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La Rai fuori dall’auditel delle radio: in onda senza riscontri del pubblico

Nel 2024 l’uscita dalla ricerca sugli ascolti del Tavolo editori radio. Si cerca un nuovo metodo di rilevamento
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ROMA – Siete curiosi di conoscere gli ascolti di “Giù la maschera”, la trasmissione di Marcello Foa su Radio1Rai? Scordatevelo. La Rai non partecipa più all’auditel delle radio. Lo scorso mese di luglio l’ad Roberto Sergio ha annunciato che l’azienda recede con effetto immediato da Ter, la società degli editori radiofonici che produce i dati d’ascolto. “Giù la maschera” potrà anche realizzare numeri record, peccato che nessuno lo saprà mai.

La rottura con Ter è avvenuta sul metodo di rilevamento. È stata ritenuta non più accettabile la ricerca basata sulle telefonate, 120mila interviste realizzate ogni sei mesi, un approccio d’altri tempi che fornirebbe risultati approssimativi. Anche perché i grandi network privati nell’immediatezza delle rilevazioni fanno campagna per invitare i propri ascoltatori a dire che ascoltano proprio quella radio. Per Sergio occorre passare ad un’altra società, composta da editori e pubblicitari, che operi con un metodo di rilevazione elettronico, minu…

ROMA – Siete curiosi di conoscere gli ascolti di “Giù la maschera”, la trasmissione di Marcello Foa su Radio1Rai? Scordatevelo. La Rai non partecipa più all’auditel delle radio. Lo scorso mese di luglio l’ad Roberto Sergio ha annunciato che l’azienda recede con effetto immediato da Ter, la società degli editori radiofonici che produce i dati d’ascolto. “Giù la maschera” potrà anche realizzare numeri record, peccato che nessuno lo saprà mai.

La rottura con Ter è avvenuta sul metodo di rilevamento. È stata ritenuta non più accettabile la ricerca basata sulle telefonate, 120mila interviste realizzate ogni sei mesi, un approccio d’altri tempi che fornirebbe risultati approssimativi. Anche perché i grandi network privati nell’immediatezza delle rilevazioni fanno campagna per invitare i propri ascoltatori a dire che ascoltano proprio quella radio. Per Sergio occorre passare ad un’altra società, composta da editori e pubblicitari, che operi con un metodo di rilevazione elettronico, minuto per minuto, esteso anche gli ip via internet. Un invito simile è giunto anche da Agcom. La Rai ha sondato il sondaggista Antonio Noto, che potrebbe svolgere un rilevamento più moderno: contatti informali sono in corso.

Se e quando avverrà il cambio non è dato sapere. Nel frattempo si procederà alla cieca. Qualcuno ha fatto maliziosamente notare che il recesso è avvenuto proprio alla vigilia della nuova programmazione di marca sovranista, con Radio 1 appaltata a un gran numero di conduttori esterni rigorosamente filo leghisti. Il direttore Francesco Pionati ha fatto i salti mortali per accontentare le innumerevoli richieste e così taluni format durano appena venti minuti.

Non è quindi dato sapere se saranno baciati dal successo o se invece il pubblico mostrerà una crisi di rigetto. Sono domande che interessano gli ascoltatori, e sono tanti e affezionati, ma anche i pubblicitari. La radio ogni giorno viene seguita da più di metà Paese (36 milioni di italiani), quelli sui canali Rai sono otto milioni, secondo fonti interne.

In tv intanto fa già discutere il flop dei nuovi palinsesti e il calo degli spettatori dei tg, come ha raccontato ieri Repubblica. Nella seconda giornata della nuova programmazione – martedì – c’è stato un rimbalzo grazie soprattutto alla partita Italia-Ucraina (40 per cento di share). I nuovi conduttori hanno bisogno di tempo, si difendono a Viale Mazzini, e la perdita di ascolti di Tg1 e Tg2 dipende dal fatto che un anno fa si era in piena campagna elettorale.

È sempre colpa di chi c’era prima.

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