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Leoluca Orlando: “Per le Europee ci sono ma senza correnti. Si vedrà se Schlein risponde ancora ai capibastone”

L’ex sindaco di Palermo: “Io disponibile a dare il mio contributo, capiremo come si muoverà il partito. Sul Mezzogiorno? I dem non hanno battuto un colpo. Al sud si gioca la battaglia più grande perché è qui che le diseguaglianze si mostrano più forti”
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“Le Europee saranno il momento di passaggio più rilevante per il Pd”. Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo complessivamente per 22 anni, leader di partiti dalla Rete a Italia dei valori, ha ripreso da un anno la tessera del Pd. Ha alcuni consigli non richiesti per la segretaria Elly Schlein e il desiderio, di cui non fa mistero, di candidarsi alle europee nelle file dem.


Orlando, cosa pensa delle divisioni nel Pd tra schleiniani e riformisti?
“Penso che c’è un brusco risveglio del Pd, che ha scoperto di essere all’opposizione dopo quindici anni di presenza al governo senza avere maggioranza. Quindi si pone il problema dell’identità: è a vocazione maggioritaria come partito o come coalizione? Quando si è presentato come partito a vocazione maggioritaria ha vinto: è stato con Romano Prodi nel 1996 e nel 2006”.
E oggi?
“Oggi la scommessa del Pd è quella di essere un partito inclusivo e aperto a alleanze credibili”.
Schlein ha imboccato la strada giusta?
“Il vero problema di Schlein è d…

“Le Europee saranno il momento di passaggio più rilevante per il Pd”. Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo complessivamente per 22 anni, leader di partiti dalla Rete a Italia dei valori, ha ripreso da un anno la tessera del Pd. Ha alcuni consigli non richiesti per la segretaria Elly Schlein e il desiderio, di cui non fa mistero, di candidarsi alle europee nelle file dem.


Orlando, cosa pensa delle divisioni nel Pd tra schleiniani e riformisti?
“Penso che c’è un brusco risveglio del Pd, che ha scoperto di essere all’opposizione dopo quindici anni di presenza al governo senza avere maggioranza. Quindi si pone il problema dell’identità: è a vocazione maggioritaria come partito o come coalizione? Quando si è presentato come partito a vocazione maggioritaria ha vinto: è stato con Romano Prodi nel 1996 e nel 2006”.
E oggi?
“Oggi la scommessa del Pd è quella di essere un partito inclusivo e aperto a alleanze credibili”.
Schlein ha imboccato la strada giusta?
“Il vero problema di Schlein è di mettere alta l’asticella dell’inclusione. Se non lo fa, rischia di essere condizionata dalla malattia terminale del Pd che sono le correnti e che si sono piazzate accanto a lei considerandola un treno vincente”.
Ma il progetto su cui il Pd è nato, cioè di unire la cultura socialdemocratica e quella cattolico-popolare, ha ancora senso? O si è concluso?
“Se ciascuno scopre di essere una parzialità, come ha detto Graziano Delrio a Repubblica, c’è il timore che l’anima cattolico-democratica non sia rappresentata”.
Le europee dell’anno prossimo sono il banco di prova?
“Le elezioni europee saranno il momento di passaggio più rilevante. Sarà la prima volta in cui la segretaria avrà la responsabilità della composizione delle liste e quindi si vedrà se saranno la somma degli appetiti delle correnti oppure no”.
Lei pensa di candidarsi?
“Sarà un voto di vitale importanza per l’Europa e per i partiti progressisti e democratici. Sono disponibile a dare il mio contributo. Ma con un’avvertenza: sono nudo, non ho correnti. Vedremo come intenderà muoversi il Pd, se si affiderà alla popolarità dei candidati o se riserva ai capicorrente la scelta di candidati anemici senza consenso, inseriti in liste costruite su misura”.
Quale consiglio dà a Schlein?
“Il Pd non ha ancora elaborato una proposta alternativa alla destra e appare in una posizione di difesa rispetto al governo Meloni. Il tema della pace, ad esempio. È importante per un partito progressista. Possibile che nessun progetto sia stato messo sul tappeto in Italia e in Europa per dire che, accanto all’invio di armi a Kiev, ci sono iniziative per la pace? Poi c’è un deficit sulla questione immigrati. Dov’è la proposta per salvare le vite nel Mediterraneo attraverso un meccanismo europeo e per cambiare la prospettiva facendo dei migranti una risorsa per le città? Ma soprattutto è il Mezzogiorno a essere stato cancellato”.
Il dossier-Mezzogiorno le sembra dimenticato?
“Il Pd non ha battuto un colpo sul Mezzogiorno. Finisce con l’auto annullarsi cadendo nella dialettica Ponte sullo Stretto sì oppure no, autonomia differenziata sì oppure no, reddito di cittadinanza sì o no. Occorre affrontare le politiche infrastrutturali, fare proposte sui Livelli essenziali di prestazione e sugli sbocchi lavorativi. La battaglia per il Mezzogiorno è la battaglia delle battaglie, perché è qui che le diseguaglianze si mostrano più forti: sui diritti, la scuola, il lavoro, la salute, le infrastrutture materiali e immateriali. Del futuro parlo anche nel libro “Enigma Palermo” - che ho scritto con Costanze Reuscher. Un pericolo c’è, e cioè che in un paio d’anni il Pd si riduca ad essere una presenza irrilevante e inidonea a costruire una alternativa credibile di governo alla destra”.

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