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Anm e Anac bocciano Nordio sull’abuso d’ufficio: “I sindaci rischiano solo reati più gravi”. Pd e M5S: “Assurdo cancellarlo”

Il Guardasigilli Carlo Nordio

 
Risolto il giallo del documento di Forza Italia sulle intercettazioni antimafia. Una analisi interna dei tecnici elenca una serie di “criticità” che arrivano fino all’incostituzionalità perché non si può applicare un decreto a vecchie intercettazioni
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Bocciato Nordio, per l’ennesima volta, sulla proposta di cancellare il reato di abuso di ufficio, contenuta nel disegno di legge di metà giugno che solo ora ha preso l’avvio al Senato. La presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno convoca il capo dell’Anac Giuseppe Busia, della Anm Giuseppe Santalucia, e il sindaco di Bari e presidente dei comuni italiani Antonio Decaro. Ma va in scena un film già visto. Sia Busia che Santalucia bocciano la richiesta di cancellare l’articolo 323 del codice penale, con lo stesso giudizio, perché non solo si tratta di una decisione che va contro l’Europa e la convenzione di Merida sulla corruzione sottoscritta dall’Italia, ma soprattutto fa rischiare i futuri indagati di vedersi contestare un reato ancora più grave. Lo dicono, negli stessi termini, sia Busia che Santalucia, mentre Decaro insiste sulla “paura della firma” dei sindaci italiani i quali si aspettano che venga anche cambiata la norma della legge Severino, per cui se sono condann…

Bocciato Nordio, per l’ennesima volta, sulla proposta di cancellare il reato di abuso di ufficio, contenuta nel disegno di legge di metà giugno che solo ora ha preso l’avvio al Senato. La presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno convoca il capo dell’Anac Giuseppe Busia, della Anm Giuseppe Santalucia, e il sindaco di Bari e presidente dei comuni italiani Antonio Decaro. Ma va in scena un film già visto. Sia Busia che Santalucia bocciano la richiesta di cancellare l’articolo 323 del codice penale, con lo stesso giudizio, perché non solo si tratta di una decisione che va contro l’Europa e la convenzione di Merida sulla corruzione sottoscritta dall’Italia, ma soprattutto fa rischiare i futuri indagati di vedersi contestare un reato ancora più grave. Lo dicono, negli stessi termini, sia Busia che Santalucia, mentre Decaro insiste sulla “paura della firma” dei sindaci italiani i quali si aspettano che venga anche cambiata la norma della legge Severino, per cui se sono condannati in primo grado devono lasciare l’incarico, a differenza dei parlamentari italiani ed europei che invece subiscono lo stesso trattamento ma solo dopo una sentenza definitiva.

Insomma, è un film già visto. Le critiche di Santalucia riguardano anche il resto del pacchetto di Carlo Nordio, sia il passaggio da un solo gip a tre giudici, perché gli organici non bastano, e non basteranno nemmeno tra due anni, sia la riduzione della possibilità di fare Appello per il pm, sia infine la stretta sulla pubblicazione delle intercettazioni, perché, dice il presidente delle toghe italiane, se già oggi l’ordinanza di custodia cautelare si può pubblicare va da sé che anche le intercettazioni in esse contenute sono pubblicabili.

Da Pd e M5S inevitabile il “l’avevamo detto”. Nessuno sconto a Nordio. Ecco i Dem Alfredo Bazoli, Franco Mirabelli, Anna Rossomando e Walter Verini: “Sono mesi che lanciamo allarmi, quindi nessuna sorpresa che siano emerse molte preoccupazioni rispetto a quel provvedimento del governo, oltre a vuoti normativi ci sono note difformità rispetto ai vincoli internazionali“. Gli M5S Anna Bilotti, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato: “Cancellare questo reato è assurdo, un grave danno per l’Italia e per il rispetto della legalità. Mentre in Europa e in altre democrazie del mondo si tende a introdurre o rafforzare questo reato, il governo Meloni lo vuole cancellare”.

Busia: “Norma contro l’Europa”

L’analisi di Busia non lascia dubbi sull’errore di cancellare del tutto l’abuso d’ufficio quando dice: “Se lo abrogassimo tout court avremmo un vuoto normativo e una inadempienza rispetto a vincoli internazionali“. Il presidente dell’Anac fa degli esempi: “In casi di violazione di legge, favoritismi in cui non vi è scambio di denaro, si creerebbero dei vuoti“. Busia citai casi concreti, un lucroso contratto a un amico andando oltre le soglie del codice, favoritismi nei concorsi pubblici quando un commissario di gara fa vincere il concorso alla sua amante, condotte prevaricatrici nella pubblica amministrazione come il dimensionamento di dipendenti o il mancato rinnovo di incarichi per fini ritorsivi, e ancora abusi nella sanità di operatori che dirottano pazienti verso cliniche private, oppure il medico che non rispetta le norme relative all’intramoenia e favorisce la sanità privata, o ancora l’obbligo di astensione in caso di conflitto di interessi. Conclude Busia: “In molti di questi casi si creerebbero ambiguità con il rischio di ulteriore confusione“.

