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Gli errori di gioventù (mai ammessi), le simpatie neofasciste, le teorie negazioniste: Andrea Delmastro è l'Aiwanger italiano

Bufera sul vicepremier bavarese per i volantini nazisti. A 16 anni l’attuale sottosegretario alla Giustizia invitò a Biella Irving, punto di riferimento degli antisemiti in Europa. Poi le feste di Casapound, il convegno pro-Mussolini e la passione per una band nazirock
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Anche l’Italia ha il suo Hubert Aiwanger. È un politico di primo piano di FdI, un meloniano doc e risponde al nome di Andrea Delmastro. Sottosegretario alla Giustizia, il vice di Nordio. Pure Delmastro, come il vicepremier bavarese Aiwanger travolto dallo scandalo dei volantini antisemiti, ha commesso un “errore di gioventù”: anzi, più d’uno.

C’entrano, anche qui, gli ebrei, Auschwitz e l’Olocausto. Ovvero una storia “da riscrivere”, per usare le parole del sottosegretario. E tuttavia, a differenza di quanto sta accadendo da dieci giorni in Germania, nel nostro Paese pare che nessuno, oggi, si indigni per le simpatie e le iniziative del giovane Delmastro. Raccontiamo.
È il 1992. Sono passati cinque anni dal volantino con la scritta "Vinci un volo dentro le ciminiere di Auschwitz" trovato – lo ha rivelato Sueddeutsche Zeitung - nello zaino di Aiwanger, allora attivissimo antisemita. Nel ’92 Delmastro ha 16 anni. A Biella, la sua città, è il leaderino del Fronte della Gioventù,…

Anche l’Italia ha il suo Hubert Aiwanger. È un politico di primo piano di FdI, un meloniano doc e risponde al nome di Andrea Delmastro. Sottosegretario alla Giustizia, il vice di Nordio. Pure Delmastro, come il vicepremier bavarese Aiwanger travolto dallo scandalo dei volantini antisemiti, ha commesso un “errore di gioventù”: anzi, più d’uno.

