Salvini con i migranti tenta il sorpasso a destra su Meloni. Ma Le Pen a Pontida agita il Carroccio
di Emanuele LauriaMatteo Salvini
(ansa)ROMA — Il trampolino di Pontida. Se l’anno scorso il raduno sul “sacro prato” servì a lanciare la corsa di Salvini verso il governo (pur con un risultato modesto alle urne), l’appuntamento di quest’anno minaccia di aprire una sanguinosa competizione elettorale per le Europee. La Lega da un lato rimpalla su Giorgia Meloni la responsabilità della crisi migratoria e dall’altro si produce in un diktat sulle alleanze in vista del voto per Bruxelles. Mettendo davanti a tutto l’ingombrante figura di Marine Le Pen. Ospite d’onore della più iconica manifestazione del Carroccio.
La road to Pontida è cominciata mercoledì sera, a Marino, alle porte di Roma: nella villa dell’editore e deputato leghista Antonio Angelucci, Matteo Salvini ha incontrato parlamentari e ministri. «Con Giorgia i rapporti sono buoni», ha premesso il leader. Ma sul boom degli sbarchi, uno dei temi di più stretta attualità, Salvini ha subito espresso malumore: «La via diplomatica finora non ha portato nulla». Ed è esattame…
ROMA — Il trampolino di Pontida. Se l’anno scorso il raduno sul “sacro prato” servì a lanciare la corsa di Salvini verso il governo (pur con un risultato modesto alle urne), l’appuntamento di quest’anno minaccia di aprire una sanguinosa competizione elettorale per le Europee. La Lega da un lato rimpalla su Giorgia Meloni la responsabilità della crisi migratoria e dall’altro si produce in un diktat sulle alleanze in vista del voto per Bruxelles. Mettendo davanti a tutto l’ingombrante figura di Marine Le Pen. Ospite d’onore della più iconica manifestazione del Carroccio.
La road to Pontida è cominciata mercoledì sera, a Marino, alle porte di Roma: nella villa dell’editore e deputato leghista Antonio Angelucci, Matteo Salvini ha incontrato parlamentari e ministri. «Con Giorgia i rapporti sono buoni», ha premesso il leader. Ma sul boom degli sbarchi, uno dei temi di più stretta attualità, Salvini ha subito espresso malumore: «La via diplomatica finora non ha portato nulla». Ed è esattamente il concetto trasferito al fedelissimo vicesegretario Andrea Crippa, che ha affidato ad Affaritaliani.it la bocciatura della strategia meloniana imperniata sui viaggi a Tunisi insieme alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen: «Vuole sapere se questa linea ha funzionato? A occhio no. Bisogna tornare a fare ciò che faceva Salvini quando era ministro dell’Interno. Lui ha dimostrato che i problemi si possono risolvere con atteggiamenti più rigidi». Va da sé la richiesta di un ripristino dei decreti sicurezza, forse già nel prossimo Cdm di lunedì. E di non escludere nessun intervento contro gli sbarchi, neanche «l’invio della Marina», su cui ha competenza il ministro Guido Crosetto. Meloni, a questo punto, potrebbe rilanciare e andare oltre: lo staff di Chigi smentisce voci di un blitz a Lampedusa.
Ad ogni modo, alle affermazioni di Crippa FdI non risponde. Come non risponde alla sortita di Salvini sulla “regia” che guiderebbe l’aumento dei flussi migratori. Una cosa è certa: la Lega ha deciso di alzare i toni, di far sentire la propria voce rispetto a quello che si sta rivelando il fallimento di uno dei principali punti del proprio programma: «Se l’approccio generale al problema non va, il cerino non può restare in mano solo a Piantedosi», commenta un big del Carroccio.
Questione dirimente che porta con sé l’altra, quella delle intese europee: se Meloni reputa “prematura” una discussione su questo punto a nove mesi dal voto, Salvini non ha dubbi: «Senza alleanza di centrodestra la partita è persa». E il messaggio alla premier è sempre lo stesso: no ai veti. Anzi, è ancora più esplicito: «Non è che io dico no a Vox, a Orbán o a Morawiecki. Mi aspetto la stessa apertura da parte di tutti». Di più: nella cena a casa Angelucci, il ministro Roberto Calderoli avrebbe suggerito di sottoporre agli alleati un patto anti-inciucio: «Mai con i socialisti all’Europarlamento. Non era la stessa Meloni a proporre questo patto per le Politiche un anno fa?». L’invito a Marine Le Pen è un macigno, soprattutto per Forza Italia e il Ppe: «Cosa ne penso? È un’iniziativa di un partito. Io per fortuna domenica sarò in volo per New York», dice il segretario Antonio Tajani.
Ora, la presenza di Le Pen ha destato perplessità anche all’interno della Lega, a leggere i commenti irritati che nelle chat interne ha suscitato il post in cui si vedono i volti di Salvini e della collega francese, che “invitano a Pontida”. «Ci invita a casa nostra?», la replica più frequente soprattutto in un Veneto scosso da forti tensioni interne, con gli addii di alcuni militanti di lungo corso passati a Forza Italia sulla scia di Flavio Tosi (fra cui l’ex senatore Giampaolo Vallardi e l’ex vicepresidente della Regione Gianluca Forcolin) che potrebbero sfociare in tempi brevi nell’abbandono più rilevante, quello dell’assessore regionale Roberto Marcato, il consigliere leghista più votato nel 2020. «Le Pen? La Lega è antifascista dalle origini ma il problema non è quello. La leader della destra francese è espressione di una politica nazionalista mentre noi siamo, o eravamo, per l’Europa dei popoli», chiosa l’eurodeputato Toni Da Re. Idea opposta a quella dell’ex sottosegretario Stefano Candiani: «L’emergenza migranti è soprattutto responsabilità di un’Europa che va cambiata. E in questo senso non vedo perché sorprendersi davanti alla presenza a Pontida di Marine Le Pen, con cui c’è un idem sentire. I sondaggi in vista del voto europeo danno una situazione di equilibrio: come si fa, in questa condizione, a porre dei veti?».