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Hanno tutti ragione | Schlein e le domande senza risposta in tv: così vacilla il teorema Franceschini

Una puntata di Otto e Mezzo e il dubbio che la leader dem, per non scontentarne alcuni, scontenti tutti
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Questo è il numero di venerdì 15 settembre 2023 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Si discute molto sulla performance di Elly Schlein nella puntata di Otto e mezzo di giovedì sera. I fronti di dibattito sono essenzialmente due. Il primo si interroga sulle ragioni per cui Lilli Gruber abbia così strapazzato la segretaria dem. Io mi asterrei dall’avanzare una tesi, ma non c'è dubbio che Gruber non si sia limitata a fare domande incalzanti, come peraltro è dovere suo e di ogni giornalista, ma ha approfittato di ogni occasione per far capire a Schlein e ai telespettatori quale disastro sia - secondo Lilli - l’attuale segretaria del Pd. Dunque non le ha chiesto: è sicura che il suo linguaggio sia comprensibile agli elettori? No, le ha proprio detto: “Se parla così, non la capisce nessuno”. Non le ha chiesto: la preoccupano i sondaggi che la vedono ferma intorno al 20 per cento? No, le ha detto testualmente: “Lei …

Questo è il numero di venerdì 15 settembre 2023 della newsletter Hanno tutti ragione, firmata da Stefano Cappellini. Per attivare l'iscrizione clicca qui

Si discute molto sulla performance di Elly Schlein nella puntata di Otto e mezzo di giovedì sera. I fronti di dibattito sono essenzialmente due. Il primo si interroga sulle ragioni per cui Lilli Gruber abbia così strapazzato la segretaria dem. Io mi asterrei dall’avanzare una tesi, ma non c'è dubbio che Gruber non si sia limitata a fare domande incalzanti, come peraltro è dovere suo e di ogni giornalista, ma ha approfittato di ogni occasione per far capire a Schlein e ai telespettatori quale disastro sia - secondo Lilli - l’attuale segretaria del Pd. Dunque non le ha chiesto: è sicura che il suo linguaggio sia comprensibile agli elettori? No, le ha proprio detto: “Se parla così, non la capisce nessuno”. Non le ha chiesto: la preoccupano i sondaggi che la vedono ferma intorno al 20 per cento? No, le ha detto testualmente: “Lei non schioda dal 20”. In un altro momento Gruber ha chiesto a Schlein, sempre a proposito di comprensibilità del linguaggio, se non la turbi questa immagine del Pd come il partito dal ditino sempre alzato. Qui molte sinapsi di sinistra sono andate in crash, perché in sostanza la scena era: Gruber che accusa Schlein di essere snob e radical chic. Per esaurire presto questo primo filone di dibattito si potrebbe dire che: la leader del Pd farà bene a riflettere non tanto sulle ragioni che animano lo sgradimento di Gruber quanto sul segnale che rappresentano, su come comincia da alcune parti a essere percepita la sua segreteria. Se comincia a diffondersi l’idea che Schlein non abbia il tocco magico, anzi il contrario, rischia di venire meno uno dei pilastri della sua elezione, il teorema Franceschini, cioè il carattere vincente della sua scesa in campo, vincente non solo contro Bonaccini ovviamente, che era poi la versione ferrarese del vecchio adagio di Deng Xiaoping: non importa di che colore sia il gatto, l’importante è che prenda il topo. Se in molti cominciano a convincersi che il topo sia imprendibile, è naturale che comincino anche a fare caso al colore del gatto.


In questo, però, e veniamo alla seconda e più rilevante questione, Schlein farà bene a interrogarsi su quanto possa aver contribuito lei stessa a far calare i suoi indicatori di successo. Perché è vero che la segretaria dem ha una tendenza a eludere le domande e l’effetto, ben più grave che indispettire un giornalista, è restituire a molti elettori l’impressione che faccia fatica a uscire dal suo, che si rifugi nei pezzi di repertorio, talvolta sfuggendo la complessità dei temi, talvolta mascherando dietro slogan la comprensibile e umana fatica di maneggiarli dovendo tenere conto della propria storia e degli orientamenti di un’altra dozzina di tribù dem e delle altre confinanti. C’è stato un momento della trasmissione dell’altra sera in cui Schlein ha esagerato. L’altro giornalista in studio, il direttore della Stampa Massimo Giannini, le ha chiesto: se il Pd andrà al governo, confermerà l’impegno preso dall’Italia con gli alleati Nato di portare al due per cento annuo di Pil le spese militari? “Decideremo quando saremo al governo”, ha risposto Schlein. Ora, non vorrei incorrere nella casistica gruberiana del ditino alzato, però credo si possa dire oggettivamente che: uno, un leader dell’opposizione non può mai cavarsela con un “vedremo”, ogni frase dovrebbe essere tesa a spiegare cosa offre l’opposizione in alternativa alla maggioranza, anche in quei pochi casi nei quali non si farebbe nulla di diverso; due, lasciare indeterminata una questione così cruciale, legata alla sicurezza nazionale, tradisce un deficit di visione che, peraltro, difficilmente può essere colmato dai potenziali alleati del Pd, in testa il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte. Qui serve più coraggio. O, forse, una furbizia più proficua: meglio scontentarne uno o due che scontentare tutti.
 

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