Malumori fra i Paesi Ue, soldi bloccati, flussi migratori schizzati su ritmi vertiginosi: a due mesi esatti dalla firma del memorandum tra Unione europea e Tunisia, quello che era stato presentato come un “partenariato strategico completo” sembra crollare prima ancora di muovere i primi passi.
I cinque pilastri
L’accordo puntava a realizzare un modello diverso da quello siglato nel 2016 da Bruxelles e Ankara per la gestione dei migranti dalla Siria. Non più solo soldi in cambio di stop ai flussi, ma un’intesa su cinque pilastri: assistenza macrofinanziaria, relazioni economiche, partnership sull'energia sostenibile, migrazione, promozione degli scambi tra tunisini ed europei. E quindi soldi, sicuramente, ma in una cornice di spinta agli investimenti delle imprese grandi, medie e piccole in Tunisia, di progetti per la valorizzazione di fonti energetiche rinnovabili, di scambi culturali a partire dal programma Erasmus+. Foto di rito, strette di mano e proclami di Ursula Von der Leyen, Giorgia Meloni e Mark Rutte nel palazzo presidenziale di Cartagine, alle porte di Tunisi. Ma l’accordo scricchiola subito.
I progetti bloccati
Il memorandum impegnava l’Unione europea a inviare fondi per 255 milioni alla Tunisia, in due tranche. Una prima fetta poteva già contare su un via libera di Bruxelles precedente alla firma del memorandum perché inquadrata nel piano di sostegno ai Paesi africani. Si tratta però di contestualizzare formalmente lo stanziamento in una serie di progetti e questo richiede tempo e – soprattutto – la definizione di specifici margini di utilizzo che Tunisi sembra poco propensa ad accettare. In sostanza, il presidente tunisino Kais Saied ritiene che questi fondi debbano transitare in modo incondizionato nel bilancio del Paese.
I malumori nell’Ue
Più complessa ancora l’altra tranche, che dovrebbe ottenere una specifica autorizzazione a Bruxelles. E qui subentrano i malumori degli Stati membri. L’Alto Rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, ha rivelato che molti Paesi hanno protestato per le modalità con cui il Memorandum è stato discusso e firmato. Proteste per la scelta politica, ma fondate anche su aspetti tecnici. Il memorandum è stato infatti firmato senza il placet degli Stati membri e lo stanziamento riguarda il budget annuale 2023 della Commissione, quindi la procedura per la sua approvazione è soggetta al Coreper, il comitato che riunisce i rappresentanti diplomatici dei 27 Stati membri.
L’impennata degli sbarchi
Nel frattempo, la pressione migratoria dalla Tunisia ha registrato un’escalation. Nei due mesi successivi alla firma del patto di Tunisi sono stati registrati trentunomila arrivi dalle coste del Paese nordafricano. Nella sola giornata di martedì scorso, 12 settembre, 112 barchini con oltre cinquemila migranti sono arrivati a Lampedusa dopo essere partiti dalla regione di Sfax. Secondo i dati Ispi, nei due mesi precedenti all’accordo con Saied, gli sbarchi dalla Tunisia avevano coinvolto 19mila migranti, il 60 per cento in meno di quelli successivi alla firma di Cartagine. E le testimonianze raccolte a Lampedusa tra chi è fuggito dalle regioni subsahariane riferiscono di un clima di violenze e soprusi in Tunisia: “Dicono che siamo troppi nel loro Paese e che dobbiamo andarcene. Vogliono che partiamo”.
Vertice in programma a Bruxelles
Il Memorandum con la Tunisia "è in piedi da un punto di vista legale e da un punto di vista operativo", sottolineano fonti della Commissione Ue spiegando che il Memorandum "è un contenitore politico firmato dopo l'ampio sostegno arrivato al Consiglio europeo di giugno". I singoli accordi attuativi, aggiungono le stesse fonti, necessiteranno di determinate procedure d'approvazione presso gli Stati membri. Lunedì mattina, proprio sul Memorandum ci sarà un incontro tra i Rappresentanti Permanenti dei 27, la presidenza di turno e la Commissione.