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Da Le Pen a Weidel, l’internazionale nera degli alleati di Salvini che ostacola l’Italia sui migranti

Matteo Salvini econ Marine Le Pen al raduno di Pontida

 (ansa)

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Il leader leghista a braccetto con i sovranisti razzisti d’ultradestra del gruppo europeo di Identità e libertà: un’arma politica contro Giorgia Meloni. Ma nell’emergenza sbarchi si rivela un boomerang
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Alleato con partiti e movimenti di estrema destra xenofobi e islamofobi, sigle che difendono le “comunità naturali” del “sangue e suolo”, che si battono contro il mondialismo e il wokismo a protezione delle identità e delle culture nazionali dell’Occidente. E che, però, ostacolano l’Italia sulla gestione dei migranti. Matteo Salvini 2013-2023. Matteo Salvini e i suoi amici europei. Se fosse un titolo, le opzioni sarebbero queste. È la parabola politica del leader della Lega che, come in un ciclo che non si chiude ma, anzi, si clona, a dieci anni dal debutto della sua segreteria, rispolvera la Lega nera che ha plasmato e rilancia l’asse con l’ultradestra (non solo) del vecchio continente. Una Lega che va a braccetto, sempre di più, con sigle intolleranti, euroscettiche, neofasciste. Qualcuna con percentuali elettorali e rappresentanza a doppia cifra, altre – la maggior parte – più magre. Una leggerezza inversamente proporzionale al peso e alla durezza delle proposte politiche. Soprattu…

Alleato con partiti e movimenti di estrema destra xenofobi e islamofobi, sigle che difendono le “comunità naturali” del “sangue e suolo”, che si battono contro il mondialismo e il wokismo a protezione delle identità e delle culture nazionali dell’Occidente. E che, però, ostacolano l’Italia sulla gestione dei migranti. Matteo Salvini 2013-2023. Matteo Salvini e i suoi amici europei. Se fosse un titolo, le opzioni sarebbero queste. È la parabola politica del leader della Lega che, come in un ciclo che non si chiude ma, anzi, si clona, a dieci anni dal debutto della sua segreteria, rispolvera la Lega nera che ha plasmato e rilancia l’asse con l’ultradestra (non solo) del vecchio continente. Una Lega che va a braccetto, sempre di più, con sigle intolleranti, euroscettiche, neofasciste. Qualcuna con percentuali elettorali e rappresentanza a doppia cifra, altre – la maggior parte – più magre. Una leggerezza inversamente proporzionale al peso e alla durezza delle proposte politiche. Soprattutto sul tema migranti. E qui c’è il paradosso, ma nemmeno troppo, salviniano. Perché sulla questione emergenziale e cruciale della nuova ondata migratoria che il governo Meloni-Salvini si trova ad affrontare in mezzo a mille incertezze, ritardi, errori e cambi di marcia, i partner europei del “Capitano” remano contro l’Italia. L’ex ministro dell’Interno lo sa bene. Nell’ottica del duello interno alla destra con la premier Giorgia Meloni, non pare preoccuparsene affatto e, anzi, sembra voler usare queste alleanze come arma politica. Ma andiamo con ordine.

Qualcuno la chiamò “Internazionale nera”. Ribattezzata così quando Salvini allargò gli orizzonti cui guardare e “ abbracciò” i vari Trump, Bolsonaro, e ovviamente Putin. Al netto dalle definizioni e di qualche semplificazione, la rete europea che rappresenta questa galassia, quella rimane. Estrema destra. Da lì il “Capitano” riparte per provare a uscire dall’angolo politico nel quale Giorgia Meloni – uscita vincitrice assoluta nella competizione interna alla destra - lo ha confinato in un anno di governo (ma il calo della Lega salviniana è antecedente). Si riapre dunque la nuova fase di quel “fascioleghismo” che il capo leghista inaugurò quando, assunta la guida del partito, nel 2013, mandò ben presto in soffitta il “prima” per spostare il fu movimento padano sulla nuova linea nazionalista, xenofoba e euroscettica. Una linea che portò acqua molti voti alla Lega sia alle elezioni politiche del 2018 e ancor di più (primo partito) a quelle europee del 2019. Prima che il fenomeno FdI-Meloni la ridimensionasse.

La squadra europea di Salvini ha un nome. Si chiama Identità e Democrazia (acronimo ID). È il gruppo che nel Parlamento europeo riunisce eurodeputati provenienti da dieci Paesi. Il perno, o nucleo centrale, è rappresentato dalla Lega, dal Rassemblement National francese e dall’Afd tedesco. A presiedere ID, dal 2019, è l’eurodeputato bergamasco Marzo Zanni. Un Salvini-boy della seconda ora. A Bruxelles viene eletto nel 2014 con il M5S, nel 2017 molla i pentastellati e, dopo una breve parentesi come indipendente nel ENF (Europa delle Nazioni e della Libertà) a cui aderiva la Lega, nel 2018 salta sul carro di Matteo. Ricandidato e rieletto nel 2019, Zanni assume l’incarico di guidare il gruppo che salda Lega-RN e Afd. Un contenitore che Zanni descrive così: “Sosteniamo la sovranità e l’identità delle nostre nazioni e dei nostri popoli europei. Vogliamo che la cooperazione europea si basi su nazioni libere e sovrane, con più democrazia, trasparenza e responsabilità. Offriamo soluzioni per riprendere il controllo del problema immigrazione”. Vedremo tra poco come. Scrive ancora Zanni: “Il gruppo ID si sta attivamente opponendo all’attuale tendenza verso un superstato europeo guidato dalla burocrazia. Ecco perché i gruppi mainstream del Parlamento europeo stanno cercando di metterci a tacere con ogni tipo di tattica”.

