Riparte la giustizia. Nordio frena sulla separazione delle carriere, ma la maggioranza accelera e conta su Azione e Iv
di Liana MilellaIl ministro della Giustizia, Carlo Nordio
(ansa)Agosto è alle spalle, e la giustizia è sempre lì dove l’abbiamo lasciata. Anche se l’estate è stata segnata dai cinque morti di Brandizzo, dalla violenza contro le donne e da quella contro animali indifesi (vedi capretta di Fiuggi) o dal grilletto facile di chi ha ucciso l’orsa Amarena. Con un drammatico utilizzo dei social per diffondere immagini truci. Ma tant’è. Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera e del Senato riaprono invece i dossier su separazione delle carriere, abuso d’ufficio, intercettazioni. Il Guardasigilli Carlo Nordio, come ha detto domenica a Cernobbio, frena sulle carriere, considera quel ddl costituzionale un punto di arrivo e non di partenza per riformare la giustizia. Ma in Parlamento, proprio com’è avvenuto per l’abuso d’ufficio e le intercettazioni, invece c’è voglia di correre proprio su questo. Intestandosi la priorità dell’iniziativa. A spingere sul pedale dell’acceleratore è soprattutto Azione, con Enrico Costa, da sempre convint…
Agosto è alle spalle, e la giustizia è sempre lì dove l’abbiamo lasciata. Anche se l’estate è stata segnata dai cinque morti di Brandizzo, dalla violenza contro le donne e da quella contro animali indifesi (vedi capretta di Fiuggi) o dal grilletto facile di chi ha ucciso l’orsa Amarena. Con un drammatico utilizzo dei social per diffondere immagini truci. Ma tant’è. Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera e del Senato riaprono invece i dossier su separazione delle carriere, abuso d’ufficio, intercettazioni. Il Guardasigilli Carlo Nordio, come ha detto domenica a Cernobbio, frena sulle carriere, considera quel ddl costituzionale un punto di arrivo e non di partenza per riformare la giustizia. Ma in Parlamento, proprio com’è avvenuto per l’abuso d’ufficio e le intercettazioni, invece c’è voglia di correre proprio su questo. Intestandosi la priorità dell’iniziativa. A spingere sul pedale dell’acceleratore è soprattutto Azione, con Enrico Costa, da sempre convinto che la riforma “madre” per cambiare la giustizia in Italia sia dividere i giudici dai pm, i primi succubi dei secondi, come diceva Berlusconi.
Ma non solo. Azione vuole diventare protagonista anche della battaglia sulle intercettazioni. Sfruttando subito, in un decreto a più voci, gestito dalle commissione sia Affari costituzionali che Giustizia di Montecitorio, la norma chiesta dai magistrati antimafia, annunciata già a metà luglio dal sottosegretario alla presidenza Alfredo Mantovano, e poi firmata da Nordio, che mette in sicurezza tutti gli ascolti, anche quelli già fatti, da una sentenza della Cassazione del settembre 2022 che dava un’interpretazione restrittiva rispetto al concetto di criminalità organizzata. Il decreto ristabilisce invece, come del resto stabiliva già la sentenza Scurato delle Sezioni unite di piazza Cavour del 2016, che conta il “metodo mafioso” e non l’associazione mafiosa per utilizzare il metro più ampio delle intercettazioni già previsto dal codice. Il tutto non solo per il futuro ma anche per il passato. Ed è qui che protesta Costa, ma anche Forza Italia è critica. Costa vuole anche “approfittare” del decreto per presentare altri emendamenti stringenti rispetto all’uso degli ascolti. Sicuramente, tra questi, ci sarà quello per respingere la sola possibilità che un decreto approvato oggi possa avere un’applicazione pure per il passato.
La solita querelle sulle intercettazioni riparte da qui, con il giallo di un presunto documento attribuito a Forza Italia - ma non ne sono a conoscenza né il presidente della prima commissione Nazario Pagano, né il vice presidente della Giustizia Pietro Pittalis, entrambi di Forza Italia, né tantomeno Pierantonio Zanettin, capogruppo per Fi nella commissione Giustizia del Senato - che boccerebbe già come incostituzionale la possibilità di applicare alle intercettazioni del passato una norma approvata oggi, anche se ha il sapore di un’interpretazione autentica.
Ma alla Camera, da domani, l’argomento top sarà la separazione delle carriere, con le prime audizioni, sui quattro disegni di legge (Forza Italia, Lega, Azione, Iv), del presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia e quello del Consiglio nazionale forense Francesco Greco, con l’esclusione a sorpresa di Giandomenico Caiazza, tuttora leader delle Camere penali, anche se in scadenza, ma patron della battaglia già nella scorsa legislatura con il ddl di iniziativa popolare portato in Parlamento che però non riuscì neppure a giungere in aula.
Nordio invece sta a guardare, forse consapevole che la separazione delle carriere, come dicono i magistrati, non fa guadagnare alla giustizia un solo giorno, e soprattutto rischia, con il referendum, di essere bocciata ancora una volta. Nordio invece insiste su abuso d’ufficio e intercettazioni. È l’altro dossier sul tavolo della presidente della commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno che già oggi pomeriggio ha convocato al piano ammezzato del Senato il presidente dell’Anac Giuseppe Busia e quello dell’Anm Santalucia. Su abuso d’ufficio e intercettazioni ripeteranno quanto hanno già detto alla Camera, soprattutto sul reato che i sindaci vogliono abolire. E sarà proprio il sindaco di Bari Antonio Decaro, nonché presidente dell’Anci, a spiegare la teoria della “paura della firma”. Mentre a Caiazza toccherà la difficile partita delle intercettazioni (bloccata la pubblicazione sui media se non sono contenute negli atti dei giudici), del gip sostituito da tre giudici, della stretta sulla carcerazione preventiva, possibile solo dopo un interrogatorio di garanzia.