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Von der Leyen a Lampedusa. Parigi e Berlino isolano Meloni in Europa

Timori di Francia e Germania per la situazione italiana. Alla premier sostegno di Metsola, che però ricorda la necessaria del Patto
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PARIGI — L’Italia rimane isolata in una nuova giornata di riunioni e contatti europei sull’emergenza in corso a Lampedusa. Se la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, sta organizzando una simbolica trasferta nell’isola siciliana insieme a Giorgia Meloni, non ci sono ancora segnali concreti di un accordo per condividere con altri Paesi l’accoglienza dei migranti sbarcati in questi giorni. Emmanuel Macron parla di “dovere di solidarietà europea” nei confronti dell’Italia, intanto però conferma rinforzi di gendarmi e controlli alla frontiera con il nostro Paese. E lancia una frecciatina nei confronti del governo di Roma. “Gli approcci strettamente nazionalisti hanno i loro limiti” osserva Macron. Nelle ultime ore sono stati intensificati anche i controlli al Brennero da parte dell’Austria.

Le tensioni alimentate dal governo Meloni con le altre capitali dell’Ue, a cominciare da Parigi e Berlino, frenano decisioni sostanziali nell’attuale crisi. Il colloquio…

PARIGI — L’Italia rimane isolata in una nuova giornata di riunioni e contatti europei sull’emergenza in corso a Lampedusa. Se la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, sta organizzando una simbolica trasferta nell’isola siciliana insieme a Giorgia Meloni, non ci sono ancora segnali concreti di un accordo per condividere con altri Paesi l’accoglienza dei migranti sbarcati in questi giorni. Emmanuel Macron parla di “dovere di solidarietà europea” nei confronti dell’Italia, intanto però conferma rinforzi di gendarmi e controlli alla frontiera con il nostro Paese. E lancia una frecciatina nei confronti del governo di Roma. “Gli approcci strettamente nazionalisti hanno i loro limiti” osserva Macron. Nelle ultime ore sono stati intensificati anche i controlli al Brennero da parte dell’Austria.

Le tensioni alimentate dal governo Meloni con le altre capitali dell’Ue, a cominciare da Parigi e Berlino, frenano decisioni sostanziali nell’attuale crisi. Il colloquio di ieri tra il ministro dell’Interno Mario Piantedosi e il collega francese Gérald Darmanin non ha permesso di sbloccare una situazione di stallo. L’unica intesa annunciata riguarda la volontà di prevenire nuovi arrivi nello spazio europeo. “Abbiamo concordato di agire insieme all’Ue nelle prossime ore per rafforzare fortemente la prevenzione delle partenze dei migranti e la lotta ai trafficanti” ha spiegato Darmanin, senza fornire ulteriori dettagli.

Il ministro francese, che qualche mese fa aveva accusato Giorgia Meloni di essere “incapace di gestire i flussi migratori”, ha convocato ieri una riunione operativa del dicastero. Uno degli obiettivi principali era sigillare i confini con l’Italia. “Abbiamo un aumento del 100% dei flussi” si è giustificato Darmanin. Il governo francese è pressato dalla destra. Il partito dei Républicains chiede di mandare mezzi militari alla frontiera mentre Jordan Bardella, braccio destro di Marine Le Pen, domanda a Macron di prendere un “impegno solenne” rispetto al record di sbarchi: “La Francia non accoglierà un solo migrante”. Da Lampedusa parla anche la nipote di Le Pen, Marion Maréchal, candidata alle elezioni europee per il partito di estrema destra Reconquête. Facendosi riprendere tra scene di caos nei centri che accolgono i migranti sull’isola siciliana, Maréchal si è detta “solidale con il popolo italiano» ma ha voluto soprattutto denunciare la presunta «sommersione migratoria” in corso.

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Anche dalla Germania non arrivano segnali di apertura verso l’Italia dopo che Berlino ha annunciato mercoledì che d’ora in poi rifiuterà tutti i richiedenti asilo provenienti dal nostro Paese. Il portavoce del ministero dell’Interno tedesco ha espresso “preoccupazione” per la situazione a Lampedusa. Nessun gesto distensivo al momento nei confronti di Roma. Il meccanismo di solidarietà riprenderà solo quando l’Italia riattiverà le regole di Dublino, ha confermato ieri l’esecutivo tedesco. Ancora prima della Germania, la Francia aveva già smesso di applicare il meccanismo europeo di solidarietà, smettendo di partecipare al ricollocamento dei migranti sbarcati in Italia, accusando Roma di non riprendere i “dublinati”, ovvero i richiedenti asilo registrati sulle coste italiane.

Il governo Meloni paga le sue contraddizioni nel dialogo con l’Ue. A cominciare dalle alleanze politiche che impediscono di varare il Patto Asilo e Immigrazione: in discussione da tre anni, è bloccato dai veti dai governi sovranisti amici di Roma, Ungheria e Polonia. Un’impasse sottolineata anche dalla presidente dell’Europarlamento, Roberta Metsola, che ha chiamato ieri Meloni per esprimerle il suo sostegno. L’esponente del Ppe ha però ricordato l’urgenza di approvare il nuovo Patto, unico modo di costruire una risposta europea.

Per adesso l’Italia si deve accontentare di attestati di solidarietà e qualche azione da parte dell’Ue. Bruxelles ha inviato un team di quindici persone a Lampedusa a supporto delle autorità italiane. “C’è bisogno di solidarietà e contiamo su tutti i paesi membri. Dobbiamo cooperare a stretto contatto” ha sottolineato una portavoce della Commissione Ue.

Un incontro meramente tecnico si è tenuto ieri per fare il punto sul meccanismo europeo di solidarietà, al quale hanno aderito 19 Paesi membri più Lichtenstein, Svizzera e Norvegia. Nei prossimi giorni i contatti tra Bruxelles e i paesi membri continueranno.

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