Ustica, Gressani: “Servono gesti coraggiosi, solo così Roma e Parigi supereranno le rivalità”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI — “La strage di Ustica è una tragedia nazionale che ha implicazioni geopolitiche, e in quanto tale richiede un lavoro memoriale comune insieme alla Francia”. Gilles Gressani dirige la rivista Grand Continent, una delle principali piattaforme per il dibattito strategico, politico e intellettuale in Francia e in Europa. Gressani inquadra l’appello al dovere di verità di Giuliano Amato nella relazione tra Roma e Parigi e la necessità di superare ataviche rivalità attraverso gesti coraggiosi. “Ustica qui in Francia non è un luogo della memoria politica e forse anche per questo è più difficile lavorarci in modo simmetrico”, osserva il direttore del Grand Continent che dal 2 ottobre lancerà un’edizione in italiano.
Emmanuel Macron potrebbe fare un gesto pacificatore come chiede l’ex presidente del Consiglio?
“È chiaro che è molto difficile perché ci sono retaggi da superare da entrambe le parti. Riprendo l’immagine che una volta mi ha consegnato un diplomatico. Sostanzialmente ci son…
PARIGI — “La strage di Ustica è una tragedia nazionale che ha implicazioni geopolitiche, e in quanto tale richiede un lavoro memoriale comune insieme alla Francia”. Gilles Gressani dirige la rivista Grand Continent, una delle principali piattaforme per il dibattito strategico, politico e intellettuale in Francia e in Europa. Gressani inquadra l’appello al dovere di verità di Giuliano Amato nella relazione tra Roma e Parigi e la necessità di superare ataviche rivalità attraverso gesti coraggiosi. “Ustica qui in Francia non è un luogo della memoria politica e forse anche per questo è più difficile lavorarci in modo simmetrico”, osserva il direttore del Grand Continent che dal 2 ottobre lancerà un’edizione in italiano.
Emmanuel Macron potrebbe fare un gesto pacificatore come chiede l’ex presidente del Consiglio?
“È chiaro che è molto difficile perché ci sono retaggi da superare da entrambe le parti. Riprendo l’immagine che una volta mi ha consegnato un diplomatico. Sostanzialmente ci sono due Paesi che hanno lo stesso biglietto di seconda classe, l’Italia e la Francia. Per una serie di ragioni storiche, un Paese pensa di viaggiare in prima classe mentre l’altro ha l’impressione di essere relegato in terza. Questo sentimento di superiorità da una parte e di inferiorità dall’altra è un meccanismo complesso da scardinare”.
Quindi non crede a un’iniziativa forte da parte della Francia su questa vicenda storica?
“Non ho elementi per dirlo. Di certo esiste l’esigenza di articolare due spazi politici nazionali sempre più integrati. Da una ventina d’anni si è accentuata la convergenza tra Roma e Parigi. Se prendiamo le dieci priorità nazionali, più della metà sono comuni. Non si può dire la stessa cosa per la Francia e la Germania, e neanche per l’Italia con la Germania. Macron gioca già un ruolo nell’immaginario politico italiano, e lo stesso vale per Meloni in Francia. Ecco, forse le parole di Amato sono un’occasione per cercare di accelerare questo processo. Anche se, va detto, può essere difficile accelerare guardando nel retrovisore”.
Le rivalità tra le due capitali su Libia e Mediterraneo sono ancora attuali.
“Ustica è una vicenda che ha ancora una valenza geopolitica contemporanea. Gheddafi è morto ma la sua presenza si sente ancora. Il Mediterraneo concepito come uno spazio segmentato di ambizioni nazionali non serve gli interessi delle due rive. Alimentare tensioni tra europei ci colloca in una posizione di subordine nella ridefinizione delle grandi potenze mondiali”.
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Cosa pensa di quello che ha detto Amato?
“Il lavoro memoriale passa attraverso dimostrazioni di solidarietà e rapporti concreti a livello interistituzionale. Ed è forse quello che Amato ha in mente quando parla a Macron. Gli apparati statali, politici e istituzionali francesi sono in dialogo quasi costante con la Germania, nonostante Berlino sia sempre più distante dall’agenda strategica di Parigi. Nella relazione italo-francese, dove esistono molte convergenze, c’è ancora poco, anche se qualcosa si comincia a fare nella cornice del Trattato del Quirinale”.
Da parte francese c’è ancora una dose di diffidenza che impedisce di muoversi in questa direzione?
“C’è tutta la complessità dello spazio politico europeo. Oggi i capi di Stato e di governo in Francia e in Italia hanno due corpi, come nel famoso libro di Kantorowicz. C’è un corpo politico, e quindi Meloni e Macron sono su due linee politiche opposte e si scontrano. Il secondo corpo è imposto dal metodo intergovernativo, con orientamenti e posizionamenti più di lungo periodo. Questo spiega perché ci sono ciclicamente riappacificazioni nella relazione bilaterale, portate spesso dal Quirinale”.
Dopo l’intervista su Ustica non c’è stata escalation tra i governi di Roma e Parigi. Stupito?
“È ero che per Meloni era un pretesto ideale per cominciare una rentrée di fuoco e fiamme contro la Francia. Il fatto che non stia avvenendo dimostra che non c’è sicuramente da parte del Quirinale, ma neanche di Meloni, la volontà di aprire un nuovo fronte con Parigi. La premier italiana continua in quella che ho chiamato tendenza tecnosovranista”.