Cgil-Sant'Egidio insieme per la pace. Da Landini e Riccardi critiche al governo: “Basta questa cultura della punizione sui migranti”
di Giovanna CasadioAndrea Riccardi e Maurizio Landini
(ansa)Lo stigma in base al quale parlare di pace voleva dire essere filo putiniani, almeno quello è stato cancellato. Lo dicono a una voce Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio e il segretario della Cgil, Maurizio Landini. È un dialogo serrato su “L’Italia ripudia la guerra”, organizzato da Sant’Egidio alla vigilia della Giornata internazionale della Pace indetta dalle Nazioni Unite e della settimana internazionale di mobilitazione per la pace in Ucraina. Sono i rischi - primo tra tutti che “il conflitto si eternizzi”, quindi che l’offensiva ucraina diventi “una guerra di posizione”, ma soprattutto che si continui a esiliare la pace, il filo rosso della discussione.
E nasce l’asse tra la Cgil e Sant’Egidio. Non per un dibattito teorico, ma – insiste Landini – per un lavoro concreto, che riparta dai territori e “la Cgil è presente in tutti i territori”. Il movimento pacifista torna in campo.
Ricorda Riccardi: “La guerra ci è scoppiata in casa, in Ucraina e ha riproposto t…
Lo stigma in base al quale parlare di pace voleva dire essere filo putiniani, almeno quello è stato cancellato. Lo dicono a una voce Andrea Riccardi, il fondatore della Comunità di Sant’Egidio e il segretario della Cgil, Maurizio Landini. È un dialogo serrato su “L’Italia ripudia la guerra”, organizzato da Sant’Egidio alla vigilia della Giornata internazionale della Pace indetta dalle Nazioni Unite e della settimana internazionale di mobilitazione per la pace in Ucraina. Sono i rischi - primo tra tutti che “il conflitto si eternizzi”, quindi che l’offensiva ucraina diventi “una guerra di posizione”, ma soprattutto che si continui a esiliare la pace, il filo rosso della discussione.
E nasce l’asse tra la Cgil e Sant’Egidio. Non per un dibattito teorico, ma – insiste Landini – per un lavoro concreto, che riparta dai territori e “la Cgil è presente in tutti i territori”. Il movimento pacifista torna in campo.
Ricorda Riccardi: “La guerra ci è scoppiata in casa, in Ucraina e ha riproposto tutte le nostre carenze della nostra cultura di pace e di vita associata. In questo anno abbiamo cercato di ritessere questa cultura di pace". Avverte: “Dobbiamo mettere la pace in Ucraina al primo posto della nostra agenda e parlare del carrello della spesa e dei prezzi della benzina non è egoistico perché questi rincari li pagano soprattutto i poveri”. Gli fa eco Landini: “Partano i negoziati, è interesse di Italia e Ue”.
Ecco che declinare la pace significa non lasciare indietro i temi scottanti, dai migranti alla violenza giovanile alla povertà. Sulle politiche del governo sui migranti la critica è dura. Landini denuncia: “Continuo a vedere una cosa pericolosissima di questo governo, che noi saremmo un mondo invaso da quelli che scappano dalla guerra, dalle miserie. Io vedo una contraddizione, a parte che molti non vogliono fermarsi nel nostro Paese, ma guardate che questa cosa viene utilizzata per non parlare di un altro tema che noi abbiamo: noi abbiamo più giovani italiani che ogni anno se ne vanno via dal nostro Paese”. Perciò il segretario della Cgil conia uno slogan: “Invece di chiudere i porti, meglio chiudere gli aeroporti per arrestare le fughe dei nostri giovani, fatemi dire una cosa nazional patriottica…”, da reggiano poiché Reggio Emilia è la città del Tricolore.
Il j’accuse di Riccardi va oltre: “Io non ho capito, perché il cammino dei migranti e dei rifugiati sia sempre più una Via Crucis? Cioè noi gli dobbiamo far pagare la colpa di essere sbarcati quando noi, io, non voi, abbiamo deciso che nei prossimi tre anni dovranno entrare 450mila persone nel nostro Paese? Beh, sono arrivate. Abbiamo tolto loro il corso di italiano, l'assistente sociale, lo psicologo, perché? Io non ho capito questo atteggiamento, questa cultura della punizione”. Per non parlare dei rimpatri tanto sventolati.
Il feeling tra il sindacato e la Comunità di Sant’Egidio non è – premettono entrambi - un fronte o una alleanza, ma “pur nella diversità delle storie e delle provenienze”, ha come obiettivo di far crescere una “cultura di pace” e “contro le disuguaglianze”. Osserva Riccardi: “C’è un potere dei senza potere, la gente deve riprendere coscienza del suo potere e uscire dall’atteggiamento di rassegnazione in cui l'’ha gettato una vita di competizione con gli altri. Se non si ricostruisce il tessuto umano, saranno tutti tamponi”. Rincara Landini: “Siamo immersi in una cultura che ha portato alla guerra e rilancia la guerra come strumento di soluzione. Una competizione tra le persone che lavorano non l'ho mai vista come oggi, è dovuta alla precarietà, allo sfruttamento, e quando arrivi al punto che uno pur lavorando è povero allora vuol dire che c'è un modello di sviluppo da cambiare, perciò si devono mettere assieme le persone che hanno una sintonia comune per l'obiettivo di una società che non ha come fine ultimo il profitto ma ha al centro la persona con i suoi diritti”. Marco Damilano, che modera il dibattito, stana le contraddizioni. Però la strada è imboccata.