Migranti, Meloni a Lampedusa con Von der Leyen. Sfida alla Ue: ci aiuti o sarà scontro
di Tommaso CiriacoROMA — La doppia partita di Giorgia Meloni si consumerà su un aereo in volo per Lampedusa, all’alba di oggi. A colloquio con Ursula von der Leyen, la premier svelerà il suo piano. Proverà a convincere la politica tedesca che aiutare il governo italiano sui migranti significa sostenere gli attuali equilibri dell’Unione europea. È la scommessa con cui tenta di preservare il predominio nel campo sovranista d’Italia, messo a repentaglio da Matteo Salvini. Ed è lo scambio politico con cui la presidente del Consiglio cerca di rientrare nei giochi continentali, offrendo lo scalpo dell’alleato.
C’è però una condizione su cui Meloni intende insistere: Bruxelles deve mostrarsi disponibile a dare una mano sulla missione navale congiunta e sulla gestione della trattativa diplomatica con la Tunisia e gli altri Paesi nordafricani da cui partono i barconi. È lo schema tracciato ieri sera in una telefonata con Emmanuel Macron, in cui i due hanno “discusso di un’azione congiunta nel Mediterraneo centr…
ROMA — La doppia partita di Giorgia Meloni si consumerà su un aereo in volo per Lampedusa, all’alba di oggi. A colloquio con Ursula von der Leyen, la premier svelerà il suo piano. Proverà a convincere la politica tedesca che aiutare il governo italiano sui migranti significa sostenere gli attuali equilibri dell’Unione europea. È la scommessa con cui tenta di preservare il predominio nel campo sovranista d’Italia, messo a repentaglio da Matteo Salvini. Ed è lo scambio politico con cui la presidente del Consiglio cerca di rientrare nei giochi continentali, offrendo lo scalpo dell’alleato.
C’è però una condizione su cui Meloni intende insistere: Bruxelles deve mostrarsi disponibile a dare una mano sulla missione navale congiunta e sulla gestione della trattativa diplomatica con la Tunisia e gli altri Paesi nordafricani da cui partono i barconi. È lo schema tracciato ieri sera in una telefonata con Emmanuel Macron, in cui i due hanno “discusso di un’azione congiunta nel Mediterraneo centrale”, recita il comunicato dell’Eliseo.
Un passo indietro, prima di tornare sul Falcon dell’Aeronautica lungo la rotta Roma-Lampedusa. Venerdì, dopo pranzo, Meloni perde definitivamente la pazienza con l’alleato padano. È “stufa” — pare abbia espresso lo stesso concetto con toni ben più ruvidi — della sfida lanciata da Salvini. Pensa che il leghista voglia logorarla in vista delle Europee, sfruttando un’emergenza nazionale su cui il governo di cui fa parte sta fallendo in modo fragoroso. Infuriata, Meloni convoca Matteo Piantedosi e gli lascia intendere che non esiste una posizione neutrale: con la linea di Palazzo Chigi, oppure contro. Al vertice partecipa anche Guido Crosetto, mai così in sintonia con la leader da un anno a questa parte. Si sceglie la strada del rilancio, con un video che mostra la faccia feroce di Meloni. Nel frattempo, però, si lavora alla missione a Lampedusa con Von der Leyen.
La richiesta della presidente del Consiglio suonerà così, stamane: serve un segnale da Bruxelles, una concessione politica. L’alternativa, spiegherà Meloni, è quella di regalare alle estreme destre d’Europa, quelle che si ritroveranno oggi sul pratone verde di Pontida in nome di Salvini e Marine Le Pen, un clamoroso vantaggio elettorale in vista delle Europee. È la ragione per cui la premier ha scientificamente fissato la missione sull’isola nelle stesse ore in cui si celebra la festa sacra della Lega: gioca di sponda con Macron, contro la comune avversaria del Rassemblement national. Ed è lo stesso motivo per cui tra tre giorni alle Nazioni Unite solleciterà un impegno per rafforzare i centri in cui si raccolgono i migranti in Nord Africa.
Non è detto che gli argomenti facciano breccia nel cuore di Von der Leyen. Anche perché la lettura di Meloni risulta probabilmente meno credibile dopo il recente viaggio in Ungheria da Viktor Orban. Resta il fatto che il piano dell’esecutivo non può trovare attuazione senza la copertura politica di Bruxelles.
Si tratta di quel blocco navale accennato da Meloni nel video dell’altro ieri. E di cui hanno discusso ieri in una call il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, i suoi omologhi di Francia (il ministro Darmanin sarà in Italia a giorni), Germania, Spagna e la commissaria Ue Ylva Johansson, concordando sull’urgenza di “iniziative concrete” per fermare le partenze. La premier intende chiedere a Von der Leyen di sostenerla per concordare con la autorità del Nord Africa una missione navale europea. Si tratterebbe insomma di un impegno che coinvolgerebbe le marine militari di alcuni membri dell’Unione e le motovedette dei Paesi costieri nordafricani (ogni mossa unilaterale sarebbe invece paragonabile a un atto di guerra). L’obiettivo è quello di un pattugliamento congiunto, l’effetto a cui si punta sembra soprattutto quello della deterrenza: nessun reale blocco navale può essere attuato senza mettere a repentaglio la vita dei migranti.
Ma il rapporto complesso tra Europa, Italia e Tunisia non sembra favorire questi scenari. Da Roma, per dire, era filtrato il fastidio per l’atteggiamento dell’Alto rappresentante della politica estera Josep Borrell, indicato come uno dei responsabili della mancata erogazione di una tranche dei finanziamenti Ue promessi a Tunisi. In realtà, fonti di Bruxelles fanno trapelare il fastidio di Borrell verso Palazzo Chigi per questa ricostruzione: non è una partita gestita dal commissario spagnolo, si fa presente, e non è lui a detenere il budget in questione. Semmai, è in mano alla Commissione e, dunque, alla sua presidente.
La partita con Von der Leyen nasconde la scommessa della premier con l’Europa. Alzare i toni per poi trattare con Bruxelles, anche in vista della partita per la prossima Commissione. E siccome la corsa dei Conservatori sembra essersi infranta sul muro spagnolo di Sanchez, la leader di FdI cerca sponde dirette con la presidente uscente della Commissione, che punta al bis. Non dovesse ottenere risultati concreti, si lancerebbe in una nuova, brutale campagna antieuropea.
Tutto, in realtà, per difendersi dall’assalto elettorale di Salvini.