Santalucia: “Sarà contestato un reato più grave”

Ed è la stessa tesi di Santalucia, che parte da un dato di fatto, laddove l’abuso d’ufficio recita “salvo che il fatto non costituisca più grave reato“. L’articolo 323 del codice penale è un reato che “riguarda tutti quei casi in cui non c’è stata una corruzione, ma un comportamento scorretto e lesivo da parte di un pubblico funzionario. Se si elimina il reato già riformato nel 2020 si espandono fattispecie più gravi“. E ancora: “Se cancello l’articolo 323 del codice penale non vuol dire che metto nel cestino una denuncia per vantaggio illecito, perché il pm dovrà verificare se la condotta di sfruttare il proprio ufficio per scopi illeciti configura un reato diverso, dovrà capire che cosa è successo, fino alla corruzione. Eliminare il 323 non riduce le indagini, ma comporta la messa in campo di una norma più grave. Di fronte a notizie di reato, il pm ha l’obbligo di approfondire e dovrà utilizzare appunto una norma più grave. E sarà la corruzione”.

A questo Santalucia aggiunge una critica molto severa a quanto Nordio ha già scritto sulle intercettazioni vietando alla stampa di pubblicarle se non sono contenute nei documenti dei giudici: “È una norma mal scritta“. Santalucia si pone una domanda: “Perché un’intercettazione trascritta nella forma della perizia non dovrebbe essere pubblicabile? Se il provvedimento è pubblicabile anche le intercettazioni lo sono, oppure la legge sta dicendo che se è citata solo una parte dell’intercettazione non si può pubblicare il resto?“. Il presidente del sindacato dei giudici solleva dubbi sul passaggio da un solo gip a tre e si chiede, una volta emessa la richiesta di arresto da parte del pm chi la dovrà gestire. E batte soprattutto sul tasto degli organici esigui. “Tra due anni non ci saranno i 250 magistrati promessi da Nordio, chi gestirà la riforma?” E chiude con le critiche alla stretta sulla possibilità di fare appello.

A difendere l’intervento sull’abuso d’ufficio resta il sindaco di Bari Antonio Decaro, nonché presidente di tutti i sindaci italiani. “Ci sono tante inchieste che non portano a nulla, anche dopo la riforma del 2020, con grande esposizione mediatica per la nostra categoria, ci sono state 18 condanne rispetto al 1.745 indagati. I sindaci, nell’immaginario collettivo, sono responsabili di tutto quasi ci fosse un ‘reato di ruolo’ con conseguenze penali, civili, erariali, che si chiudono alla fine con un’archiviazione”. Ma a fronte del Guardasigilli che, ancora a Cernobbio, ha parlato di sindaci che si sono rivolti direttamente a lui per cancellare l’abuso d’ufficio, Decaro dice: “I sindaci non cercano l’immunità, se sbagliamo siamo disposti a pagare. Io non ho fatto la proposta per abrogare il reato di abuso di ufficio o per circoscriverlo, ma ci siamo rimessi alla volontà del Parlamento per dire che non può esserci un reato di ruolo solo per chi fa il sindaco, ci andrebbe bene anche solo uno strumento per limitarlo”. E infine da Decaro la richiesta di cambiare la legge Severino, il decreto del dicembre 2012 della ex Guardasigilli Paola Severino, in cui è prevista la sospensione per 18 mesi dopo una condanna di primo grado di un primo cittadino: “C’è bisogno di una modifica per gli amministratori locali”.

Il documento di Forza Italia

Ma alla ripresa si chiarisce anche il giallo di un documento prodotto dai tecnici della Camera di Forza Italia, che riguarda il decreto sulle intercettazioni contro la criminalità. Decreto voluto fortemente dalla premier Meloni, pensato e scritto dal sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano, con l’obiettivo di evitare gli effetti negativi, con insistenza segnalati dalla Procura nazionale antimafia e dagli stessi magistrati antimafia, per cui una sentenza della Cassazione dell’anno scorso impediva di applicare le regole più ampie previste per la mafia anche a un reato commesso con “il metodo mafioso”.

Ebbene il documento dei tecnici del gruppo di Forza Italia della Camera, che quindi non ha una valenza politica ma si limita a segnalare delle criticità, elenca appunto una serie di dubbi di costituzionalità su questo decreto, ma soprattutto il passaggio in cui si consente alle intercettazioni già fatte prima del decreto che sarà approvato tra un mese di essere “sanate“ dal decreto stesso. Recita il documento: “Non può valere come una sanatoria per intercettazioni illegali nel momento in cui sono state disposte“. E ancora: “Se la norma transitoria intende dire questo, è di più che dubbia legittimità costituzionale”. Per la semplice ragione che “la legge deve preesistere rispetto al momento in cui quelle limitazioni sono state disposte“.

La necessità del decreto nasceva da una sentenza della Cassazione dell’anno scorso che cambiava le regole rispetto a una precedente sentenza della Suprema corte, la Scurato del 2016, per cui le regole più blande per le intercettazioni riguardavano reati commessi con il metodo mafioso e non soltanto quelli più strettamente di mafia. Proprio per evitare effetti negativi della sentenza del settembre 2022 il governo ha deciso di correre ai ripari, dopo la richiesta stessa della magistratura.
 

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