✕
(ansa)

Strage di Ustica, il ministero della Difesa ammette: esistono documenti non ancora declassificati

Dopo le rivelazioni a Repubblica di Amato e del maresciallo Dioguardi, il ministero svela l’esistenza di documenti non ancora pubblici nonostante l’obbligo di desecretazione deciso nel 2014
3 minuti di lettura

Esistono 18 documenti riservati sulla strage di Ustica che i cittadini italiani non conoscono, perché ancora sottoposti a segreto. Si tratta di relazioni della Difesa, di atti dei nostri Servizi di sicurezza. Ma ci sono anche cablo di stati stranieri e resoconti della Nato, tutti con al centro quanto accaduto la notte del 27 giugno 1980 sui cieli del Mediterraneo. Lo ha rivelato ieri, dopo un’intervista esclusiva a Repubblica il maresciallo in congedo dell’Aeronautica Militare, Giuseppe Dioguardi, il ministero della Difesa. All’appello manca ancora però il diciannovesimo, quello cruciale, secondo la ricostruzione di Diogardi: la relazione del Sismi sulla notte di Ustica. Quell’informativa, di cui esiste traccia nei registri di protocollo oltre che nel racconto del militare, non è mai stata consegnata all’Archivio di Stato né tantomeno ce n’è traccia negli atti delle indagini fin qui condotte sull’abbattimento del Dc9. Dove sia finita è l’ennesimo mistero di questa stori…

Esistono 18 documenti riservati sulla strage di Ustica che i cittadini italiani non conoscono, perché ancora sottoposti a segreto. Si tratta di relazioni della Difesa, di atti dei nostri Servizi di sicurezza. Ma ci sono anche cablo di stati stranieri e resoconti della Nato, tutti con al centro quanto accaduto la notte del 27 giugno 1980 sui cieli del Mediterraneo. Lo ha rivelato ieri, dopo un’intervista esclusiva a Repubblica il maresciallo in congedo dell’Aeronautica Militare, Giuseppe Dioguardi, il ministero della Difesa. All’appello manca ancora però il diciannovesimo, quello cruciale, secondo la ricostruzione di Diogardi: la relazione del Sismi sulla notte di Ustica. Quell’informativa, di cui esiste traccia nei registri di protocollo oltre che nel racconto del militare, non è mai stata consegnata all’Archivio di Stato né tantomeno ce n’è traccia negli atti delle indagini fin qui condotte sull’abbattimento del Dc9. Dove sia finita è l’ennesimo mistero di questa storia.


Il documento sparito

Quando ieri mattina Repubblica ha pubblicato l’ultimo racconto di Dioguardi, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha chiesto ai suoi di cercare immediatamente le carte di cui parlava il militare in congedo. ““Il Sismi aveva messo nero su bianco due versioni – ha detto il maresciallo - la prima ricostruiva quanto accaduto la notte del 27 giugno 1980 sulla base degli elementi a disposizione dell’intelligence, la seconda era la versione di comodo che il Sismi suggeriva alle istituzioni di rendere pubblica. Ogni documentazione classificata rimane all’interno della segreteria speciale del gabinetto del ministro. A quanto ne so c’erano cinque copie in giro: l’originale, una minuta e un minutario rimasti nell’archivio del Sismi, poi una quarta copia presso la segreteria speciale al ministero della Difesa e l’ultima alla segreteria speciale della Presidenza del consiglio”. La risposta alla richiesta di Crosetto arrivata dopo ore: quel documento non lo abbiamo mai trovato. Non era infatti nei 1967 atti su Ustica che dopo una ricognizione avvenuta nel 2014 negli archivi della Segreteria speciale del Gabinetto sono stati consegnati all’Archivio centrale dello Stato tra il 2015 e il 2016 come richiesto dalla direttiva Renzi. Ma, in nome di “un’operazione trasparenza” come la definivano ieri sera nei corridoi del ministero, la Difesa ha spiegato come esistono 18 relazioni che non sono in questo elenco. E sui quali vige ancora il segreto.


I documenti secretati

Si tratta di 11 informative che portano in qualche modo il timbro del ministero della Difesa: relazioni di corpi militari, informative interne. E altri sette fascicoli che arrivano dai Servizi, dall’estero e dalla Nato che invece sono al ministero ma non possono essere rivelati. Perché? “Quando è terminata la ricognizione” spiega una fonte investigativa che sta seguendo il dossier, “c’è stata un’interlocuzione tra il ministero e la Procura: sono stati messi a disposizione tutti gli atti, prima della desecretazione e la Procura ha indicato quali potessero essere di loro interesse per fini investigativi”. Sono le 11 relazioni che non erano mai entrati nelle indagini precedenti. O non erano stati sufficientemente valorizzati. “Non dimentichiamoci che questa è un’indagine particolare: passa dal “non ufficiale”, si basa sul dubbio, perché altrimenti avremmo dovuto fermarci all’ipotesi della bomba” dice un investigatore. Dunque: la Procura di Roma prende 11 documenti e non autorizza, per ragioni di segreto istruttorio, l’invio all’Archivio di Stato. E le altre sette? “Siamo in attesa del nulla osta dagli enti originatori” dice il ministero della Difesa. Che significa?


(ansa)


Il mancato nulla osta

La norma prevede che per la declassificazione dei documenti serve il via libera dell’ufficio che li aveva inizialmente bollati come “riservati”. La Difesa, Chigi, gli Interni lo hanno fatto su tutte quelle carte trasmesse all’Archivio. La Difesa ha già dato il parere positivo anche per le 11 relazioni oggi in Procura: quando non ci saranno più ragioni di segreto istruttorio, potranno essere rese note. Per altri sette documenti i il lasciapassare, però, non c’è ancora. “Lo chiediamo, senza risposta, dal 2015” ha spiegato ieri la Difesa. A Repubblica risulta che si tratti di alcune relazioni del Sismi su cui dovrebbe dare il via libera il Dis. Di relazioni che arrivano da Stati esteri. E di almeno una relazione della Nato che spiegano, tra le altre cose, il funzionamento di alcuni sistemi di difesa dell’Alleanza (per esempio il tracciamento dei mezzi), motivo per cui secondo qualcuno quel via libera non arriverà mai. Anche i sette documenti sono stati però visionati dalla Procura per verificare se ci fossero notizie di reato al loro interno. O comunque atti utili alle indagini come negli altri casi. E’ stato valutato di no, motivo per cui i fascicoli sono rimasti alla Difesa. La storia di Ustica è piena, però, di valutazioni sbagliate. Per questo 43 anni dopo è innaturale non poter conoscere ancora tutta la verità.

Strage di Ustica, le interviste di Repubblica alla base delle nuove rivelazioni

Ustica, il maresciallo dell'Aeronautica: "Io so la verità sul Mig libico, quell'aereo cadde la sera del Dc9"

Leggi i commenti