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Incognita Cina per Meloni a Delhi. E gli Usa chiedono fondi per l’Africa

Giorgia Meloni in India per il G20

 
Pechino chiede un colloquio al G20. La premier: su Via della Seta votano le Camere. E cerca la sponda di India e Corea. Pressing Usa su Giorgetti per la riforma di Banca mondiale e Fmi. C’è il nodo dei fondi
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NEW DELHI – La Via della Seta, ora, è un vicolo cieco da cui fuggire con l’appoggio del Parlamento. Giorgia Meloni affiderà alle Camere la valutazione sull’uscita da un memorandum firmato dal predecessore Giuseppe Conte e ormai diventato scomodo. Lo confermano fonti diplomatiche, alla vigilia della riunione del G20, e d’altronde nello stesso senso si era già espressa velatamente la premier. Ma la decisione di rompere l’accordo con la Cina è ormai presa e alla presidente del Consiglio toccherà spiegarlo oggi in un bilaterale con l’omologo Li Qiang, che le ha chiesto un incontro dopo la visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani a Pechino. «I rapporti con la Cina restano ottimi, come lo sono da duemila anni», dicono le stesse fonti. Si troveranno, come ha detto Tajani, altre forme di cooperazione. Intanto è congelata la missione della presidente del Consiglio nella capitale cinese e l’Italia rafforza una strategia internazionale che vede gli Usa come capofila e che mira a sostituir…

NEW DELHI – La Via della Seta, ora, è un vicolo cieco da cui fuggire con l’appoggio del Parlamento. Giorgia Meloni affiderà alle Camere la valutazione sull’uscita da un memorandum firmato dal predecessore Giuseppe Conte e ormai diventato scomodo. Lo confermano fonti diplomatiche, alla vigilia della riunione del G20, e d’altronde nello stesso senso si era già espressa velatamente la premier. Ma la decisione di rompere l’accordo con la Cina è ormai presa e alla presidente del Consiglio toccherà spiegarlo oggi in un bilaterale con l’omologo Li Qiang, che le ha chiesto un incontro dopo la visita del ministro degli Esteri Antonio Tajani a Pechino. «I rapporti con la Cina restano ottimi, come lo sono da duemila anni», dicono le stesse fonti. Si troveranno, come ha detto Tajani, altre forme di cooperazione. Intanto è congelata la missione della presidente del Consiglio nella capitale cinese e l’Italia rafforza una strategia internazionale che vede gli Usa come capofila e che mira a sostituire il gigante rosso anche nel rapporto con il Sud del mondo.

Ieri la premier è arrivata a Delhi per il G20, insieme a Giancarlo Giorgetti. E il ministro dell’Economia ha incontrato la segretaria americana del Tesoro Janet Yellen: un colloquio «molto cordiale e amichevole», è scritto in una nota dello staff di Giorgetti, in cui si ribadisce che «sempre maggiori risorse devono essere utilizzate in primis per i Paesi africani più colpiti da siccità e dalle conseguenze della guerra in Ucraina». Sul tavolo, come rivela una comunicazione ufficiale di Yellen, c’è la questione centrale della riforma del meccanismo di finanziamento della Banca mondiale e dell’Fmi, al fine di dare maggiore sostegno ai Paesi poveri e “sganciarli” così da Cina e Russia. La riforma, in sostanza, prevede la concessione di prestiti a condizioni più convenienti rispetto a quelle che la Cina, attraverso la Via della Seta, garantisce. Allo studio un aumento proporzionale, da parte degli Stati che lo sostengono, della partecipazione al Fondo monetario. Ma Yellen ha chiesto anche la collaborazione nel potenziamento della capacità finanziaria della Banca mondiale. Da parte di Giorgetti non è arrivato, almeno per ora, un sì alle proposte. Anche perché è tutta da verificare la possibilità, per l’Italia, di affrontare uno sforzo finanziario non indifferente che, per tutti i Paesi coinvolti, ammonterebbe a 200 miliardi (anche se da via XX settembre non arrivano stime ufficiali).

Difficili da rispettare, per Meloni, i delicati equilibri di politica estera che comportano un esborso per le casse dello Stato. La premier, appena sbarcata a Delhi, ha avuto un colloquio con il primo ministro inglese Richi Sunak, in cui si è riaffermata la necessità di un “continuo sostegno” all’Ucraina con l’impegno a fornire garanzie di sicurezza: incontro riservatissimo ma non è un mistero che in ballo ci sia anche il Global compact air program, lo sviluppo di un sistema aereo di combattimento al quale collaborano Italia, Giappone e Gran Bretagna. Ma rimane l’incognita sui costi, ancora non definiti.

Il governo Meloni continua a tessere una tela internazionale che la allontana da Cina e Russia. È legata da solidi rapporti a Narendra Modi, il presidente indiano ultra-conservatore padrone di casa del G20 e a capo di un Paese storicamente rivale di Pechino: oggi la premier avrà un bilaterale con lui come con il presidente coreano Yoon Suk-yeol. Altro incontro, quest’ultimo, che definisce orizzonti strategici che vanno oltre la Cina sul fronte orientale: l’Italia punta a consolidare il legame con Seul, in particolare per una partnership per la produzione in Europa di chip e batterie. «È un Paese avanzatissimo con cui abbiamo un interscambio molto basso, ma prospettive enormi», viene spiegato. E nel corso del G20 sarà siglato un accordo tra Usa, Ue, India e alcuni Paesi del Golfo per realizzare infrastrutture ferroviarie: un’occasione per le imprese italiane. In una capitale indiana blindata, tappezzata da migliaia di manifesti con il volto di Modi, Giorgia Meloni prosegue fra luci e ombre la sua campagna oltreconfine. E non è escluso che oggi avrà un confronto anche con presidente egiziano Al-Sisi, il primo dopo la liberazione di Patrick Zaki.

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