Contro il premierato, il Pd pronto alle barricate. Al no si unisce Calenda
di Giovanna CasadioIl leader di Azione, Carlo Calenda
(ansa)Roma — Contro l’elezione diretta del capo del governo che nelle prossime settimane dovrebbe avere il via libera del consiglio dei ministri, il Pd è pronto alle barricate. Per la segretaria Elly Schlein «le prerogative e le funzioni del presidente della Repubblica vanno difese»: non si toccano. E il premierato invece le mette in discussione. Un “no” secco arriva da tutte le opposizioni (eccetto Matteo Renzi, che ne ha fatto una sua battaglia). Non ci sta neppure Carlo Calenda, il leader di Azione, per il quale la bocciatura è «senza se e senza ma». Pollice verso dal Movimento 5Stelle, da Sinistra-Verdi e da +Europa. Una sintesi della riforma costituzionale, che tanto sta a cuore a Giorgia Meloni, è stata anticipata su Repubblica dalla ministra delle Riforme Elisabetta Casellati in una intervista esclusiva: «Siamo pronti a dare il via libera al premierato: la riforma sarà un modello italiano che non svuoterà il Quirinale».
Anche Matteo Salvini pare convinto all’ok, a patto che non ci si…
Roma — Contro l’elezione diretta del capo del governo che nelle prossime settimane dovrebbe avere il via libera del consiglio dei ministri, il Pd è pronto alle barricate. Per la segretaria Elly Schlein «le prerogative e le funzioni del presidente della Repubblica vanno difese»: non si toccano. E il premierato invece le mette in discussione. Un “no” secco arriva da tutte le opposizioni (eccetto Matteo Renzi, che ne ha fatto una sua battaglia). Non ci sta neppure Carlo Calenda, il leader di Azione, per il quale la bocciatura è «senza se e senza ma». Pollice verso dal Movimento 5Stelle, da Sinistra-Verdi e da +Europa. Una sintesi della riforma costituzionale, che tanto sta a cuore a Giorgia Meloni, è stata anticipata su Repubblica dalla ministra delle Riforme Elisabetta Casellati in una intervista esclusiva: «Siamo pronti a dare il via libera al premierato: la riforma sarà un modello italiano che non svuoterà il Quirinale».
Anche Matteo Salvini pare convinto all’ok, a patto che non ci siano rallentamenti sull’autonomia differenziata, il ddl Calderoli, ora all’esame del Senato. Se le urgenze del governo sono altre, a cominciare da economia e migranti, tuttavia Meloni vuole mantenere la tabella di marcia sulle riforme istituzionali. Spiega Nazario Pagano, il presidente forzista della commissione Affari costituzionali della Camera, che «ormai la strada imboccata è il premierato: un modo per cercare di coinvolgere il più possibile le opposizioni». Ma non ci sono aperture, se non quelle dei renziani sul “sindaco d’Italia”. Alla festa di Iv a Santa Severa domenica, Maria Elena Boschi, l’ex ministra delle Riforme, nel dibattito con Casellati ha assicurato: «Le parole della ministra Casellati che ha parlato di punti di partenza vicini sono musica per le nostre orecchie. Se si vuole lavorare insieme, noi ci siamo». Ma è l’unica piccola schiera di parlamentari di opposizione su cui la destra può contare.
Una volta varato dal consiglio dei ministri, il ddl Casellati dovrebbe approdare a Montecitorio, dove in commissione Pagano proporrà l’esame parallelo di una nuova legge elettorale. Quale modello? Non si sbilancia. Però il presidente meloniano della Affari costituzionali di Palazzo Madama, Alberto Balboni, pensa a un modello con «un modesto premio di maggioranza in grado di garantire governabilità», tipo Provincellum.
Sul premierato è il dem Dario Parrini ad argomentare il “no”: «Alla ministra Casellati dico: va bene tutto, ma non l’abolizione dei fatti. Sostenere che l’elezione diretta del premier salvaguarda il ruolo del capo dello Stato, mentre il cancellierato lo svuoterebbe, è un rovesciamento della realtà quasi imbarazzante. Non si può volere la botte piena e la moglie ubriaca. Se vuoi fare l’elezione diretta del premier, cosa che sembra diventata il chiodo fisso di questa maggioranza, devi assumerti la responsabilità di uno schiacciamento del ruolo sia del presidente della Repubblica che del Parlamento». Per il M5Stelle è Alessandra Maiorino a respingere la proposta al mittente. Denuncia: «Il premierato lede fortemente le prerogative del Quirinale, lo rende un orpello estetico. In più la proposta finale della destra calpesterà ulteriormente peso e prerogative del Parlamento». Denuncia anche lo scambio tra premierato e autonomia leghista. I pentastellati puntano su sfiducia costruttiva, la fiducia a Camere unificate, il rafforzamento dei poteri del premier. Semplicemente da archiviare la proposta Casellati per Riccardo Magi, il segretario di +Europa: «Insistono per volere inaugurare in Italia una forma di governo che non esiste altrove. Non si tratta di correzioni finalizzate al miglior funzionamento del nostro sistema parlamentare ma di uno stravolgimento pasticciato che risponde alla pulsione illiberale di questo governo».