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Elezioni Europee, retromarcia di FdI sul 3%. Gelo sul dialogo Forza Italia-Renzi

Muro della Lega contro nuove formazioni a destra. La famiglia Berlusconi avvisa Tajani: troppo rischioso il patto con Iv
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Cala il sipario sulla proposta di abbassare al 3% la soglia di sbarramento per le elezioni Europee. Troppe le frizioni nella coalizione di governo, altissimo il muro alzato dalla Lega che teme possano spuntare nuove formazioni a destra in grado di intercettare i delusi di Fratelli d’Italia ed erodere quel consenso che viceversa Matteo Salvini spera di catalizzare su di sé, approfittando della svolta moderata di Giorgia Meloni. Non solo il movimento di Gianni Alemanno, che punta a candidare il generale Vannacci ma col quorum più alto rischia comunque di non farcela: anche un listone di centro avrebbe complicato i sogni di gloria del Carroccio.

E così ieri ci ha pensato il ministro Francesco Lollobrigida a mettere la parola fine alla televonela: “Non esiste alcuna proposta depositata o discussa nell’ambito della maggioranza che preveda modifiche della soglia di sbarramento”, taglia corto il titolare dell’Agricoltura. Parlando di “illazioni giornalistiche” diffuse al solo scopo di “…

Cala il sipario sulla proposta di abbassare al 3% la soglia di sbarramento per le elezioni Europee. Troppe le frizioni nella coalizione di governo, altissimo il muro alzato dalla Lega che teme possano spuntare nuove formazioni a destra in grado di intercettare i delusi di Fratelli d’Italia ed erodere quel consenso che viceversa Matteo Salvini spera di catalizzare su di sé, approfittando della svolta moderata di Giorgia Meloni. Non solo il movimento di Gianni Alemanno, che punta a candidare il generale Vannacci ma col quorum più alto rischia comunque di non farcela: anche un listone di centro avrebbe complicato i sogni di gloria del Carroccio.

E così ieri ci ha pensato il ministro Francesco Lollobrigida a mettere la parola fine alla televonela: “Non esiste alcuna proposta depositata o discussa nell’ambito della maggioranza che preveda modifiche della soglia di sbarramento”, taglia corto il titolare dell’Agricoltura. Parlando di “illazioni giornalistiche” diffuse al solo scopo di “divaricare una maggioranza coesa come non mai”.

Eppure erano stati i piccoli, in particolare i moderati di Maurizio Lupi, a chiedere un aiutino al partito della premier per favorire un rassemblement delle formazioni minori: obiettivo, superare un’asticella altrimenti proibitiva. Modifica che, oltretutto, avrebbe dato una grossa mano ai rosso-verdi di Bonelli e Fratoianni in funzione anti-Pd. E perciò benvista dai Fratelli, su cui pure Matteo Renzi era sceso in pressing — complice l’intesa con Ignazio La Russa, eletto alla presidenza del Senato con i voti occulti di Iv — per accrescere le speranze della sua nuova creatura, il Centro, che lo vedrà capolista nel Nord-Ovest. Con Antonio Tajani spettatore interessato: in principio anche il capo di Forza Italia, preoccupato dalla discesa nei sondaggi, aveva incoraggiato il ritocco della legge elettorale, intavolando una trattativa segretissima con il fondatore di Italia Viva per unire le forze in vista della esiziale (per entrambi) scadenza elettorale: se va male, infatti, sia il ministro degli Esteri, sia il senatore di Firenze sarebbero politicamente morti. Peccato che, secondo alcune indiscrezioni, la famiglia Berlusconi si sia messa di traverso e in una brusca telefonata avrebbe recapitato al segretario azzurro il seguente messaggio: mai con Renzi, se fai accordi con lui quello ci mette un attimo a scipparti il partito. Colpito e affondato: il progetto di abbassare di un punto il barrage per il Parlamento di Strasburgo finisce dritto in un vicolo cieco. Disconosciuto da tutti. Insieme all’ipotesi di dar vita a un listone Fi-Iv per garantire la sopravvivenza dei rispettivi leader.

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È Tajani, non a caso, il primo a smentire qualsiasi manovra di avvicinamento all’ex segretario del Pd: “È un periodo ipotetico dell’irrealtà”. Così spiegato da Raffaele Nevi, portavoce del partito: “Siamo in due campi diversi: noi siamo nel centrodestra, Renzi vuole fare una cosa di centro sganciata dalle due coalizioni”. Una chiusura netta, che costringe i renziani a fare altrettanto. “Iv e FI sono in famiglie politiche differenti, il listone alle Europee non è uno scenario possibile”, chiosa Raffaella Paita. Senza risparmiare una frecciata, che tradisce la delusione: "Lo spazio del centro all’interno del centrodestra va progressivamente riducendosi. Questa destra sta rispedendo al mittente tutte le battaglie storiche di FI, come la giustizia e le tasse”. Proprio i due capitoli sui quali Renzi aveva aperto al governo e che, in prospettiva, sarebbero diventate le bandiere di una campagna elettorale in comune con gli azzurri.

Questo tuttavia non significa che il disegno di riunire la frammentata galassia centrista sia definitivamente archiviato. Anzi. Il fermento è grande. Come dimostrano i contatti tra Cateno De Luca (leader di Sud chiama Nord) e Clemente Mastella (Noi di centro), per i quali il modello da replicare è la Margherita “che rappresenti e interpreti i segmenti della società di cultura moderata”. Inutile farsi illusioni, avvertono i sindaci di Taormina e Benevento: “Nessuna delle sigle centriste è autosufficiente e noi, in una competizione in cui giochiamo in casa, con preferenze e proporzionale, possiamo dare un contributo decisivo”. Pronti a unirsi al miglior offerente per superare lo sbarramento del 4 per cento.

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