Macron. Sarebbe stato il presidente della Repubblica francese a incoraggiare Matteo Renzi a fare il grande passo: candidarsi alle Europee per provare a sabotare, insieme al partito gemello d’Oltralpe, il patto vagheggiato dall’ala destra del Ppe per affondare l’alleanza Ursula e dar vita a una coalizione con i conservatori di Giorgia Meloni al posto dei socialisti.

Una manovra pensata per spostare il governo Ue sull’asse di Visegrad, che il leader di Italia Viva s’è messo in testa di sventare. Convinto che se il Centro — questo il nome della sua nuova creatura — supererà il quorum per entrare nel Parlamento di Strasburgo, lui da ex presidente del Consiglio italiano potrà giocare un ruolo di primo piano nelle istituzioni comunitarie. «Si vota con le preferenze, io ci metto il cuore e la faccia, correrò capolista nella circoscrizione Nord-Ovest», è l’ultima sfida lanciata dal senatore di Firenze. Obiettivo: «Rubare voti a Forza Italia e al Pd per fermare i sovranisti, ché se dovessero vincere loro l’Ue rischia di saltare».

Un azzardo, considerando i sondaggi che danno Iv sotto il 3 per cento — «Ma attenzione: la Ghisleri ci ha appena accreditati al 3,8» — e gli strascichi del divorzio da Calenda, con cui nessuna riappacificazione sembra possibile: «Mi pare che sia stato Carlo a escluderla e d’altronde l’alternativa sarebbe una telenovela inspiegabile», conferma Renzi. Pronto ora a una nuova avventura in solitaria. Lui ci crede, sebbene non siano in pochi a prevedere un nuovo flop. «In bocca al lupo per la candidatura e buona strada al Centro, qualunque cosa sia», augura con una punta d’ironia il leader di Azione. Frammenti di un discorso amoroso ormai infranto.

L’ex premier però non se ne cura. «Se la nostra lista fa il risultato che io penso, sarà decisiva per dare le carte», insiste Renzi. «C’è uno spazio politico affascinante, un pertugio nel quale infilarsi per dare rappresentanza a un popolo che altrimenti rischia di veder svanire il sogno europeo. Siamo nel mezzo di una crisi drammatica, ma in geopolitica se non sei al tavolo, sei nel menù. Tra dieci anni l’Europa rischia di essere il passato. O ci si muove o è finita», incalza. Convinto di poter lucrare sulle défaillance degli avversari: «Il mio giudizio personale è che il governo stia fallendo, è in retromarcia visibile, mentre l’opposizione è in folle. Vi sembra normale che il vicepremier con delega ai trasporti nei giorni dell’incidente ferroviario a Brandizzo sia al festival del cinema di Venezia e a Monza e non in Piemonte? Vi sembra normale che l’altro vicepresidente del consiglio affermi di essere in disaccordo con una norma che ha votato in Cdm? Ormai vale tutto».

E nel mirino c’è pure il suo ex partito: «Invece di incalzarli sui contenuti, abbiamo una opposizione che pensa al referendum sul Jobs Act. Ho sfidato Elly Schlein a un dibattito, non ho ricevuto risposta». Senza risparmiare fendenti a Giuseppe Conte che «rivendica con orgoglio il Reddito e il superbonus che hanno prodotto un incredibile sperpero di denari pubblici. Era dalla malagestione del terremoto dell’Irpinia che non c’era un danno del genere. In questo scenario trovo che ci sia bisogno di una nuova proposta politica».

La sua, ovviamente. Ennesimo tentativo di sfondamento al centro. Già fallito, in passato, ma adesso chissà. Urge «dare una sveglia all’Europa», rincara l’ex primo ministro. Battersi per garantire «la stessa maggioranza che ha governato fino adesso». Persuaso che anche la prossima «sarà formata da Ppe e socialisti senza Alternative für Deutschland, Vox o gli estremisti di sinistra». È la sua scommessa. Per alcuni l’ultimo atto di una parabola discendente: «Non raggiungerà il quorum», vaticina l’azzurro Maurizio Gasparri, «e arriverà al capolinea».

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