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Strage di Ustica, l’ex ambasciatore Vento: “Furono i nostri 007 ad avvisare Gheddafi. Lo rivelarono i libici”

Sergio Vento, ex consigliere diplomatico di Giuliano Amato a Chigi

 
L’ex consigliere diplomatico di Amato a Palazzo Chigi: “Un collega di rilievo mi disse che la visita ufficiale di Gheddafi a Varsavia fu annullata. Il motivo? Sarebbe stato pericoloso sorvolare il mare quella notte”
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Sergio Vento, ambasciatore di gran carriera, di Giuliano Amato è stato consigliere diplomatico quando era a Palazzo Chigi. «E dopo di lui di altri tre presidenti del Consiglio: Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi e Lamberto Dini». Quando su Repubblica ha letto le dichiarazioni sulla strage di Ustica dell’ex premier, gli è tornata in mente una giornata del 2001, quando dopo una lunga esperienza da ambasciatore a Parigi, era a New York, come delegato italiano alle Nazioni Unite.

«Mi trovavo a una colazione con il collega libico: si chiamava Dorda, e come sempre sono i rappresentanti all’Onu, era un diplomatico di una certa esperienza”.

Perché quell’incontro?

«Si parlava di tante cose: dell’attualità, delle riforme del consiglio di sicurezza. E chiaramente dei rapporti tra i nostri due paesi, la Libia e l’Italia. Bene, ricordo che nel mezzo di quella colazione, di sua spontanea volontà, e con mia grande sorpresa, Dorda tenne a ricordarmi un fatto di cui era stato testimone diretto e …

Sergio Vento, ambasciatore di gran carriera, di Giuliano Amato è stato consigliere diplomatico quando era a Palazzo Chigi. «E dopo di lui di altri tre presidenti del Consiglio: Carlo Azeglio Ciampi, Silvio Berlusconi e Lamberto Dini». Quando su Repubblica ha letto le dichiarazioni sulla strage di Ustica dell’ex premier, gli è tornata in mente una giornata del 2001, quando dopo una lunga esperienza da ambasciatore a Parigi, era a New York, come delegato italiano alle Nazioni Unite.

«Mi trovavo a una colazione con il collega libico: si chiamava Dorda, e come sempre sono i rappresentanti all’Onu, era un diplomatico di una certa esperienza”.

Perché quell’incontro?

«Si parlava di tante cose: dell’attualità, delle riforme del consiglio di sicurezza. E chiaramente dei rapporti tra i nostri due paesi, la Libia e l’Italia. Bene, ricordo che nel mezzo di quella colazione, di sua spontanea volontà, e con mia grande sorpresa, Dorda tenne a ricordarmi un fatto di cui era stato testimone diretto e che si riferiva al giugno di 21 anni prima».

27 giugno 1980. Strage di Ustica.

«Nel quadro dei rapporti tra Italia e Libia, di cui stavano discutendo, mi disse che quella mattina di giugno si trovava in un club che abitualmente riuniva, e ospitava, le personalità libiche, una sorta di circolo ufficiali, a Tripoli. Incontrò per caso un suo collega di una certa caratura, il capo del cerimoniale di Gheddafi, e Dorda fu sorpreso di vederlo lì».

Perché?

«Sapeva che quel giorno sarebbe dovuto partire proprio con Gheddafi per una visita ufficiale in Polonia, a Varsavia. “Come mai sei qui?” gli chiese allora. “Abbiamo annullato la visita perché siamo stati informati che potrebbe essere pericoloso sorvolare il Mediterraneo in queste ore”, gli rispose quello, ammiccando evidentemente a possibili attentati. “E da chi siete stati informati?” gli chiese allora Dorda. “Dall’intelligence italiana” gli rispose. Quella mattina a New York il mio collega non mi fece il nome di chi avesse fatto questa soffiata, né a chi. Ma da quello che mi lasciò intendere, nemmeno lui lo sapeva. Mi sembrò, però, che la sua intenzione fosse quella di ricordarmi il grado di amicizia che ci fosse tra i nostri Paesi».

Rimase sorpreso?

«Molto. Perché, è vero, il presidente Cossiga aveva già parlato espressamente di un quadro simile, come poi ha ricordato anche il presidente Amato. Ma Dorda inserì l’elemento di un coinvolgimento attivo del nostro Paese che mi sorprese, più che altro per la naturalezza con lo quale lo disse. Ma non mi sconvolse».

Perché?

«Conoscevo il quadro dei rapporti tra i due Paesi, e soprattutto di particolari organismi dei Paesi».

Fa riferimento ai Servizi?

«In quel periodo, siamo nel 1980, esistevano dei rapporti riservati di natura bilaterali, con implicazioni commerciali ed energetiche importanti. Il primo ministro di Gheddafi era un frequente visitatore di Roma dove veniva a chiudere contratti».

Amato però ha parlato di una possibile “soffiata” arrivata dalla politica, e da Bettino Craxi in particolare.

«Questo non mi torna. Credo che un qualche avvertimento da parte politica sia arrivato dopo, nel 1986, ai tempi delle incursioni americane su Tripoli, con i bombardamenti. Di quello si discusse tanto almeno un paio di settimane prima, in sede Nato. Tanto è vero che tre paesi – Italia, Francia e Spagna – negarono il sorvolo agli americani. In quell’occasione, è possibile che la politica abbia informato Gheddafi. Dell’intervista del presidente Amato vorrei però sottolineare un’altra importante intuizione».

Prego.

«L’appello alla Francia e a Macron è intelligente. Il posizionamento del presidente francese sulla storia di quel tempo del suo Paese, quando ha parlato di “crimini umanitari sull’Algeria”, permetterebbe una disclosure importante su Ustica. La Francia di allora era un altro mondo. Amato offre un assist importante a Macron: oggi Parigi ha davanti tutte le condizioni per fare emergere la verità. Basta volerlo». 

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