“What vita privata?”. I ‘sacrifici’ di Giorgia nelle confessioni da Vespa
di Emanuele LauriaROMA – “Privata? What vita privata?”. Indulgendo qualche momento su quel vittimismo che i maligni non mancano di sottolineare, Giorgia Meloni davanti a Bruno Vespa (e Alessandro Sallusti, l’autore del libro-intervista con la premier appena uscito) si sofferma sulle privazioni che il suo ruolo le impone. Lo fa con uno sorriso appena accennato sulle labbra, con un inglesismo civettuolo figlio di quella conoscenza della lingua di Albione che rivendica anche come motivo del suo “rapporto spontaneo” con alcuni leader internazionali, da Biden a Sunak.
Chissà se è una rappresentazione studiata, certo oggi Meloni non rinuncia a porre l’accento sugli aspetti meno felici della sua attività. Si mostra decisamente più sicura rispetto ai primi mesi di governo, quando alcuni forfait improvvisi a impegni istituzionali diffusero un clima di allarme e lei confessò (l’occasione fu la festa per i 10 anni di Fratelli d’Italia a piazza del Popolo) di chiedersi spesso chi glielo avesse fatto fare. Ma non e…
ROMA – “Privata? What vita privata?”. Indulgendo qualche momento su quel vittimismo che i maligni non mancano di sottolineare, Giorgia Meloni davanti a Bruno Vespa (e Alessandro Sallusti, l’autore del libro-intervista con la premier appena uscito) si sofferma sulle privazioni che il suo ruolo le impone. Lo fa con uno sorriso appena accennato sulle labbra, con un inglesismo civettuolo figlio di quella conoscenza della lingua di Albione che rivendica anche come motivo del suo “rapporto spontaneo” con alcuni leader internazionali, da Biden a Sunak.
Chissà se è una rappresentazione studiata, certo oggi Meloni non rinuncia a porre l’accento sugli aspetti meno felici della sua attività. Si mostra decisamente più sicura rispetto ai primi mesi di governo, quando alcuni forfait improvvisi a impegni istituzionali diffusero un clima di allarme e lei confessò (l’occasione fu la festa per i 10 anni di Fratelli d’Italia a piazza del Popolo) di chiedersi spesso chi glielo avesse fatto fare. Ma non esita, la prima ministra, a rimarcare i sacrifici: "Attualmente nella mia vita non c'è nulla a parte quello che devo fare”. E il pensiero, fa sapere, è in primo luogo alla figlia Ginevra: Vespa le chiede se la porterà con sé anche a New York, in occasione dell’assemblea generale dell’Onu: “Certo, quando posso lo faccio. Altrimenti non la vedrei mai".
A tratti, nella doppia seduta di autocoscienza con il più noto fra i conduttori Rai, fra la registrazione di “Cinque minuti” e quella di “Porta a Porta”, Meloni si apre ed espone alcuni lati del suo carattere: capita quando le viene chiesto se, a un anno dall’inizio della sua esperienza, sia più o meno ottimista di prima: “Non so se la categoria dell'ottimismo mi sia mai appartenuta, francamente. Questo mi ha anche aiutato a non fermarmi, a non accontentarmi. Ma sono ancora fiduciosa e sono in pace con la mia coscienza: in questo anno – sostiene – non avrei potuto lavorare di più”. E torna il racconto di una donna comunque provata dalla sua attività: “Ho sempre qualcuno attorno, che sia la scorta o altri. Non si è mai da soli…”.
A margine delle considerazioni sull’Italia, sull’attività di governo, sugli alleati, la premier prova comunque a lasciarsi andare: fa lei il suono della campanella che annuncia l’ingresso in studio di Sallusti, commenta con risate di gusto le vignette di Osho e ritrova il romanesco. “Il Ponte sullo Stretto? Lo famo…”. Poi si sofferma su uno degli aneddoti legati ai suoi incontri nei summit con i leader stranieri: “A Vilnius, una sera, avevo messo un vestito, diciamo così, molto luccicante. Andrea (Giambruno, il compagno, ndr) mi ha preso in giro dicendomi: sembri Orietta Berti”. E Sunak, presente, mi ha chiesto: “Who’s Orietta Berti?”. Così ho preso lo smartphone e gli ho fatto vedere la sua foto…”.
La sofferenza torna quando parla del suo rapporto altalenante con il mondo dell’informazione: “I giornali li leggo poco, magari mi concentro sui titoli, risparmio tempo e anche mal di fegato…”, dice. E prima di andar via, in auto, saluta così i cronisti: “Ecco le iene dattilografe, come le definiva D’Alema. Ma io non vi chiamo così: sono più buona…”.