Salvini sui migranti: “Giorgia mi segue”. Le Pen a comizio, il gelo di Pontida
dai nostri inviati Emanuele Lauria , Giampaolo VisettiPONTIDA — La prima partita, quella sportiva, l’ha persa. Ma Matteo Salvini, che ha assistito ieri a San Siro alla batosta del suo Milan nel derby, conta di rifarsi oggi nello scontro a distanza che anima il governo: lui a Pontida, a rilanciare la linea dura contro i migranti al fianco di Marine Le Pen. Lei, intesa come Giorgia Meloni, a Lampedusa a cercare l’estrema via d’uscita diplomatica con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen.
Al termine di una settimana caratterizzata da un duello sotterraneo fra i due, il leader leghista fa buon viso davanti alla decisione della premier di organizzare la missione nell’isola simbolo del boom incontrollato di sbarchi proprio nel giorno del tradizionale raduno del Carroccio. Il rischio, più che fondato, sarà quello di un oscuramento mediatico di Pontida. Salvini giura che i due eventi “fanno parte dello stesso obiettivo”, conferma “assoluta sintonia con Giorgia” e prova a rilanciare: “La premier sta facendo miracoli a livello in…
PONTIDA — La prima partita, quella sportiva, l’ha persa. Ma Matteo Salvini, che ha assistito ieri a San Siro alla batosta del suo Milan nel derby, conta di rifarsi oggi nello scontro a distanza che anima il governo: lui a Pontida, a rilanciare la linea dura contro i migranti al fianco di Marine Le Pen. Lei, intesa come Giorgia Meloni, a Lampedusa a cercare l’estrema via d’uscita diplomatica con la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen.
Al termine di una settimana caratterizzata da un duello sotterraneo fra i due, il leader leghista fa buon viso davanti alla decisione della premier di organizzare la missione nell’isola simbolo del boom incontrollato di sbarchi proprio nel giorno del tradizionale raduno del Carroccio. Il rischio, più che fondato, sarà quello di un oscuramento mediatico di Pontida. Salvini giura che i due eventi “fanno parte dello stesso obiettivo”, conferma “assoluta sintonia con Giorgia” e prova a rilanciare: “La premier sta facendo miracoli a livello internazionale, mentre a livello locale dobbiamo ancora attrezzarci”.
Tenta così di archiviare le accuse affidate a due fedelissimi come Calderoli e Crippa sulla linea del governo, prova a placare l’irritazione di Palazzo Chigi e del ministero della Difesa, cerca insomma una tregua complice una telefonata fra il segretario e la capa dell’esecutivo”. Convinto di aver ottenuto un risultato: il pugno duro promesso da Meloni contro gli immigrati illegali. In attesa delle misure che saranno portate domani in consiglio dei ministri, Salvini difende il titolare del Viminale Matteo Pantedosi: “Un amico prima che un collega”.
Ma nel retropalco Salvini dice ai suoi che dalla Von der Leyen si aspetta “fatti concreti” e si lancia in un nuovo assalto all’Europa che non fa bene al dialogo coi vertici della commissione che la premier cerca ancora di portare avanti. Un’Europa che per Salvini è “lontana, distratta, sorda, arrogante”. Un’Europa da cambiare con Marine Le Pen che oggi sbarcherà a Pontida per parlare alla folla leghista poco prima del segretario.
È l’occasione, per l’ex Capitano, per avvertire di nuovo gli alleati: “Sarebbe delittuoso perdere l’occasione per la prima volta di portare il centrodestra unito a vincere anche in Europa”. E pazienza se Meloni ribadisce da tempo che le intese si faranno dopo il voto e che FI è attualmente membro, dentro il Ppe, della maggioranza che governa a Bruxelles. E che ad andare con Le Pen non ci pensa neppure.
Ma Salvini non allenta l’abbraccio che lo lega all’ultradestra. Anzi, dal raduno dei giovani leghisti che ha animato ieri la vigilia di Pontida, giunge la notizia che a ottobre, a Roma, si terrà un vertice dei partiti di Identità e democrazia, il gruppo europeo del quale — oltre che la Lega — fanno parte il Rassemblement national di Le Pen e i tedeschi di Afd. Dallo stesso proscenio arriva anche l’annuncio di una candidatura, per la Lega, del generale Roberto Vannacci, finito nella bufera per alcuni passaggi omofobi e sessisti del suo libro e scaricato dal ministro della Difesa Guido Crosetto.
La base contro l’invito a Marine Le Pen
Salvini prova a scaldare la platea con ampie rassicurazioni sull’autonomia: “Non siamo mai stati così vicini”. Un pannicello caldo per gli orgogliosi difensori della tradizione leghista che — mentre Bossi conferma la sua assenza a Pontida che perdura dal 2017 — poco hanno gradito l’invito rivolto a Marine Le Pen nella cattedrale del “padroni a casa nostra”.
Il luogo di culto dei lumbard, d’altronde, accoglie il suo popolo con una scritta: “Veneto libero”. Sui camper i manifesti invocano Bossi. La coreografia rimanda alle origini: “Padania repubblica indipendente federale”. Sulle bandiere, sotto il tendone allestito per la kermesse dei giovani, sventolano leoni di San Marco e guerrieri anti-Barbarossa. Il gelo della base ora agita Salvini. “Ha sbagliato indirizzo — sintetizza Luigi Dossena, tessera numero 69 del partito — con Le Pen non doveva invitarci a Pontida, ma andare a Predappio”. Ammettere il “mal di pancia” è un eufemismo. “Siamo nati per la secessione del Nord — dice un gruppo dalla Brianza — ci ritroviamo col ponte sullo Stretto e l’icona francese del centralismo statale europeo”.
Il rischio di una trappola per Salvini, ma anche per la stessa Le Pen. “Matteo si sveglia appiattito nell’estrema destra nazionalista — dice Antonio Cavalieri, studente genovese — e da vicepremier isola anche il governo nell’Ue. Le Pen si scopre nel covo anacronistico del secessionismo e non sa come giustificarlo ai suoi in Francia”. Un pasticcio: l’ex popolo del Nord ancora pretende di “difendere la libertà delle genti padane dal potere romano”, ma il suo leader lo consegna all’ultra destra sovranista. “Ovvio che Bossi non possa più venire qui — dice Giovanni Bruseghin, attivista di Vicenza — lui resta un profeta: vederlo a braccetto con Le Pen sarebbe la demolizione dei suoi ideali”.
Ancora più netto Marzio Favero, il ‘filosofo’ del partito: “Le Pen a Pontida — dice — ricorda il ferro ligneo. Come una bestemmia in chiesa». Sulla stessa linea l’ex pasdaran vicentina Manuela Dal Lago: “Che c’azzecca la Lega — domanda — coi fascisti? Così tradiamo la nostra missione autonomista e diventiamo una semplice forza di estrema destra”. Da Milano a Venezia il malessere contagia partite iva e imprenditori campioni dell’export: spaventati dalla prospettiva di un’Italia sempre più spostata a destra, isolata su posizioni nazionaliste e xenofobe. Di qui anche i mugugni in vista del congresso in Lombardia e gli strascichi dello scontro in Veneto. E il governatore Luca Zaia, a poposito di Le Pen, glissa ma non troppo: “Io ci sono, ma per quelli del prato, non per chi è sul palco”.