Ustica, Pellegrino: “La bomba sul Dc-9 tesi utile a difendere i fascisti di Bologna"
di Fabio TonacciGiovanni Pellegrino, ex presidente della Commissione stragi
A dispetto dei suoi 84 anni, ricorda a memoria un lungo stralcio della prefazione del libro Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann. «Profondo è il pozzo del passato. O non dovremmo dirlo imperscrutabile? Imperscrutabile anche, e forse allora più che mai, quando si discute e ci si interroga sul passato dell’uomo, e di lui solo...», recita Giovanni Pellegrino, giurista, ex senatore del Pci-Pds che ha ricoperto la carica di presidente della Commissione parlamantare d’inchiesta sulle stragi (1988-2001). «Citazione calzante, no? Ustica è il mistero dei misteri. Se riusciremo ad arrivare alla verità non lo so, ma non dispero. L’intervista di Giuliano Amato a Repubblica mi ha convinto che l’ipotesi più verosimile per l’incidente al Dc-9 sia la battaglia nei cieli».
In molti nel centro-destra, soprattutto destra, e tutti i vertici dell’Aeronautica, sostengono però che una verità giudiziaria su Ustica ci sia già e sia quella della bomba, piazzata da un gruppo terroristico palestinese. È cos…
A dispetto dei suoi 84 anni, ricorda a memoria un lungo stralcio della prefazione del libro Giuseppe e i suoi fratelli di Thomas Mann. «Profondo è il pozzo del passato. O non dovremmo dirlo imperscrutabile? Imperscrutabile anche, e forse allora più che mai, quando si discute e ci si interroga sul passato dell’uomo, e di lui solo...», recita Giovanni Pellegrino, giurista, ex senatore del Pci-Pds che ha ricoperto la carica di presidente della Commissione parlamantare d’inchiesta sulle stragi (1988-2001). «Citazione calzante, no? Ustica è il mistero dei misteri. Se riusciremo ad arrivare alla verità non lo so, ma non dispero. L’intervista di Giuliano Amato a Repubblica mi ha convinto che l’ipotesi più verosimile per l’incidente al Dc-9 sia la battaglia nei cieli».
In molti nel centro-destra, soprattutto destra, e tutti i vertici dell’Aeronautica, sostengono però che una verità giudiziaria su Ustica ci sia già e sia quella della bomba, piazzata da un gruppo terroristico palestinese. È così?
«No. La sentenza finale scaturita dal lavoro del giudice istruttore Priore e dei pm ha assolto i quattro generali dell’Aeronautica dall’accusa di alto tradimento, assoluzione piena “perché il fatto non sussiste”. Ma la sentenza non arriva a una conclusione definita sulle cause dell’incidente, rimane sugli indizi. Sono leggermente più numerosi quelli per la bomba a bordo rispetto a quelli che portano al missile francese o al passaggio di un caccia che potrebbe aver provocato il distacco della semiala del Dc-9. Ma il discorso è ancora aperto, come dice Amato».
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Durante i lavori della Commissione stragi, ci fu una spaccatura politica sulle due ipotesi prevalenti?
«Sì, a destra, chi più chi meno, spingevano perché accreditassimo la versione della bomba dei palestinesi. C’era l’onorevole Enzo Fragalà (ex Msi, allora in An, deceduto nel 2010, ndr) che era convintissimo, non voleva sentire ragioni».
Era un modo per arrivare a sostenere la pista dell’attentato palestinese anche per la stazione di Bologna?
«Non c’è dubbio. A destra tendevano a collegare l’ipotesi bomba sul Dc-9 e i fatti di Bologna allo scopo di escludere le responsabilità dei neofascisti per la strage alla stazione. Ma, su quest’ultima, credo che la verità giudiziaria sia stata sufficientemente accertata».
Il fastidio nei confronti delle dichiarazioni di Amato che si percepisce ora a destra, anche tra elementi del governo, dipende dallo stesso motivo?
«Credo di sì, perché la versione per cui propende l’ex premier non genera dubbi sulle condanne per Bologna. Questo è il limite del nostro Paese, non riusciamo a prescindere dal cercare utilità politica nell’accertamento delle verità, e voglio aggiungere una cosa».
Aggiunga.
«Non ha senso chiedere ad Amato di fornire le prove di quel che afferma. Lui in realtà ha voluto lanciare un messaggio al presidente Macron perché tolga il segreto militare. In Francia i documenti che riguardano Ustica sono tuttora classificati».
In Italia non siamo messi meglio: si scopre che quelli dei servizi segreti su Ustica desecretati e mostrati ai pm di Roma sono appena 132 pagine.
«Assai bizzarro, direi. Il problema è capire che cosa c’è rimasto negli archivi. Perché se le carte sono state fatte sparire, non è possibile desecretarle...».
Arrivaste a una conclusione all’interno della Commissione stragi?
«Su Ustica no. Avevamo sentito i pubblici ministeri di allora, che però erano rimasti equidistanti tra le due ipotesi, la bomba e la battaglia dei cieli. Quando poi Priore formulò l’imputazione per i quattro generali chiudemmo i lavori della Commissione».