Migranti detenuti per 18 mesi, centri di rimpatrio “blindati”
di Giuliano FoschiniLa premier Giorgia Meloni
(ansa)Ci saranno nuovi Cpr, Centri per i rimpatri, che in realtà assomigliano tanto ai vecchi, assai contestati, Cie. E i migranti, con un decreto di espulsione in tasca, qualora i loro Paesi di origine non organizzino i rimpatri, potranno restare lì per molto più tempo rispetto a oggi: dai sei mesi attuali, si sale fino a 18, così prevede la nuova legge.
Il giorno dopo la visita a Lampedusa con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il governo Meloni scrive nuove regole sull’accoglienza. Lo fa lungo due direttrici annunciate e che sembrano mirare ad avere effetti nell’immediato, per arginare l’ondata dalla Tunisia in vista di un autunno che politicamente (ed elettoralmente) si annuncia caldo.
Aumenterà, si diceva, il tempo di permanenza nei Cpr. I migranti «irregolari», come li chiama la premier, vengono oggi accompagnanti in centri in attesa di essere rimpatriati. L’operazione è difficile perché serve il via libera del Paese di provenienza: nel 2023 sono stati appena 3.…
Ci saranno nuovi Cpr, Centri per i rimpatri, che in realtà assomigliano tanto ai vecchi, assai contestati, Cie. E i migranti, con un decreto di espulsione in tasca, qualora i loro Paesi di origine non organizzino i rimpatri, potranno restare lì per molto più tempo rispetto a oggi: dai sei mesi attuali, si sale fino a 18, così prevede la nuova legge.
Il giorno dopo la visita a Lampedusa con la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il governo Meloni scrive nuove regole sull’accoglienza. Lo fa lungo due direttrici annunciate e che sembrano mirare ad avere effetti nell’immediato, per arginare l’ondata dalla Tunisia in vista di un autunno che politicamente (ed elettoralmente) si annuncia caldo.
Aumenterà, si diceva, il tempo di permanenza nei Cpr. I migranti «irregolari», come li chiama la premier, vengono oggi accompagnanti in centri in attesa di essere rimpatriati. L’operazione è difficile perché serve il via libera del Paese di provenienza: nel 2023 sono stati appena 3.193, per questo il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, convocherà gli ambasciatori dei paesi con i flussi più importanti, e cioè la Guinea (15.138), la Costa d’Avorio (14.284), la Tunisia (11.694) e l’Egitto. A oggi i posti nei Cpr sono però appena 493, divisi in nove centri. Come si può pensare di ospitare decine di migliaia di persone? Il governo ha annunciato – e siamo al secondo punto – un piano per realizzare nuove strutture in tempi brevissimi: verranno utilizzate caserme, aree militari dismesse, non sono escluse tendopoli con il ministero della Difesa che avrà a disposizione 42,5 milioni per i prossimi tre anni per attrezzarli. «Le realizzeremo in zone a bassissima densità abitativa e facilmente perimetrabili e sorvegliabili» ha spiegato la premier, «senza ulteriore disagio e insicurezza nelle città. L’aumento dei tempi serve invece a fare tutto quanto è necessario non solo per fare gli accertamenti dovuti, ma anche per procedere col rimpatrio di chi non ha diritto alla protezione internazionale».
Altro scopo, secondo Meloni: «Limitare il numero di donne e di uomini che, con un decreto di espulsione in tasca, vivono liberamente nel nostro Paese». Dopo sei mesi in un Cpr la legge imponeva allo Stato di lasciarli liberi, se non era stato in grado di organizzare il rimpatrio. Ora c’è un anno di tempo in più, periodo in cui i migranti dovranno restare in queste specie di carceri. Di più: sulla base di alcuni accordi bilaterali, denunciano da tempo associazioni e legali, succede che centinaia di persone vengano trasferite nei Cpr direttamente dalla frontiera. Senza dare loro nemmeno la possibilità di presentare richiesta di asilo. I tunisini, per esempio. Ma anche i nigeriani. Il fenomeno oggi è numericamente circoscritto ma se aumentano i posti, è possibile che ci sia chi è direttamente trasferito da Lampedusa a un Cpr. Dove può restare “detenuto” per 18 mesi.
«Sono soluzioni concrete», ha detto Meloni in Consiglio dei ministri, e ha lasciato addirittura intendere che i richiedenti asilo possano essere portati nei Cpr, cosa illegale, possibilità infatti che i tecnici del Viminale escludono. «Può succedere – dicono – che chi è nel Cpr chieda asilo e in quel caso i tempi restano uguali: entro 12 mesi deve arrivare una risposta». «Ora l’Europa rispetti gli impegni: parte delle forze politiche italiane ed europee – ha aggiunto Meloni, facendo riferimento all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione, il socialista Josep Borrell - per ragioni ideologiche o, peggio, per calcolo politico, remano contro». Una stretta arriverà anche nel caso dei minori non accompagnati, «spesso falsi minori» dicono dal governo proprio nel giorno in cui il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha parlato del grande «potenziale dei bambini migranti nelle scuole: da loro dipende il futuro dell’Italia».
Uno scontro si registra tra Meloni e la leader del Pd Elly Schlein, che presenta le proposte dem sull’immigrazione. La premier boccia come un «boomerang» le idee del Pd. E Schlein ribatte: «Lei è campionessa mondiale di boomerang, si ricordi che è al governo. Le sue norme sbagliate creano difficoltà ai Comuni».