Lampedusa, sfilata di Meloni e Von der Leyen: “Un piano europeo per i migranti”
dalla nostra inviata Alessia CanditoLAMPEDUSA — Tra la delegazione guidata dalla premier Giorgia Meloni e dalla presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, e la realtà a Lampedusa c’è sempre un cordone. Di poliziotti e scorte, quando il serpentone di auto blu viene bloccato dai manifestanti che sabato hanno fermato lo sbarco di tende destinate probabilmente a un nuovo campo e la premier che scende ad incontrarli. Di finanzieri che tengono lontani i quasi duemila naufraghi in hotspot. Interforze, al molo Favaloro, quasi libero da barchini.
Dopo giorni di caos, brandine impilate, rifiuti e metalline accartocciate, diventate giaciglio per uomini donne e bambini, è tutto pulito, lindo, quanto meno lì dove Meloni, Von der Leyen, i loro ministri degli Interni, Matteo Piantedosi e Ylva Johansson mettono tacchi e scarpe allacciate. E Lampedusa fa da sfondo mentre Meloni incassa quella sponda della presidente dell’esecutivo Ue che in serata le permette di celebrare «la rivoluzione copernicana in Ue sul tema dei migran…
LAMPEDUSA — Tra la delegazione guidata dalla premier Giorgia Meloni e dalla presidente della commissione Ue, Ursula von der Leyen, e la realtà a Lampedusa c’è sempre un cordone. Di poliziotti e scorte, quando il serpentone di auto blu viene bloccato dai manifestanti che sabato hanno fermato lo sbarco di tende destinate probabilmente a un nuovo campo e la premier che scende ad incontrarli. Di finanzieri che tengono lontani i quasi duemila naufraghi in hotspot. Interforze, al molo Favaloro, quasi libero da barchini.
Dopo giorni di caos, brandine impilate, rifiuti e metalline accartocciate, diventate giaciglio per uomini donne e bambini, è tutto pulito, lindo, quanto meno lì dove Meloni, Von der Leyen, i loro ministri degli Interni, Matteo Piantedosi e Ylva Johansson mettono tacchi e scarpe allacciate. E Lampedusa fa da sfondo mentre Meloni incassa quella sponda della presidente dell’esecutivo Ue che in serata le permette di celebrare «la rivoluzione copernicana in Ue sul tema dei migranti», rubare la scena e rispondere all’alleato Matteo Salvini, che a Pontida contro Bruxelles lancia strali e celebra l’estrema destra di Marine Le Pen. Con le Europee in vista, la sfida fra i due principali azionisti del centrodestra è aperta.
Il nodo della Tunisia
Sull’isola, la premier fa un’incursione che dura meno di un paio d’ore, di cui quasi una se ne va per declinare in provvedimenti la linea dura anticipata sui social. Cpr in ogni regione «che la Difesa avrà mandato di individuare», trattenimento stirato a 18 mesi e rimpatri accelerati, fra le misure che già oggi potrebbero arrivare in Consiglio dei ministri. La redistribuzione? Per Meloni non è un tema, «bisogna bloccare le partenze». La lista di richieste per l’Europa è lunga: un vero blocco navale perché le missioni del passato «sono state un ‘pull factor’», l’adeguamento - in senso restrittivo - della legislazione europea «per il contrasto ai trafficanti», sostegno alla Tunisia, che significa non solo mettere a terra (e finanziare) il memorandum, ma anche - e sarebbe un inedito - «sostenere il bilancio del Paese» senza stare ad aspettare il Fondo monetario internazionale, che da mesi pone condizioni tanto precise quanto indigeste al presidente Kais Saied. Per la premier sarebbe necessario coinvolgere anche l’Onu nella gestione delle migrazioni. In che termini? Mistero, allo stato.
Von der Leyen ascolta e sorride, garantisce «supporto» all’Italia, afferma che «l’Europa ha sempre rispettato gli obblighi internazionali, ma decide chi e come entra in Ue» e snocciola un decalogo di misure, ma su alcune richieste sfuma o glissa. E sì, promette supporto di Frontex e dell’Agenzia europea dell’asilo per identificazioni, trasferimenti dall’isola e procedure di esame delle richieste di protezione internazionale, assicura un aumento della sorveglianza «per via aerea e per mare» ma su eventuali missioni navali si limita a un neutro «vedremo». In Africa, annuncia, la vicepresidente Margaritis Schinas verrà inviata in tour per chiudere accordi che consentano rimpatri rapidi, le agenzie delle Nazioni Unite Unhcr e Oim verranno coinvolte per gestire supporto e monitoraggio lungo le rotte e rimpatri assistiti, ma promette anche «corridoi umanitari». La Tunisia rimane un nodo. A dispetto della delegazione di europarlamentari lasciata fuori dal Paese, l’impegno sul memorandum viene confermato, ma oltre Von der Leyen non si spinge. Ringrazia Lampedusa e Meloni le fa eco, ma la premier ricorda anche di aver già mandato più di 45 milioni.
Il Papa, Zuppi e le porte chiuse della canonica
«L’ennesima sfilata inutile», mugugnano i manifestanti, che alla premier hanno strappato solo una promessa di «lettura attenta» di una lettera di richieste ancora da elaborare. In piazza, nel pomeriggio c’è chi strappa la scheda elettorale. «Ennesima risposta militaresca», tuona Nicola Fratoianni. «Una passerella vergognosa in cui Meloni dice di fatto no alla redistribuzione europea», commenta Riccardo Magi di +Europa. Ma preoccupate sono anche le organizzazioni umanitarie. A “salvarsi” da cpr e rimpatri rapidi saranno solo – ha buttato lì Meloni – «mamme e minori, gli under 14». È uno dei passaggi più controversi, che Giovanna Di Benedetto di Save the children commenta gelida: «per la Convenzione Onu, la Costituzione italiana e il diritto interno bambini, bambine e adolescenti di età inferiore ai 18 anni sono minorenni e come tali devono essere trattati».
Da piazza San Pietro, la voce del Papa sembra eco lontana. Il fenomeno migratorio - dice durante l’Angelus - è «una sfida non facile», che «va affrontata insieme» e «mettendo al primo posto la dignità umana» e «la fraternità». Ancora più duro il cardinale Zuppi, «Nostro Signore ci ha detto: ‘Ama il prossimo tuo come te stesso’. Non ci ha detto come deve essere questo prossimo». Ma a Lampedusa anche la canonica ha chiuso le porte.