✕

‘La versione di Giorgia’, il libro di Meloni con l’ossequio di Sallusti: “Meglio i moldavi degli africani”

Nel nuovo libro della presidente del Consiglio un dialogo intimista con il giornalista: “Non mi piace fare la premier”. Attacca la sinistra sui migranti, Soros e le “teorie gender”
2 minuti di lettura

È il libro intervista di un direttore di giornale che dà del tu alla premier. “Giorgia, questa pagina di Kissinger sulla Thatcher parla di te”. “Eh, magari”. “Giorgia, il rapporto che si è creato con alcuni leader è oggettivamente inatteso”. “Anche per me”.

“Non è adulazione, ma pura cronaca”, assicura Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale, che ha appena dato alle stampe La versione di Giorgia, edito da Rizzoli. Soffuso di intimismo (“Alessandro, che ne dici di un bel tè caldo?”), col giornalista che racconta di sé mozzo sui battelli, Meloni scoppia a ridere: “Non oso immaginarti vestito da mozzo”. Si vedono a palazzo Chigi, la sera, le luci dell’ufficio presidenziale accese fino a notte fonda, o a casa di amici fuori Roma, Meloni in felpa e sneakers, poi di nuovo a palazzo Chigi, dove una sera chiama Mattarella. “Problemi?” chiede Sallusti quando rientra dopo la telefonata. “Qui i problemi sono la normalità”, risponde la premier alle prese con una rogna.

Così per 2…

È il libro intervista di un direttore di giornale che dà del tu alla premier. “Giorgia, questa pagina di Kissinger sulla Thatcher parla di te”. “Eh, magari”. “Giorgia, il rapporto che si è creato con alcuni leader è oggettivamente inatteso”. “Anche per me”.

“Non è adulazione, ma pura cronaca”, assicura Alessandro Sallusti, il direttore del Giornale, che ha appena dato alle stampe La versione di Giorgia, edito da Rizzoli. Soffuso di intimismo (“Alessandro, che ne dici di un bel tè caldo?”), col giornalista che racconta di sé mozzo sui battelli, Meloni scoppia a ridere: “Non oso immaginarti vestito da mozzo”. Si vedono a palazzo Chigi, la sera, le luci dell’ufficio presidenziale accese fino a notte fonda, o a casa di amici fuori Roma, Meloni in felpa e sneakers, poi di nuovo a palazzo Chigi, dove una sera chiama Mattarella. “Problemi?” chiede Sallusti quando rientra dopo la telefonata. “Qui i problemi sono la normalità”, risponde la premier alle prese con una rogna.

Così per 268 pagine. Ma non è escluso che il libro bisserà il successo inatteso di Io sono Giorgia, e Sallusti farà un altro botto dopo il bestseller scritto con Luca Palamara, Il Sistema, ieri sera erano secondi assoluti su Amazon. Primo è ancora il generale Roberto Vannacci. Il popolo della destra è affamato di storie dei suoi nuovi eroi.

Metropolis/400 - "Una famiglia tradizionale". Perché Meloni si fida solo di sua sorella. Con Baroni, Pregliasco, Ruotolo e Tosi (integrale)

Al netto degli autoelogi, “la mia è una storia che rompe i tabù della nazione bloccata”, “sono ambiziosa ma non vanitosa”, “se una persona che veniva dal niente può arrivare a governare l’Italia allora forse tutti possiamo fare cose impensabili”, l’interesse del libro risiede nelle risposte che Meloni dà (e quelle che omette) sul pensiero di destra.

Cos’è la tua destra?

“È il campo del reale”.

Contrapposto a chi, a che cosa?

“Alle utopie della sinistra”.

E il fascismo?

“Non fa parte del mio campo, come ogni altra esperienza autoritaria o totalitaria. Noi abbiamo fatto i conti col passato, loro no”.

I conti col passato non sono un grande tema nella definizione dell’identità della destra di derivazione missina, che avrebbe meritato un capitolo? E invece la domanda successiva è: “Aprile 2022, conferenza programmatica a Milano. Tu chiudi il tuo intervento parlando proprio della visione…”.

Meloni preferisce pizzicare i progressisti. Li chiama globalisti. “Mettono la persona contro la sua identità, apparentemente per renderla più libera, nella pratica per renderla più inconsapevole, e dunque in balia di chi comanda”. La sinistra è per il melting pot. “Preferisce un migrante africano a uno moldavo, anche se la Moldavia ha un reddito pro capite inferiore a quello di gran parte dei Paesi del Nord Africa”.

E ti sei chiesto perché?, chiede Giorgia ad Alessandro.

“Perché il moldavo, in quanto europeo, è troppo affine alla nostra cultura. E dunque non è funzionale al disegno di mescolare il più possibile per diluire. È molto più funzionale a questo disegno il migrante africano. E poco importa se il migrante africano o mediorientale o dell’Asia centrale e meridionale rischia di integrarsi più difficilmente”.

Qual è il presunto disegno che porterebbe a spalancare le porte al migrante africano?

“Sono due obiettivi occulti. Snaturare l’identità delle nazioni e rivedere al ribasso i diritti dei lavoratori”. Nella pagina successiva arriva l’affondo contro George Soros.

Quindi la destra difende l’identità, la sinistra la diluisce.

Anche Giorgia Meloni, come quasi tutti a destra, strilla contro l’egemonia del pensiero unico. Sui diritti. E qui rispunta fuori Giorgia madre e cristiana: “Proprio perché i diritti delle donne si sono nel tempo ampliati e consolidati, ora sono ambiti. Se ci pensi bene, le teorie gender portate all’estremo non ci propongono un modello neutro, ma un modello maschile. Perfino nelle tecniche di fecondazione assistita ormai le madri possono essere fino a cinque mentre il padre rimane uno”.

Nel finale si torna sul personale. Ti piace fare la premier? “No, non mi piace, e sapevo che non mi sarebbe piaciuto: sono mesi, saranno anni, nei quali si deve rinunciare a tutto. Delle volte mi sveglio in piena notte con l’idea di aver trovato la soluzione a un appunto, spesso mi alzo al volo e la scrivo. La mattina, quando rileggo la presunta soluzione, la trovo sempre surreale”.

Leggi i commenti