Nei prossimi giorni il governo Meloni varerà in Consiglio dei ministri la riforma che introdurrà nel nostro sistema il premierato. Lo annuncia a Repubblica la ministra delle Riforme Elisabetta Alberti Casellati. Il confronto sarà aperto con le opposizioni, ma sulla strada ormai imboccata non ci saranno ripensamenti. E se dal palco di Pontida i leghisti Zaia e Calderoli tornano a suonare la carica sull’Autonomia differenziata, la ministra parla di un «dibattito politico» aperto, perché «di blindato c’è solo il programma di governo». E comunque, «nessuna Regione del Sud sarà lasciata indietro». Quanto alle alleanze europee e all’appello di Salvini per un patto con la destra, ebbene i valori moderati di FI, ribadisce l’ex presidente del Senato, «non sono negoziabili».
Ministra Casellati, migranti, crescita dei tassi, carovita sono giocoforza in cima all’agenda di governo, in questo momento. E le riforme costituzionali che lei sta portando avanti in Parlamento? Se ne riparlerà dopo l…
Nei prossimi giorni il governo Meloni varerà in Consiglio dei ministri la riforma che introdurrà nel nostro sistema il premierato. Lo annuncia a Repubblica la ministra delle Riforme Elisabetta Alberti Casellati. Il confronto sarà aperto con le opposizioni, ma sulla strada ormai imboccata non ci saranno ripensamenti. E se dal palco di Pontida i leghisti Zaia e Calderoli tornano a suonare la carica sull’Autonomia differenziata, la ministra parla di un «dibattito politico» aperto, perché «di blindato c’è solo il programma di governo». E comunque, «nessuna Regione del Sud sarà lasciata indietro». Quanto alle alleanze europee e all’appello di Salvini per un patto con la destra, ebbene i valori moderati di FI, ribadisce l’ex presidente del Senato, «non sono negoziabili».
Ministra Casellati, migranti, crescita dei tassi, carovita sono giocoforza in cima all’agenda di governo, in questo momento. E le riforme costituzionali che lei sta portando avanti in Parlamento? Se ne riparlerà dopo le Europee o ci sarà un’accelerazione?
«Come ogni forma di revisione costituzionale, i tempi di “messa a terra” di un testo sono lunghi perché preceduti da un’importante attività di ascolto che ho avuto con tutte le forze politiche, costituzionalisti, associazioni di categoria e sindacati per raccogliere criticità e soluzioni. In questi mesi le congiunture economiche e le emergenze hanno modificato continuamente l’agenda di governo, ma il grosso del lavoro è stato fatto e siamo ormai “all’ultima curva” per tagliare il traguardo. Nelle prossime settimane il disegno di legge approderà in Consiglio dei ministri. Non possiamo più permetterci un sistema politico-istituzionale “zoppo”, perché i continui cambi di governo rendono precaria ogni scelta. Ecco perché quella costituzionale è la “riforma delle riforme”. Garantirà quella stabilità imprescindibile per realizzare tutte le riforme dal lavoro alla natalità, dalle infrastrutture al fisco e così via».
Per mettere a terra il progetto, come dice lei, e andare al sodo: è il premierato, tanto caro alla presidente Meloni (e non inviso a Forza Italia), la direttrice sulla quale vi muoverete?
«Il nostro programma elettorale prevedeva l’elezione diretta del presidente della Repubblica, ma mi sono indirizzata verso il premierato per arrivare ad una maggiore condivisione possibile. Due sono i pilastri essenziali della riforma: stabilità dell’esecutivo ed elezione diretta del premier da parte dei cittadini. Sarà un “modello italiano” perché adattato alla sensibilità e alle esigenze del nostro Paese in un sistema di pesi e contrappesi, che non svuoteranno le prerogative del Capo dello Stato come garante dell’unità nazionale. Il suo ruolo resterà cruciale e insostituibile».
Sa bene che in tanti, da sinistra e non solo, ritengono questa riforma non in linea con il nostro assetto costituzionale.
