Malumori nella Lega, l’europarlamentare Ciocca: “Perdiamo militanti e figure storiche. Se va via anche Bossi è la fine”
di Matteo MacorAngelo Ciocca, europarlamentare della Lega
“Perdiamo figure fondanti della storia del partito come Roberto Castelli, abbiamo perso consiglieri, perdiamo militanti, non vorrei dirla troppo forte ma dobbiamo stare attenti a non perdere Umberto Bossi, perché sarebbe la fine”. È un dibattito agitato, in casa Lega, quello del dopo Pontida. A confermarlo è l’allarme dell’europarlamentare del Carroccio Angelo Ciocca, già tra i coordinatori del "Comitato Nord", la corrente bossiana interna alla Lega Salvini Premier, noto a Bruxelles per aver contestato nel 2018 l’allora commissario europeo Pierre Moscovici in modo plateale, imbrattando la lettera sulla manovra inviata dalla Ue all'Italia con il tacco della scarpa. È lui, che salvo sorprese sarà tra i candidati leghisti anche alle prossime Europee (“Io sono disponibile, ma non ho motivo di dubitare che i parlamentari uscenti non verranno ricandidati”, dice), tra i pochissimi esponenti del partito a voler commentare l’addio alla Lega dell’ex ministro Castelli.
Ciocca, cosa ci dice l’add…
“Perdiamo figure fondanti della storia del partito come Roberto Castelli, abbiamo perso consiglieri, perdiamo militanti, non vorrei dirla troppo forte ma dobbiamo stare attenti a non perdere Umberto Bossi, perché sarebbe la fine”. È un dibattito agitato, in casa Lega, quello del dopo Pontida. A confermarlo è l’allarme dell’europarlamentare del Carroccio Angelo Ciocca, già tra i coordinatori del "Comitato Nord", la corrente bossiana interna alla Lega Salvini Premier, noto a Bruxelles per aver contestato nel 2018 l’allora commissario europeo Pierre Moscovici in modo plateale, imbrattando la lettera sulla manovra inviata dalla Ue all'Italia con il tacco della scarpa. È lui, che salvo sorprese sarà tra i candidati leghisti anche alle prossime Europee (“Io sono disponibile, ma non ho motivo di dubitare che i parlamentari uscenti non verranno ricandidati”, dice), tra i pochissimi esponenti del partito a voler commentare l’addio alla Lega dell’ex ministro Castelli.
Ciocca, cosa ci dice l’addio di un pezzo di storia leghista come Castelli? Condivide la sua posizione?
“Ci dovrebbe invitare a riflettere. È una perdita troppo importante, la sua, per passare sotto silenzio. Io, pur avendo posizioni chiare all’interno del partito, continuo a pensare sia meglio rimanere a lavorare da dentro, e promuovere il dibattito in un movimento che può accogliere idee diverse per definizione. Penso anche la sua scelta si debba a valutazioni politiche, mi auguro non personali. Però deve farci pensare”.
In che termini?
“Avremmo dovuto trattenerla per storia e ricchezza politica, una figura del calibro di Castelli. Nella Lega abbiamo questo limite forte, lasciamo andare anche il patrimonio sul quale dovremmo investire. L’addio a uno che ha fatto il ministro per così tanto tempo non può non fare rumore, ma il problema vale anche per i militanti che non conosce nessuno. Va bene cambiare modi e strumenti, in politica si cambia, ma questa Lega deve studiare una strategia per non perdere le persone per strada, e invece perdiamo iscritti e sostenitori”.
Rischia di perdere altri esponenti di spicco della corrente nordista, la Lega a trazione centralista di Salvini?
“Abbiamo perso già molti militanti, abbiamo perso consiglieri regionali importanti, esagero ma non vorrei si perdesse anche Bossi. Sarebbe finita, entreremmo in una fase buia, per quello dico serve fare attenzione. E studiare il modo di fare spazio a tutti all’interno del partito. Del resto si chiamano militanti perché sono un esercito in movimento, anche l’esercito più strutturato se perde i suoi soldati diventa più debole”.
Pensa sia un campanello d’allarme anche la partecipazione in calo a Pontida, domenica? Il partito ha dichiarato 100mila presenze, è evidente fossero molte meno, forse non più di 15mila.
“Penso dovremmo essere soddisfatti di chi c’era, io non so quale altra forza politica sarebbe capace in un momento del genere di portare a Pontida, non in una grande città, tante persone. E guardi che il 50 per cento dei leghisti che si sono ritrovati su quel pratone hanno le stesse idee di Castelli, e vogliono veder tornare la Lega a fare il sindacato del Nord. Anche figure importanti che sono salite sul palco”.
E allora che ci faceva su quel palco, dice Castelli, Marine Le Pen? Una centralista, nazionalista, “nemica delle autonomie”?
“Su questo Castelli sbaglia, io sono a Bruxelles da otto anni e ho potuto vivere da vicino la storia del rapporto tra Salvini e Le Pen, un’intesa che dura da dieci anni. A Pontida semplicemente si è riaffermato un rapporto storico in vista delle elezioni europee, si è fatta anzi una dimostrazione di coerenza politica”.
Rischia di diventare una fregatura, come da accuse di Castelli, la riforma dell’autonomia, se mai ci sarà?
“Penso che oggi l’ottimo sia nemico del buono. Di sicuro tutto è migliorabile, solo i Dieci comandamenti non lo sono. Ma sarebbe importante per piantare una bandiera, alla quale magari negli anni aggiungere ricami e decorazioni, allargare i perimetri”.
Quando contestò scarpa in mano Moscovici, nel 2018, si prese dal commissario europeo del “cretino, provocatore, fascista, grottesco”. Oggi la rifarebbe, quella sceneggiata?
“Allora andò così, ma guardi che oggi tantissimi metterebbero loro stessi le scarpe sui provvedimenti in arrivo dall’Europa, da quello sull’aumento dei tassi interesse a quelli sulla casa, l’auto, le carni sintetiche, il modo in cui si gestisce l’immigrazione clandestina”.
Pensate davvero di vincerla puntando sull’immigrazione, la campagna delle Europee? In Italia siete al governo voi.
“Se la presidente della Commissione europea ha bisogno di andare a Lampedusa per rendersi conto del momento critico, forse conviene. Mi sarei aspettato arrivasse con proposte concrete, invece mi pare abbia solo enfatizzato un dramma danneggiando l’immagine dell’Italia. Se l'obiettivo è creare ulteriore danno all’Italia, va fatto capire agli italiani”.