Tradotta in termini più semplici, si sentono riecheggiare le parole di Salvini dal pratone di Pontida che ha visto guest star la “amica” e “alleata” Marine Le Pen: “Ogni mezzo per bloccare l’invasione migratoria”, l’attacco a “personaggi come George Soros che finanziano l’annientamento della civiltà occidentale” (il vecchio mantra complottista e anti mondialista della sostituzione etnica caro ai gruppi neofascisti e neonazisti europei, ndr); i soliti strali contro l’Islam che “fino a che non deciderà di essere una cultura tollerante verso chi non la pensa come lui, dovrà essere guardato con estrema attenzione”. Il copione del Salvini che sfoggia Le Pen (“la Lega mai con Le Pen”, diceva un tempo il vecchio Bossi) e cerca la leader di Afd Alice Weidel per rinsaldare l’asse con gli “impresentabili” filorussi tedeschi, è uno spartito caro ai compagni di viaggio europei. Quelli che, per dirla con Marine Le Pen, difendono le “comunità naturali”, le comunità del sangue e suolo, dalla minaccia del “wokismo” (letteralmente: “svegliarsi contro le ingiustizie” - e il razzismo) e di chi vorrebbe “cancellare la nostra identità e la nostra cultura”. Vediamoli questi compagni di viaggio della Lega nera. Sono gli stessi che nel 2019 – alla vigilia delle elezioni europee - furono convocati a Milano da Salvini (anche allora vicepremier). Conferenza stampa all’hotel Gallia e comizio congiunto il 18 maggio in piazza Duomo. Il poker sovranista: Lega, Afd, il Front National di Le Pen che poi diventerà Ressemblement National, i partitini danesi e finlandesi, ed altri. Tutti insieme per dare vita a un fronte in nome della difesa delle radici giudacico-cristiane dell’Europa contro “l’Islam politico”, la protezione delle frontiere, la revisione degli accordi commerciali, la tutela dei prodotti nazionali, con i cavalli di battaglia dello stop a migranti, buonisti, burocrati e banchieri (le famose élite finanziarie del mondialismo, che nel linguaggio dell’estrema destra è sinonimo di “ebrei”). Lo scopo, allora, era portare a Bruxelles un bel pattuglione di eurodeputati per rompere lo storico compromesso tra popolari e socialisti e costringere i primi a un’alleanza.

Nascerà ID. Di cui oggi fanno parte: Lega, RN di Le Pen, Afd, gli austriaci del Freiheitliche Partei Osterreichs (Fpö) il Vlaams Belang fiammingo (erede del Vlaams Blok sciolto dopo una condanna in Belgio per razzismo e xenofobia), i cechi di Spd, i conservatori estoni, il Partito olandese per la libertà, il Partito popolare danese. Le etichette con cui queste sigle vengono bollate sono a diversa intensità e variano per ciascun paese: neofascisti, nazionalisti, sovranisti, populisti, indipendentisti di estrema destra, razzisti. Sono (stati) vicini alla Russia di Putin, Lega in primis. Anche dopo l’inizio della guerra. Eccola la compagnia di giro di Salvini in Europa. Sono passati sette anni – era il 2016 – dal primo raduno dell’ “Internazionale nera”. Da allora il processo di radicalizzazione della Lega non solo non si è interrotto ma adesso pare intensificarsi. Si passa da aprile 2023. Quando Salvini vola a Lisbona alla kermesse organizzata dal suo gemello portoghese Andrè Ventura, fondatore e leader di Chega noto per le battaglie contro i rom (è stato multato due volte dalla Commissione per l’uguaglianza e la discriminazione razziale per i suoi commenti durissimi, suggerì il confinamento sanitario in campi ad hoc) e i diritti delle donne. Ventura inneggia “Dio, patria, famiglia e lavoro”, anni fa propose di rispedire in patria la deputata Joacine Katar Moreira originaria della Guinea Bissau. In cartellone, alla convention di Lisbona, Bolsonaro, Trump e Marine Le Pen. Altri estremisti, come Vox in Spagna, pur guardando a Salvini con simpatia, hanno deciso di stare alla larga dal gruppo Identità e Democrazia preferendo i Conservatori e riformatori europei dove siedono gli eurodeputati di FdI e del PiS polacco.

Da Lisbona a Pontida il passo è stato breve. Dettaglio curioso: a Pontida 2017 - il primo prato non più verde ma blu-Trump e poi nero - Salvini andò all'attaccò della legge Mancino bestia nera di fascisti e professionisti dell'odio razziale. Non essendo riuscito a abrogarla, domenica scorsa sul pratone ha portato direttamente la post fascista Le Pen. Rinfocolando la Lega più estrema. Quella con cui fino al 2016 era alleata CasaPound. Quella con cui un altro gruppo neofascista italiano, Lealtà Azione (che si ispira a Leon Degrelle e Codreanu) fa sponda da anni. L’ultima kermesse nel varesotto ha ospitato diversi parlamentari e europarlamentari leghisti.

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