C’entrano, anche qui, gli ebrei, Auschwitz e l’Olocausto. Ovvero una storia “da riscrivere”, per usare le parole del sottosegretario. E tuttavia, a differenza di quanto sta accadendo da dieci giorni in Germania, nel nostro Paese pare che nessuno, oggi, si indigni per le simpatie e le iniziative del giovane Delmastro. Raccontiamo.
È il 1992. Sono passati cinque anni dal volantino con la scritta "Vinci un volo dentro le ciminiere di Auschwitz" trovato – lo ha rivelato Sueddeutsche Zeitung - nello zaino di Aiwanger, allora attivissimo antisemita. Nel ’92 Delmastro ha 16 anni. A Biella, la sua città, è il leaderino del Fronte della Gioventù, l’organizzazione giovanile del Movimento sociale italiano nella quale hanno militato decine di fratelli e sorelle d’Italia, a partire dalla premier Giorgia Meloni. È a lui, studente liceale, che viene in mente di invitare a Biella lo storico negazionista David Irving. Appassionato difensore di Hitler, Irving sostiene che Auschwitz è una menzogna, l'Olocausto un'invenzione della propaganda sionista, le camere a gas di Treblinka, Mauthausen, Buchenwald e Dachau solo fandonie architettate dalle potenze alleate... Oggi Irving ha 85 anni e all’attivo decine di pubblicazioni. È un punto di riferimento dei negazionisti e degli antisemiti non solo in Europa. Ma restiamo al ’92. Particolare interessante. Delmastro annuncia la controversa iniziativa con ospite lo storico a fine ottobre. In estate, Irving, in viaggio a Roma per incontrare dei suoi seguaci, era stato bloccato e respinto a Fiumicino dalla polizia. Un dietrofront dovuto alle tesi antisemite diffuse dallo storico. Lo stop non solo non scoraggia Delmastro, ma addirittura indignerà il futuro sottosegretario di FdI che parlerà di divieto liberticida.
A Biella, quando il leader del Fdg annuncia il convegno con Irving, scoppiano le polemiche. Partiti di sinistra, sigle antifasciste, comunità ebraica: tutti concordi nel condannare l’evento promosso da Delmastro e nel chiedere che non si faccia. La vicenda finisce sui giornali. Delmastro difende Irving e spiega i motivi dell’invito partito dai giovani missini. Ecco che cosa disse pubblicamente l’attuale numero due di via Arenula. "La storia, quella ufficiale, la conosciamo tutti. A noi interessa conoscere, se possibile, una 'controstoria'... Vogliamo approfondire temi scomodi e possibilmente riscriverli senza pregiudizi...". In questo caso il tema “scomodo” e da “riscrivere senza pregiudizi” è la Shoah, l’Olocausto che Irving nega. Nel merito, quando i cronisti chiesero a Delmastro cosa pensasse del negazionismo delle camere a gas definite un'invenzione dallo storico inglese, lui disse che quello che lo scandalizzava era altro, "per esempio il divieto di ingresso in Italia per Irving (l’alt della polizia a Fiumicino, ndr)”.
Dopo le proteste della comunità ebraica (“Irving? Lo invitino a Auschwitz a meditare e poi a Gerusalemme a saldare il conto. Negare la memoria storica dell’Olocausto significa uccidere due volte le vittime del nazismo”, fu il commento di Dario Colombo, vercellese, responsabile per Biella e Vercelli) l’evento con Irving alla fine saltò. Veniamo ora al dopo. Per il suo "errore di gioventù" Delmastro non si è mai né scusato né pentito. A differenza di Hubert Aiwanger, che lo ha fatto. Anzi, dal 1992 e fino alla sua ascesa politica al ministero della Giustizia, il sottosegretario di FdI ha continuato a rivendicare le sue idee e simpatie neofasciste pubblicando post apologetici del fascismo, di Mussolini e della marcia su Roma, partecipando alle feste di CasaPound e indossando magliette di una nota band nazirock che nelle sue canzoni deliranti esalta il capitano delle SS Erich Priebke e il “sangue e suolo” della gioventù hitleriana. I veneti Gesta Bellica. In una fotografia postata sui social dallo stesso Delmastro, reperibile sul suo profilo Facebook insieme a post nostalgici di Mussolini e alla scritta “balilla”, l’avvocato-politico è in giardino insieme a due cani di grossa taglia. E quel che balza all’occhio è la maglietta dei Gesta Bellica, gruppo musicale di riferimento della galassia neonazista, suprematista e razzista di cui fa parte anche il Veneto Fronte Skinhead. Alcuni membri della band sono stati arrestati, inquisiti e condannati. Nel pezzo "Il Capitano" – dedicato a Priebke – si chiede che il boia delle Fosse Ardeatine venga liberato. "Liberate il Capitano! Lui non si piega e non lo farà mai". Sempre dei “Gesta” sono Sangue e Onore (il Blut und Ehre della gioventù hitleriana), Feccia Rossa, Foibe, Giovane Patriota. Che Delmastro negli anni della militanza giovanile – la stessa palestra di Giovanni Donzelli e di Giorgia Meloni - fosse un fan della discussa band veneta, prima era noto solo agli amici e ai camerati di Biella, la sua città. La fotografia postata su Fb esplicita i gusti musicali. E la parabola.
Il Delmastro 16enne che invita Irving a Biella, nel 2002 non pare cambiato. Da consigliere provinciale, al liceo classico “Sella” di Biella promuove l’incontro “Benito Mussolini: l’uomo della pace” – relatore Guido Mussolini, nipote. Al duce e alla marcia su Roma Delmastro dedica post celebrativi (“M. il Mondo lo ha conosciuto e per esso ha conosciuto l’Italia”, 28 ottobre 2011). Lo stesso fa con Léon Degrelle detto “il figlio illegittimo di Hitler” (lo cita sui social, 2010). Due anni prima Delmastro, da dirigente di Azione Giovani, guida un’irruzione ad un convegno sul ‘900 in università a Biella: relatore, lo storico Giovanni De Luna. “Io nuovo Sofri del 2000”, disse di sé. Nel 2004 il futuro vice di Nordio è ritenuto autore di un pestaggio al termine di un comizio di Giorgia Meloni. Sempre Biella. Vittima: un giovane che aveva mostrato un’immagine di Che Guevara. Delmastro finisce a processo. Verrà assolto. L'inclinazione "muscolare", però, non svanisce. Così come agli atti sono le sponde con l'estrema destra. Eletto alla Camera nel 2018, a settembre 2019 il deputato “patriota” è ospite alla festa nazionale di CasaPound a Verona, “i fascisti del terzo millennio”. Sembra un ritorno al passato. Ai tempi della scuola e di Irving. Nel 1998 Delmastro brucia davanti dei libri di storia “sgraditi”. In primis l’odiato (da lui) Camera Fabietti. Libri che, appunto, secondo il sottosegretario alla Giustizia, non offrivano un’interpretazione corretta della storia del ‘900, foibe in primis. Errori di gioventù. Come quello di Aiwanger. Errori mai ammessi da Delmastro, che del suo passato non parla e che – in particolare sulla vicenda Olocausto - non ha mai sentito il dovere di scusarsi.

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