Monza, il Pd con Cappato per il seggio di Berlusconi. Malumori tra i riformisti
di Lorenzo De CiccoROMA – Elly Schlein ha deciso. Ora deve solo convincere gli altri, nel Pd. E qui viene il difficile. Ma dopo settimane di discussioni tribolate, un filotto di riunioni senza fumata bianca, la partita è chiusa: i dem sosterranno Marco Cappato. Il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, ex europarlamentare radicale, promotore della campagna per l’eutanasia legale, che nel 2017 accompagnò Dj Fabo in Svizzera, si è auto-candidato per il collegio uninominale di Monza. Non un seggio qualsiasi: in ballo c’è lo scranno che fu di Silvio Berlusconi, già prenotato da FI col resto della destra, tramite Adriano Galliani. Si vota il 22 e 23 ottobre.
Per la sinistra è un match complicato. Galliani può sperare in un doppio fattore: l’effetto Berlusconi, che nella Brianza non si è ancora affievolito, e l’effetto Monza, nel senso della squadra di calcio, di cui è ancora oggi amministratore delegato. Cappato fino a ieri aveva raccolto adesioni che in termini elettorali hanno un appeal limitato: …
ROMA – Elly Schlein ha deciso. Ora deve solo convincere gli altri, nel Pd. E qui viene il difficile. Ma dopo settimane di discussioni tribolate, un filotto di riunioni senza fumata bianca, la partita è chiusa: i dem sosterranno Marco Cappato. Il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, ex europarlamentare radicale, promotore della campagna per l’eutanasia legale, che nel 2017 accompagnò Dj Fabo in Svizzera, si è auto-candidato per il collegio uninominale di Monza. Non un seggio qualsiasi: in ballo c’è lo scranno che fu di Silvio Berlusconi, già prenotato da FI col resto della destra, tramite Adriano Galliani. Si vota il 22 e 23 ottobre.
Per la sinistra è un match complicato. Galliani può sperare in un doppio fattore: l’effetto Berlusconi, che nella Brianza non si è ancora affievolito, e l’effetto Monza, nel senso della squadra di calcio, di cui è ancora oggi amministratore delegato. Cappato fino a ieri aveva raccolto adesioni che in termini elettorali hanno un appeal limitato: ha incassato subito l’endorsement, via tweet, di Carlo Calenda di Azione, di Sinistra-Verdi e di Riccardo Magi per conto di +Europa. Ovviamente non basta. Anche perché nel Pd si è consumato un dibattito acceso da fine agosto. Con la classica domanda: che fare?
Le resistenze alla candidatura di Cappato incrociano sia il livello locale che quello nazionale, con l’ostilità dell’ala riformista, che punzecchia Schlein da giorni su un mucchio di temi, dalle spese militari agli addii in Liguria. Guardando alla dinamica del territorio, poi, i dem monzesi non avrebbero voluto appoggiarlo, Cappato. Proprio per niente. Il motivo? In passato, comprese le ultime amministrative, non ha sostenuto il candidato sindaco del centrosinistra. Beghe territoriali, sfociate in una lettera dell’8 agosto, in cui gli amministratori dem brianzoli hanno chiesto alla leader di “esprimere una candidatura che sia espressione dell’impegno politico e dell’esperienza del centrosinistra in Brianza”. Cappato non viene nemmeno nominato, ma il messaggio in bottiglia è chiaro: candida uno di qui.
Per far calmare le acque, Schlein ha convocato una batteria di riunioni, delegando la pratica a Igor Taruffi, responsabile Organizzazione, e Davide Baruffi, il capo degli Enti locali in segreteria, vicinissimo a Stefano Bonaccini. La margherita è stata sfogliata a lungo, vagliando una batteria di profili alternativi, come l’ex senatore Roberto Rampi, non rieletto alle ultime Politiche. Ma tutte le ipotesi sono state via via accantonate da Schlein. Dunque resta la carta Cappato. L’ufficialità è arrivata ieri sera: “Il Pd, specie in elezioni con un sistema elettorale maggioritario che premia chi ottiene anche solo un voto in più, ha ritenuto di privilegiare l’alleanza più larga possibile tra le forze che si oppongono alla destra”, ha spiegato in serata Taruffi. “Quindi sosteniamo la candidatura di Cappato”.
La notizia, anticipata sul sito di Repubblica, ha già suscitato le prime reazioni. Per ora i big dell’ala riformista, da Lorenzo Guerini ad Alessandro Alfieri, non si pronunciano. Ma altri parlamentari di peso si stanno facendo sentire. Ecco Simona Malpezzi, ex capogruppo del Pd al Senato fino all’arrivo di Schlein: “Se è così, il rammarico è grandissimo. I territori andavano consultati di più e senza partire tardi. È giusto che chi è radicato in un territorio esprima la candidatura”. L’altro motivo, che per ora rimane sottotraccia, è che le battaglie di Cappato non sono in linea con l’ala cattolica dem.
Ma ormai il dado è tratto. Anche perché siamo agli sgoccioli: oggi aprono gli uffici elettorali per la presentazione delle candidature, con relativi simboli. E il gong suona lunedì sera. Quindi la decisione andava formalizzata in fretta. Vale anche per il M5S, che però su Cappato fa trapelare solo gelo: l’ex europarlamentare radicale non sarebbe in linea col profilo che ha in testa Giuseppe Conte. Anche se i 5 Stelle non hanno ancora lanciato un nome alternativo. Il dossier è in mano a Paola Taverna.