Costa-Marattin, gli irriducibili del Terzo polo, lanciano il tour su fisco e giustizia: “Insieme si può”
di Liana MilellaTra Carlo Calenda e Matteo Renzi ormai è storia. Sono sempre più lontani. Litigano a distanza. Il Terzo polo è un fantasma. Anche se tra Camera e Senato i gruppi si mantengono uniti. Ma le divergenze tra i due leader aumentano ogni giorno. L’ultima goccia è stata la nascita renziana del “Centro” in vista delle europee. Mentre il duo Calenda-Renzi diventa una foto sbiadita, ecco una coppia tra Azione e Italia viva che regge e intende “crescere”. È quella tra Enrico Costa e Luigi Marattin. Tutti e due deputati. Uno di Azione, l’altro di Italia viva. Il collante tra loro è l’essere “liberali”. I due si sono battuti per evitare che il Terzo polo fallisse. Con ripetute lettere e appelli. Ma di fronte alle continue scaramucce verbali di Calenda e Renzi hanno dovuto prendere atto e arrendersi. Non hanno rinunciato però a fare “coppia” lo stesso e al tour italiano, che avevano già ideato prima dell’estate, su giustizia e fisco.
Lo hanno lanciato adesso. E già 85 città hanno chiesto ai due di …
Tra Carlo Calenda e Matteo Renzi ormai è storia. Sono sempre più lontani. Litigano a distanza. Il Terzo polo è un fantasma. Anche se tra Camera e Senato i gruppi si mantengono uniti. Ma le divergenze tra i due leader aumentano ogni giorno. L’ultima goccia è stata la nascita renziana del “Centro” in vista delle europee. Mentre il duo Calenda-Renzi diventa una foto sbiadita, ecco una coppia tra Azione e Italia viva che regge e intende “crescere”. È quella tra Enrico Costa e Luigi Marattin. Tutti e due deputati. Uno di Azione, l’altro di Italia viva. Il collante tra loro è l’essere “liberali”. I due si sono battuti per evitare che il Terzo polo fallisse. Con ripetute lettere e appelli. Ma di fronte alle continue scaramucce verbali di Calenda e Renzi hanno dovuto prendere atto e arrendersi. Non hanno rinunciato però a fare “coppia” lo stesso e al tour italiano, che avevano già ideato prima dell’estate, su giustizia e fisco.
Lo hanno lanciato adesso. E già 85 città hanno chiesto ai due di portare da loro il dibattito sui due temi di punta del momento. Partiranno da Padova, l’11 settembre, lanciando lo slogan “Insieme si può”. E parleranno di “fisco e giustizia da liberali”. Poi sarà la volta del Piemonte, la terra di Costa, e dell’Umbria.
La coppia funziona sulle rispettive competenze. Costa, responsabile giustizia di Azione, esperto da sempre della materia. Gestita tutta in chiave super garantista. In continua polemica con le toghe. Marattin, presidente della commissione Finanze della Camera nella scorsa legislatura, punta sulla sua materia, l’economia.
Cosa li unisce? “Ci accomuna il profilo liberale delle nostre battaglie” dice Costa. E Marattin: “Indipendentemente dal brutto spettacolo a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi, tra le comunità politiche che si sono riconosciute negli ultimi anni in Azione e Italia viva ci sono molte affinità”. E dunque, prosegue l’ex Dem, “vogliamo continuare a coltivare queste affinità, perché solo in questo modo possiamo costruire un partito liberal-democratico di cui c’è bisogno”.
L’obiettivo è chiaro. Figlio del leader liberale Raffaele, Enrico Costa persegue ogni giorno l’obiettivo lavorando sulla giustizia e dando filo da torcere al Guardasigilli Carlo Nordio che, secondo lui, sta arretrando proprio rispetto ai suoi progetti “liberali” di partenza. Contestato dalle opposizioni per le sue proposte - dalla separazione delle carriere alla presunzione d’innocenza al taglio delle intercettazioni - Costa adesso porta la battaglia in piazza con Marattin perché, dice, “c’è una grande esigenza di una politica che parli di temi specifici, e dalle tante adesioni alla nostra iniziativa, penso proprio che abbiamo colto nel segno”. Che dietro ci sia la prospettiva di un progetto politico che vada oltre fisco e giustizia è ipotizzabile e si può cogliere nelle parole di Marattin: “Fisco e giustizia sono le fondamenta del contratto sociale e dei diritti di cittadinanza, e dunque non è strano che due liberali vogliano partire da queste per costruire dal basso un “comune sentire” liberal-democratico e riformista”.