Von der Leyen vede il bis. Incarico Ue per Draghi “grande mente europea”
dal nostro inviato Claudio TitoSTRASBURGO – Ursula von der Leyen chiama Mario Draghi e prepara la candidatura per il bis al vertice della Commissione. Nell’ultimo discorso del suo mandato sullo “stato dell’Unione”, la presidente dell’esecutivo europeo pianta dunque tutti i paletti possibili per arrivare il prossimo anno a rinnovare il suo incarico.
Lo fa senza mai esplicitare le sue intenzioni ma tracciando un bilancio positivo di questi quattro anni. E soprattutto lanciando la carta di “super Mario” che diventa così un consulente delle istituzioni comunitarie in questi ultimi mesi di legislatura e di fatto assurge a ruolo di grande “riserva” dell’Unione.
Un ruolo che apre la discussione sulla possibilità che una delle principali “poltrone” dell’Ue – la presidenza del consiglio europeo – possa essere riservata a lui. Ipotesi in realtà non facile da realizzare anche per la contrarietà ribadita ad ogni occasione dallo stesso Draghi. Ma anche perché le tre “grandi” famiglie politiche d’Europa – Ppe, Pse e Re…
STRASBURGO – Ursula von der Leyen chiama Mario Draghi e prepara la candidatura per il bis al vertice della Commissione. Nell’ultimo discorso del suo mandato sullo “stato dell’Unione”, la presidente dell’esecutivo europeo pianta dunque tutti i paletti possibili per arrivare il prossimo anno a rinnovare il suo incarico.
Lo fa senza mai esplicitare le sue intenzioni ma tracciando un bilancio positivo di questi quattro anni. E soprattutto lanciando la carta di “super Mario” che diventa così un consulente delle istituzioni comunitarie in questi ultimi mesi di legislatura e di fatto assurge a ruolo di grande “riserva” dell’Unione.
Un ruolo che apre la discussione sulla possibilità che una delle principali “poltrone” dell’Ue – la presidenza del consiglio europeo – possa essere riservata a lui. Ipotesi in realtà non facile da realizzare anche per la contrarietà ribadita ad ogni occasione dallo stesso Draghi. Ma anche perché le tre “grandi” famiglie politiche d’Europa – Ppe, Pse e Renew – difficilmente rinunceranno alla spartizione delle caselle europee più importanti.
“Le sfide su lavoro, inflazione e contesto imprenditoriale – è comunque stato l’annuncio di Von der Leyen – arrivano in un momento in cui chiediamo anche all’industria di guidare la transizione pulita. Dobbiamo quindi guardare più avanti e definire come rimanere competitivi mentre lo facciamo. Per questo motivo ho chiesto a Mario Draghi – una delle più grandi menti economiche europee – di preparare un rapporto sul futuro della competitività europea. Perché l’Europa farà ‘what ever it takes’ per mantenere il suo vantaggio competitivo”.
Le parole dell’inquilina di Palazzo Berlaymont provocano un piccolo terremoto. Nei corridoi del Parlamento europeo a Strasburgo tutti hanno iniziato a chiedersi quale sviluppo possa avere un iniziativa del genere. Oltre a mettere in garanzia gli ultimi 10 mesi di vita della Commissione, il confronto si basa sull’idea che questo possa essere appunto solo un primo passo per imboccare altre strade. Un futuro “brussellese” e in ogni caso la prova che l’ex presidente della Bce non si è ritirato in pensione.
Una suggestione che qualche timore lo ha provocato anche in Italia. Il centrodestra, ad esempio, ha accolto inizialmente la notizia con freddezza. Nessuno, in primo luogo a Strasburgo, ha osato commentare. E solo in serata Giorgia Meloni ha speso qualche parola accompagnata da una stoccata ancora verso Paolo Gentiloni: “Draghi è uno degli italiani più autorevoli che abbiamo, presumo che possa avere un occhio di riguardo per la nostra nazione, la considero una buona notizia”. E quell’occhio di riguardo non è stato esattamente un ‘riguardo’ per l’ex premier. Non a caso proprio il Commissario europeo Gentiloni ha rilanciato: “Mario Draghi preparerà un rapporto sulla competitività europea. Buone idee per rilanciare il nostro ruolo nell’economia globale”.
Von der Leyen, quindi, ha preparato il suo discorso soprattutto per indirizzare la sua candidatura per il secondo mandato. E da questo punto di vista ci potrebbe essere una svolta decisiva negli equilibri del Ppe, il suo partito. La presidente uscente non esclude del tutto di accettare di presentarsi alle elezioni europee come capolista in Bassa Sassonia. Ma soprattutto sta cedendo al pressing del leader dei popolari europei, il tedesco Manfred Weber e suo acerrimo nemico, di assumere il suolo di “Spitzenkandidat”, ossia il concorrente per la presidenza della Commissione. Ad esempio: i manifesti elettorali dei popolari in Germania avranno tutti la “faccia di Ursula”. Una strada che fino a poche settimane fa, Von der Leyen aveva rigettato in toto per non infilarsi nel tritacarne della campagna elettorale. Ora qualcosa è cambiato.
Nel suo intervento ha allora fatto in modo di accontentare tutti, da destra (sui migranti ad esempio ha sottolineato che bisogna coniugare “solidarietà e sovranità”) a sinistra, pur rilanciando la sua maggioranza basata sull’accordo tra Popolari, Socialisti e Liberali. “Il nostro lavoro – ha sottolineato – è lungi dall’essere finito, quindi restiamo uniti. Manteniamo le nostre promesse oggi e prepariamoci per domani”. E il domani si può basare sulla circostanza che il 90 per cento degli obiettivi programmatici concordati nel 2019 sono stati conseguiti. E ancora con lo sguardo alla prossima legislatura ha insistito: “Tra poco meno di 300 giorni, gli europei andranno alle urne nella nostra democrazia unica e straordinaria. Sarà anche il momento di decidere che tipo di futuro e che tipo di Europa vogliono”.
Insomma la campagna elettorale per le europee di giugno prossimo da ieri è formalmente aperta. Come è partita la corsa per ridisegnare lo scacchiere del potere nell’Unione.