La maggioranza elastica di Meloni: con Calenda il patto garantista sulla giustizia, con Renzi per il premierato
di Liana MilellaROMA - In comune hanno una smodata passione per Churchill. Non fanno altro, da liberali, che parlarne tutte le volte che si incontrano. Sfidandosi sulla citazione più “in”. Ed è accaduto lo stesso anche ieri sera, in via Arenula, nella stanza del Guardasigilli Carlo Nordio. Dove il ministro della Giustizia, il più criticato nonostante la sua ampia maggioranza, ha incassato il pieno appoggio di Azione e del suo leader Carlo Calenda non solo al suo primo disegno di legge - tra abuso d’ufficio e intercettazioni con il bavaglio alla stampa - affidato alle mani di Giulia Bongiorno al Senato, ma anche sulla prossima manovra sulla giustizia. Anche se con dei paletti, molto rigidi, fissati da Enrico Costa, il responsabile Giustizia di Azione, da sempre fan anche lui di Nordio, ma pronto a criticare le sue ultime mosse. Proprio come ha fatto anche ieri. Mettendo sul tavolo un dettagliato e nutrito elenco di richieste che – se Nordio non dovesse seguire – potrebbero anche mettere…
ROMA - In comune hanno una smodata passione per Churchill. Non fanno altro, da liberali, che parlarne tutte le volte che si incontrano. Sfidandosi sulla citazione più “in”. Ed è accaduto lo stesso anche ieri sera, in via Arenula, nella stanza del Guardasigilli Carlo Nordio. Dove il ministro della Giustizia, il più criticato nonostante la sua ampia maggioranza, ha incassato il pieno appoggio di Azione e del suo leader Carlo Calenda non solo al suo primo disegno di legge - tra abuso d’ufficio e intercettazioni con il bavaglio alla stampa - affidato alle mani di Giulia Bongiorno al Senato, ma anche sulla prossima manovra sulla giustizia. Anche se con dei paletti, molto rigidi, fissati da Enrico Costa, il responsabile Giustizia di Azione, da sempre fan anche lui di Nordio, ma pronto a criticare le sue ultime mosse. Proprio come ha fatto anche ieri. Mettendo sul tavolo un dettagliato e nutrito elenco di richieste che – se Nordio non dovesse seguire – potrebbero anche mettere in crisi questa liaison.
Innanzitutto un doppio dato politico. L’incontro Nordio-Calenda-Costa avviene giusto quando il divorzio con Italia viva e Renzi è ormai definitivo e irrevocabile. Un’estate di frecciate e battute al veleno tra i due leader hanno aperto una crepa insanabile. A cui si è aggiunta, adesso, la nascita renziana del “Centro”, con l’avvio di un’opa dell’ex segretario dem verso Forza Italia.
Ma sia Renzi che Calenda mantengono un atteggiamento “elastico”, e non certo pregiudizialmente preclusivo, nei confronti delle riforme di Giorgia Meloni. Oltre alla giustizia, l’ormai ex Terzo polo ha votato a favore della delega fiscale, ma soprattutto, da parte renziana, si appresta a sostenere la riforma costituzionale del premierato, su cui sin dall’inizio della sua esperienza a palazzo Chigi, punta la leader di Fratelli d’Italia. Quanto alla giustizia, anche Renzi è in piena sintonia con le proposte della maggioranza, a partire dalla stretta sulle intercettazioni a una visione nettamente anti pubblici ministeri, come dimostra la sua battaglia contro i pm di Firenze che hanno indagato sul caso Open, trovando immediato e pieno riscontro in Nordio che, contro di loro, ha promosso anche un’azione disciplinare. .
Ma ora Calenda gioca tutto per sé. E parte dalla giustizia, e vuole mettere la firma su una battaglia, quella della “morte” del reato di abuso d’ufficio, che da sempre è stato un vessillo sbandierato da Costa. Il primo dato è proprio questo: da Calenda e Costa e da tutta Azione c’è da sempre pieno e totale appoggio a cassare definitivamente il reato più odiato dai sindaci, e dallo stesso Costa, che ha pubblicato anche un dossier con tutti i casi di primi cittadini finiti sotto inchiesta e poi usciti indenni, mentre nel frattempo avevano perso la poltrona.
Nel nome di Churchill
Giusto il giorno dopo le durissime bacchettate dei due Giuseppe – Santalucia al vertice dell’Anm e Busia capo dell’Anac – su questa cancellazione che si risolverà, a loro avviso, in una catastrofe per gli stessi sindaci, i quali si vedranno contestati reati più gravi, perché di fronte a una denuncia o a un esposto, comunque il pm ha l’obbligo di indagare, arriva la mossa politica. Il pieno sostegno di Azione alla cancellazione definitiva dell’abuso d’ufficio.
Ma in cambio che cosa chiede Azione al Guardasigilli? Il pacchetto è bello ampio. Ed è Costa a sciorinarlo sulla scrivania che fu di Togliatti. Nell’ordine, Costa chiede che Nordio intervenga subito sulla prescrizione, appoggiando il suo disegno di legge già depositato alla Camera all’inizio della legislatura, che cancella la Bonafede e torna alla legge dell’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando. La prescrizione corre in primo grado e poi si ferma per 36 mesi tra Appello e Cassazione se l’imputato perde il processo.
Ma non basta. Davanti a Nordio, che ha accanto l’immancabile vice capo di gabinetto ed ex deputata Giusi Bartolozzi, Costa pone altre due condizioni: l’intervento, entro il 4 dicembre, sulla presunzione di innocenza, varando i decreti integrativi, e inserendo un’altra richiesta anti-stampa, il divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare, che oggi sono del tutto libere e disponibili proprio grazie alla legge Orlando.
Niente da fare invece, perché Costa le vuole segrete, come tutta la fase delle indagini preliminari fino al processo. E su questo Nordio sta dalla sua parte. Non finisce qui. Costa rivendica anche una sua proposta che era entrata nella legge Cartabia, ma che i tecnici di via Arenula - a suo dire - avrebbero annacquato. Parliamo del “fascicolo di valutazione del magistrato”. Un’altra delle trovate pestifere di Costa, una sorta di schedatura a vita per la toga, in cui - dice da sempre il deputato di Azione - devono starci anche i processi “falliti”, quelli “sbagliati”, quelli lasciati indietro. Insomma tutti gli errori del pm. Il fascicolo delle performance diventa il “libro nero” della toga. Che segna la sua vita. Come ha ricordato Costa a Nordio “è su questo che l’Anm ha fatto sciopero contro di noi l’anno scorso”.
Ecco qua. L’incontro dura un’ora. Il patto è scritto. Calenda e Costa vogliono un Nordio durissimo contro i magistrati. E garantista – dicono loro – con gli indagati. Un fatto è certo. Da oggi, sulla giustizia, la maggioranza si è allargata ufficialmente. Nel nome di Churchill. E Renzi risponderà con il suo ulteriore e pieno appoggio al premierato. Nasce e si consolida la maggioranza elastica.