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Emergenza sbarchi, veti nell’Ue e gelo dall’Onu, al palo la strategia Meloni. La premier da New York: “Non siamo il campo profughi Ue. E il problema ora sono Francia e Germania”

(ansa)

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Attesa per l’intervento della premier all’Assemblea generale
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NEW YORK – Parla sotto la statua di Cristoforo Colombo, a pochi metri da Central Park. E manda l’ennesimo avvertimento all’Europa, nell’ennesimo drammatico giorno di sbarchi a Lampedusa. «Non siamo il campo profughi della Ue», sostiene. I toni sono aspri, la fatica di queste ore si fa sentire. Un alleato come il premier polacco Morawiecki ha stroncato i dieci punti che Ursula von der Leyen aveva offerto alla premier durante la missione sull’isola siciliana, ma Meloni prova a evitare lo scontro con un suo alleato del partito conservatore: «L’ho detto anche alla presidente della Commissione: a me non interessano in ricollocamenti.

Quindi non sono in disaccordo con il primo ministro della Polonia, lui si riferivo al patto per le migrazioni e l’asilo, che comunque è una parte del piano di von der Leyen». L’Italia, adesso, avanzerà una sua proposta. Nel frattempo se la prende anche con i partner continentali: ‘’Voi parlate della Polonia, ma intanto la Francia ha bloccato le …

NEW YORK – Parla sotto la statua di Cristoforo Colombo, a pochi metri da Central Park. E manda l’ennesimo avvertimento all’Europa, nell’ennesimo drammatico giorno di sbarchi a Lampedusa. «Non siamo il campo profughi della Ue», sostiene. I toni sono aspri, la fatica di queste ore si fa sentire. Un alleato come il premier polacco Morawiecki ha stroncato i dieci punti che Ursula von der Leyen aveva offerto alla premier durante la missione sull’isola siciliana, ma Meloni prova a evitare lo scontro con un suo alleato del partito conservatore: «L’ho detto anche alla presidente della Commissione: a me non interessano in ricollocamenti.

Quindi non sono in disaccordo con il primo ministro della Polonia, lui si riferivo al patto per le migrazioni e l’asilo, che comunque è una parte del piano di von der Leyen». L’Italia, adesso, avanzerà una sua proposta. Nel frattempo se la prende anche con i partner continentali: ‘’Voi parlate della Polonia, ma intanto la Francia ha bloccato le frontiere, la Germania ha detto che non ricolloca, l’Austria farà più controlli al Brennero. L’unico modo serio è che tutti insieme lavoriamo per difendere i confini esterni’’.

L’obiettivo che porta all’Onu resta sempre lo stesso, dunque. Nonostante le resistenze europee e le difficoltà ad affermare questo principio nel summit di New York: «L’unica strada è lavorare sulla dimensione esterna. Tutto insieme dobbiamo fermare le partenze».

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Intanto proseguono gli sbarchi a Lampedusa, mille soltanto ieri sera: ‘’Vengono dalla Libia, dopo l’inondazione». Una situazione fuori controllo, così sembra: «Sappiamo che è un momento difficile — alza la voce — se avessimo la bacchetta magica avremmo risolto il problema. Non ce l’abbiamo. Ci vorrà tempo, ma sono convinta che ce la faremo». Sarà, ma non ne va bene una. Il memorandum sulla Tunisia bloccato in attesa del via libera del Coreper. I polacchi che stracciano i dieci punti sui migranti di Ursula von der Leyen, tra l’altro neanche innovativi. E soprattutto, la consapevolezza amara di quanto si respira all’assemblea generale dell’Onu: il dossier migratorio non è in cima al dibattito e non sembra produrre passi in avanti. Nonostante gli sforzi della premier per costruire un consenso sull’emergenza degli sbarchi in Italia, l’agenda delle Nazioni Unite è inevitabilmente concentrata sulla crisi ucraina.

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La leader prova almeno a tamponare l’emergenza. I suoi primi tre colloqui sono dedicati a tre capi di governo africani: Kenya, Senegal e, soprattutto, Guinea. Quest’ultima guida la classifica delle nazionalità di origine di chi è sbarcato in Italia nei primi otto mesi del 2023: 12.856 su 107.530 arrivi. A tutti chiede di favorire corsie preferenziali per i rimpatri, proponendo in cambio partnership economiche.

Ma è a Bruxelles, prima ancora che a New York, che si gioca una partita poco favorevole per Roma. Concedendosi alle telecamere a due passi dal Rose Garden, Antonio Tajani conferma il piano italiano per l’Africa in sette punti, nonostante i dubbi sulle risorse a disposizione espressi dalle Nazioni Unite.

Ma la delusione peggiore arriva da Varsavia. Morawiecki bolla come «disastroso per l’Europa» il piano in dieci punti sui migranti annunciato da von der Leyen a Lampedusa. Promette di bloccarlo. L’altro ostacolo è quello che frena il memorandum tunisino. Il governo si prepara a proporre lunedì prossimo, nel corso di una riunione tecnica a Bruxelles, l’opzione di svincolare la tranche di finanziamenti Ue a Tunisi legata alle condizionalità del Fondo monetario.

In realtà, alcuni Stati membri — in scia con i dubbi procedurali espressi dall’alto rappresentante Josep Borrell — continuano a negare il via libera del Coreper all’accordo con Saied. «Che salti è la speranza di qualcuno», dice Tajani. Chi? «La sinistra europea», taglia corto Meloni. Ce l’ha con Borrell e i socialisti.

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