Amato: “Su Ustica confermo tutto. Macron parli della base in Corsica”
di Concetto VecchioROMA – «Cosa direi a Macron? Gli chiederei di Solenzara. Ci liberi dai dubbi. Aggiungerei: “Abbiamo la fortuna di avere te come presidente della Francia, che sei un francese più libero tra i tanti che se ne possono occupare, per pacificare il mondo in cui viviamo e dire ai giovani: i misteri sono finiti, le verità si cercano, non si lasciano sotto il tappeto”». Ore 18,15. Sede della Stampa estera, via dell’Umiltà. I flash dei fotografi accolgono Giuliano Amato, 85 anni, come quando era premier. «Io non ho ritrattato niente!» esordisce. È l’uomo del momento, dopo la sua intervista a Repubblica di sabato scorso con la quale ha chiesto alla Francia di aprire i cassetti su Ustica, verificando «l’ipotesi più credibile fra tutte»: il missile francese che il 27 giugno 1980 avrebbe colpito il Dc 9 dell’Itavia Bologna-Palermo con 81 persone a bordo. Una delle piste è che l’aereo sia decollato dalla base militare di Solenzara, in Corsica. «Ma non ho detto a Macron di chiedere scusa. M…
ROMA – «Cosa direi a Macron? Gli chiederei di Solenzara. Ci liberi dai dubbi. Aggiungerei: “Abbiamo la fortuna di avere te come presidente della Francia, che sei un francese più libero tra i tanti che se ne possono occupare, per pacificare il mondo in cui viviamo e dire ai giovani: i misteri sono finiti, le verità si cercano, non si lasciano sotto il tappeto”». Ore 18,15. Sede della Stampa estera, via dell’Umiltà. I flash dei fotografi accolgono Giuliano Amato, 85 anni, come quando era premier. «Io non ho ritrattato niente!» esordisce. È l’uomo del momento, dopo la sua intervista a Repubblica di sabato scorso con la quale ha chiesto alla Francia di aprire i cassetti su Ustica, verificando «l’ipotesi più credibile fra tutte»: il missile francese che il 27 giugno 1980 avrebbe colpito il Dc 9 dell’Itavia Bologna-Palermo con 81 persone a bordo. Una delle piste è che l’aereo sia decollato dalla base militare di Solenzara, in Corsica. «Ma non ho detto a Macron di chiedere scusa. Mica sono scemo! L’ho invitato ad occuparsi della cosa, e di chiedere scusa nel caso risultasse fondata l’ipotesi».
Molto si è almanaccato sulle ragioni che avrebbero spinto Amato a parlare soltanto adesso. «Una sagra dei secondi fini», la definisce con puntuta ironia. Dice che è stato mosso da un’unica urgenza: quella di tentare di scandagliare le possibilità che ancora restano alla politica per cercare la verità. Un invito fatto da «una persona che comincia a pensare di avere davanti a sé ancora poco tempo». E l’ha chiesto, non a caso, a un leader giovane, come Macron, che «nell’80 aveva due anni e mezzo». Incalzato inizialmente dalle domande della presidente della Stampa estera, Esma Cackir, ha spiegato così l’urgenza: «Mi stava dentro, Ustica».
Non è tardi? «Molti non ci sono più, come Purgatori, altri che hanno vissuto la vicenda se ne possono andare, ma chi ha guidato un aereo quella notte potrebbe dire “ero io alla cloche a ronzare attorno al DC9”. È già capitato altre volte». In sala ci sono una trentina di giornalisti e due ex sindaci: Franco Carraro e Gianni Alemanno.
I corrispondenti chiedono ad Amato: «Perché si è appellato a Macron e non ai generali italiani?». Solo Macron può chiarire su Solenzara, (era chiusa, secondo la versione ufficiale; ferveva di attività, hanno sostenuto invece dei testimoni), e invece dai militari, già processati, è difficile aspettarsi ammissioni o rivelazioni. Amato ricorda che negli anni Novanta, durante Telefono Giallo, la trasmissione Rai condotta da Corrado Augias, telefonò un addetto alla stazione radar di Marsala, e cominciò a raccontare delle pressioni che aveva subito. «Ma quando Augias gli fece la prima domanda riattaccò». Non c’è da sorprendersi che i politici ne sapessero meno dei militari. «Se io voglio mantenere un segreto non lo dico a un politico. Però oggi la politica può fare ancora molto», ed è una stoccata a chi nel governo Meloni pensa il contrario. Ribadisce pubblicamente che probabilmente si è confuso - o è stato fatto confondere - sull’avvertimento di Craxi a Gheddafi nell’80.
Amato ha attirato su di sé critiche risentite. L’ex compagno di partito Rino Formica ha detto al Domani che ambisce a fare come Enrico De Nicola, «un presidente della Repubblica di transizione». Risponde con eleganza: «Lo considero un fratello maggiore o uno zio, ha una testa formidabile, è stato il primo a capire che era stato un missile». Fioccano domande per quasi un’ora. Sul caso Orlandi e su Bologna ci sono verità incomplete. «Mia moglie mi ha detto che alla mia età dovevo evitare di essere così esposto mediaticamente. Ma su Ustica la mia vita è incompiuta. E solo la Francia può dirci la verità su un atto di guerra. Però nessuna tensione. Sono molto amico della Francia, anche se non ho mai condiviso la testata di Zidane a Materazzi: quella resta l’unica questione aperta».