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Il monito di Mattarella al governo: “No a dirigismo e protezionismo tipico delle esperienze autoritarie”

(ansa)

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L’economia comincia a scricchiolare e il capo dello Stato, per la prima volta all’assemblea generale di Confindustria, si fa carico della preoccupazione generale. Citando Roosevelt invita a non farsi condizionare dalle paure
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Messaggio al governo. Basta paure, esasperazioni, “fatui irenismi”, li chiama, “comportamenti ispirati a sentimenti puramente congiunturali”.

Messaggio al mondo economico. La libertà di mercato non deve ledere i diritti civili, i giovani vanno pagati di più sennò emigrano, la sicurezza degli operai va garantita, l’ambiente va rispettato.

“No al dirigismo”, specifica, rivolgendosi, a Giorgia Meloni che lo ascolta in prima fila. Il pensiero corre subito alla misura sugli extraprofitti. “No al protezionismo tipico delle esperienze autoritarie”, aggiunge. Guarda caso i capisaldi del governo della destra italiana oggi al potere.

No al “capitalismo di rapina”, ammonisce gli imprenditoriali. Le aziende sono al centro di un sistema di valori, che non è solo economico.

L’economia comincia a scricchiolare e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si fa carico della preoccupazione generale. Parla per la prima volta all’assemblea di Confindustria, all’Auditorium, in una sala stracol…

Messaggio al governo. Basta paure, esasperazioni, “fatui irenismi”, li chiama, “comportamenti ispirati a sentimenti puramente congiunturali”.

Messaggio al mondo economico. La libertà di mercato non deve ledere i diritti civili, i giovani vanno pagati di più sennò emigrano, la sicurezza degli operai va garantita, l’ambiente va rispettato.

“No al dirigismo”, specifica, rivolgendosi, a Giorgia Meloni che lo ascolta in prima fila. Il pensiero corre subito alla misura sugli extraprofitti. “No al protezionismo tipico delle esperienze autoritarie”, aggiunge. Guarda caso i capisaldi del governo della destra italiana oggi al potere.

No al “capitalismo di rapina”, ammonisce gli imprenditoriali. Le aziende sono al centro di un sistema di valori, che non è solo economico.

L’economia comincia a scricchiolare e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella si fa carico della preoccupazione generale. Parla per la prima volta all’assemblea di Confindustria, all’Auditorium, in una sala stracolma di ministri (da Tajani a Sangiuliano), con file che si formano per salutare Marina Berlusconi seduta accanto a Fedele Confalonieri.

L’assemblea lo accoglie con un lungo battimani e il Capo dello Stato ricorda che l’Italia ha “avuto una ripresa prodigiosa senza pari nel G7”. C’è quindi un elogio del sistema economico italiano, del contributo che l’industria ha dato in questi anni accidentati, ma tutto il senso del discorso si può riassumere in un invito ad alzare la guardia. Se va male l’economia anche la democrazia ne può risentire drammaticamente. Detto in soldoni: con la crisi dell’economia il pericolo di torsioni autoritarie è sempre dietro l’angolo. Se invece l’economia va bene anche la democrazia si rafforza. Le disuguaglianze, se non governate, possono portare alla tirannide. Ha citato gli anni Trenta, Roosevelt, persino Hitler.

Mattarella, insomma, ha dato l’impressione di essere preoccupato. “La nostra comunità è adeguatamente resiliente?”, si è chiesto. “E’ sufficientemente desiderosa di futuro, di voler guardare avanti?”

Da un lato quindi ha incoraggiato (ed elogiato), ma dall’altro non ha celato un allarme sulle prospettive della nostra democrazia se la crisi si dovesse aggravare. Vanno evitate, ha detto, le concentrazioni di potere, il che vale sia per le istituzioni che per le imprese. I poteri pubblici devono garantire qualità nei servizi.

Agli attori dell’establishment ha ribadito che “la salvezza dipende solo da noi italiani”, ma subito dopo ha aggiunto “insieme agli altri popoli della Ue”, rintuzzando le ricorrenti tentazioni sovraniste, come dimostra l’ultima tensione con la Germania sui migranti.

Dicevamo di Rooesevelt, il padre del New Deal. La frase citata è: “La solo cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa”. Un invito al governo a non chiudersi in sé stesso e a risolvere le questioni che sono sul tappeto, insieme all’Europa.

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