«Sono francamente stupita. Da oltre 40 anni il paradigma interpretativo dominante per la nostra forma di governo è stato quello della crisi, della debolezza del sistema politico-istituzionale per cui tutte le forze politiche di centrodestra e di centrosinistra hanno tentato di modificarla. Il che fotografa l’unanime consapevolezza che il parlamentarismo disegnato dalla Costituzione non ha raggiunto l’obiettivo di garantire stabilità. Il Partito democratico nella Bicamerale D’Alema degli anni ‘90 aveva caldeggiato prima il premierato per orientarsi poi verso l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Oggi lo stesso Pd afferma che l’elezione diretta del capo dello Stato priverebbe la sua figura del carattere di terzietà e che l’elezione diretta del premier renderebbe irrilevanti le sue prerogative costituzionali. Da qui la loro proposta di un cancellierato alla tedesca che contraddice le premesse del loro ragionamento, perché questo modello indebolisce sostanzialmente la figura del presidente della Repubblica condannandola alla irrilevanza. Altra contraddizione è nel Movimento 5 Stelle che si dichiara contrario all’elezione diretta, “dimenticando” di essere il partito che ha fatto del coinvolgimento popolare la propria cifra identitaria».
Ha appena partecipato alla kermesse renziana di Iv. Con loro un’intesa sulle riforme sembra possibile.
«Quando si riscrive la Costituzione occorre il più ampio coinvolgimento, con tutte le forze politiche. Italia viva concorda su due pilastri della riforma: l’elezione diretta del premier e la garanzia della stabilità. Ma per il resto i due testi non sono sovrapponibili».
L’altra riforma in cantiere è quella dell’Autonomia differenziata. La Lega insiste per un’approvazione in tempi rapidi, quanto meno in prima lettura. Comunque, prima delle Europee. Ritiene che il timing sia realistico? Calderoli dice: entro il 2024. È così?
«Calderoli ritiene a ragione che l’autonomia differenziata risponda ai bisogni del Paese e per questo richiede tempi rapidi».
La riforma però è esposta a profonde critiche, non solo politiche, ma anche da parte di giuristi ed economisti. È un pacchetto blindato o no?
«Di “blindato” c’è il programma politico della maggioranza di approvare la riforma. Per il resto, tutta la coalizione sta lavorando per metterla a punto in Parlamento, che è la sede naturale del dibattito politico».
Ma pensa che le regioni italiane, soprattutto quelle meridionali, siano in grado di garantire i livelli essenziali? Non c’è il rischio di una spaccatura del Paese?
«Non dimentichiamo mai che l’autonomia differenziata non è un’invenzione del centrodestra, ma l’attuazione di una norma costituzionale approvata dal centrosinistra. Autonomia differenziata significa migliore allocazione delle risorse in un quadro di unità nazionale, secondo l’articolo 5 della Costituzione, con eguale erogazione dei servizi. Abbiamo eliminato il metodo della “spesa storica” basandoci su costi e fabbisogni standard per i servizio. Nessuna Regione, a partire da quelle del Sud, sarà lasciata indietro».
Più in generale e anche su altri fronti il rapporto con la Lega si mostra a tratti alquanto problematico. L’alleanza con la destra estrema europea, caldeggiata da Salvini, è stata bocciata da Antonio Tajani. Lei è favorevole o no alla riproposizione dell’alleanza Ppe-Pse a Bruxelles nel 2024?
«Forza Italia, così come l’ha immaginata il presidente Berlusconi, era e resta la casa dei moderati, liberali, atlantisti ed europeisti. Questi valori non sono negoziabili. Comunque, è prematura ogni previsione».
Marine Le Pen al fianco di Salvini sul palco di Pontida, che impressione le ha fatto, che giudizio esprime?
«Matteo Salvini, oltre che vicepremier, è anche un leader politico e gli ospiti che sceglie di invitare a un evento di partito sono una sua legittima decisione».