“Niente di segreto”: così il governo liquidava le parole di Amato
di Antonio FraschillaAvevano detto con sicumera che non “c’era nulla di segreto ormai”. Anzi, alcuni esponenti del governo e della maggioranza si erano spinti a dire che i dubbi espressi dall’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato in una intervista a Repubblica erano “fandonie” perché le sentenze «parlano chiaro». Invece adesso sulla strage di Ustica un pezzo dello Stato, in una nota del ministero della Difesa in risposta ancora una volta a una intervista rilasciata a Repubblica, quella dell’ex maresciallo Giuseppe Dioguardi, ammette che ci sono “sette documenti non ancora declassificati”. Documenti sui quali non vige il segreto di Stato, ma il cosiddetto “segreto di ufficio”. Il risultato non cambia: non sono documenti che gli italiani hanno mai potuto visionare.
Ustica, il maresciallo dell'Aeronautica: "Io so la verità sul Mig libico, quell'aereo cadde la sera del Dc9"
La nota del ministero della Difesa rompe un po’ la narrazione avviata dal …
Avevano detto con sicumera che non “c’era nulla di segreto ormai”. Anzi, alcuni esponenti del governo e della maggioranza si erano spinti a dire che i dubbi espressi dall’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato in una intervista a Repubblica erano “fandonie” perché le sentenze «parlano chiaro». Invece adesso sulla strage di Ustica un pezzo dello Stato, in una nota del ministero della Difesa in risposta ancora una volta a una intervista rilasciata a Repubblica, quella dell’ex maresciallo Giuseppe Dioguardi, ammette che ci sono “sette documenti non ancora declassificati”. Documenti sui quali non vige il segreto di Stato, ma il cosiddetto “segreto di ufficio”. Il risultato non cambia: non sono documenti che gli italiani hanno mai potuto visionare.
Ustica, il maresciallo dell'Aeronautica: "Io so la verità sul Mig libico, quell'aereo cadde la sera del Dc9"
La nota del ministero della Difesa rompe un po’ la narrazione avviata dal governo, a partire dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dopo l’intervista ad Amato che apriva all’ipotesi che ad abbattere il Dc-9 sia stato un missile francese lanciato per colpire un Mig libico. Una narrazione che alla base ha l’elemento che “tutto è stato desecretato”. E i documenti, se li ha, li deve portare Amato: “Se sa qualcosa, e se ha nuovi elementi, li metta a disposizione e poi la magistratura farà le sue valutazioni”, ha detto Meloni. Invece adesso si scopre che forse lei, e il suo governo, potrebbero invece spingere gli enti titolari di questi documenti a desecretarli: si tratta, a quanto pare, di atti che fanno capo alla Nato, all’ex Sisde e ad altri organismi stranieri. Enti che non hanno mai risposto alla richiesta di rendere pubblici gli atti avviata anche dallo stesso ministero della Difesa fin dal 2015.
Di certo c’è che oggi emerge con chiarezza che non tutto sulla strage del 27 giugno 1980 è alla luce del sole. Smentendo ad esempio chi vorrebbe chiudere il discorso solo con la sentenza che ha “escluso” altre ipotesi, oltre quella della bomba a bordo. Come il ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Sulla strage di Ustica c’è stato un processo, ci sono delle sentenze, non si può commentare un’intervista fatta da un privato cittadino”, ha detto liquidando così i dubbi di Amato.
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Sulla stessa lunghezza d’onda il gran consigliere di Meloni, il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano: “Se il presidente Amato ha qualcosa di più di personali deduzioni, se ha degli elementi concreti — ha detto — li metta a disposizione e certamente ci sarà seguito da parte dell’autorità giudiziaria e dal governo”. Ribadendo sicuro: “Non ci sono atti coperti da segreto di Stato su Ustica”. Invece ancora qualcosina c’è, e forse il governo potrebbe fare dei passi in avanti per far “voltare” queste carte ancora coperte.
Anche nella maggioranza comunque c’è chi ha preso posizioni nette escludendo qualsiasi altra ipotesi: “La sentenza dimostra che sull’aereo c’era una bomba e noi riteniamo che sia la verità, Amato ci sembra confuso”, ha detto il senatore Maurizio Gasparri, che ha anche convocato una conferenza stampa all’indomani dell’intervista di Amato per smentirne i contenuti. Accanto a lui l’ex ministro Carlo Giovanardi: “A Ustica è stata una bomba, da un punto di vista tecnico non ci sono dubbi, i generali poi sono stati assolti con formula piena — ha detto — gli Usa e i francesi ci hanno già risposto, quindi Amato ha detto menzogne e se ci sono estremi per parlare di diffamazione, allora è nostro dovere tutelarli anche attraverso strumenti giudiziari”.
In platea durante quella conferenza stampa c’era anche l’ex capo di Stato maggiore dell’aeronautica Leonardo Tricarico, che ai tempi della strage era tra i vertici militari del Paese. Per lui le parole di Amato restano “fandonie”: “La pista francese è stata smontata in giudizio, dove è stata definita degna più della trama di un giallo che di un pronunciamento giudiziario”.
Sarà, ma non tutte le carte sono ancora sul tavolo nonostante le certezze granitiche di generali, senatori, ex ministri, sottosegretari e presidenti del Consiglio.