Intercettazioni, vittoria di FdI. Forza Italia perde la battaglia sul decreto che salva i processi contro la mafia
di Liana MilellaE alla fine Forza Italia è costretta a cedere. Il decreto sulle intercettazioni voluto da Meloni e annunciato prima dell’anniversario Borsellino resterà proprio com’è adesso. Gli azzurri avevano presentato un emendamento per non applicarlo anche ai reati già commessi. Ma alla fine hanno perso e sono stati costretti a ritirarlo. Ottengono in cambio dei “contentini”, che non sono granché rispetto alla montagna di emendamenti che avevano presentato soprattutto contro la microspia Trojan.
A fare la voce grossa questa volta è il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che legge Repubblica e si arrabbia. Dopo colloqui con la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno, che nel frattempo al Senato sta approvando la sua relazione proprio sulle intercettazioni, e con il via libera dello stesso Nordio, Forza Italia incassa il no sulla mafia, ma ottiene in cambio tre emendamenti. Il primo ripristina la piena inutilizzabilità delle intercettazioni che sono state autorizzate in un …
E alla fine Forza Italia è costretta a cedere. Il decreto sulle intercettazioni voluto da Meloni e annunciato prima dell’anniversario Borsellino resterà proprio com’è adesso. Gli azzurri avevano presentato un emendamento per non applicarlo anche ai reati già commessi. Ma alla fine hanno perso e sono stati costretti a ritirarlo. Ottengono in cambio dei “contentini”, che non sono granché rispetto alla montagna di emendamenti che avevano presentato soprattutto contro la microspia Trojan.
A fare la voce grossa questa volta è il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, che legge Repubblica e si arrabbia. Dopo colloqui con la responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno, che nel frattempo al Senato sta approvando la sua relazione proprio sulle intercettazioni, e con il via libera dello stesso Nordio, Forza Italia incassa il no sulla mafia, ma ottiene in cambio tre emendamenti. Il primo ripristina la piena inutilizzabilità delle intercettazioni che sono state autorizzate in un procedimento, ma non potranno più essere usate in un altro diverso. Si torna alla ben nota sentenza “Cavallo“ della Cassazione. Che era stata successivamente superata. E ancora: gli azzurri ottengono il divieto di trascrivere le conversazioni irrilevanti, che non sono ritenute utili al processo e che oggi venivano riportate nei brogliaccio. Invece, “per un principio di civiltà“ come dice Forza Italia, queste intercettazioni non saranno più trascritte. Potranno solo essere ascoltate dagli avvocati che ne faranno richiesta. Ovviamente non essendo trascritte non compariranno nemmeno più sui giornali. Infine l’ultima conquista di Forza Italia: per ottenere il via libera delle intercettazioni non basterà la motivazione del pubblico ministero che il gip non potrà più semplicemente copiare, ma ci sarà un obbligo di una motivazione estesa proprio da parte del giudice. Che dovrà assumersi la responsabilità di autorizzare l’intercettazione stessa.
Sono i tre emendamenti “conquistati” da Forza Italia nel corso di una riunione in cui era presente anche il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, nonché il capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli, Delmastro e il vice presidente forzista della commissione Giustizia della Camera Pietro Pittalis. Ovviamente Fi non è affatto convinta di aver “perso”, per via degli emendamenti ottenuti. Anche se la stretta sul Trojan viene rinviata a un prossimo futuro.
A questo punto la battaglia si sposta nelle commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera dove il decreto dovrà essere approvato e licenziato in vista dell’aula la prossima settimana, con i tempi strettissimi che potrebbero portare alla richiesta della fiducia quantomeno al Senato. Ma non è escluso che venga posta anche alla Camera per tagliare i tempi visto che il decreto scade il 9 ottobre.
Resta l’incognita di tutti gli emendamenti presentati da Enrico Costa di Azione, tra cui quello in cui chiede al pubblico ministero di calcolare dettagliatamente i costi delle intercettazioni quando chiude l’inchiesta. Nonché la richiesta, che lui intende mantenere, di non applicare il decreto Meloni ai reati già commessi, ritenendo la sola ipotesi del tutto incostituzionale. Dovrebbero diventare invece altrettanti ordini del giorno gli emendamenti sia di Costa che di Forza Italia che riguardano il Trojan, a partire da quelli che vorrebbero bloccarne l’uso all’interno di un appartamento, per questioni di privacy, a meno che al suo interno non sia documentato che si stanno commettendo reati gravi e gravissimi.
Al Senato via libera alla relazione Buongiorno
Via libera al Senato, in commissione Giustizia, alla relazione della presidente della commissione Giustizia Giulia Bongiorno sulle intercettazioni. Di cui sono correlatori il forzista Pierantonio Zanettin e il meloniani Gianni Berrino. La responsabile Giustizia della Lega soddisfatta dichiara: “Un importante punto di partenza che cerca di sintetizzare le posizioni di tutti i gruppi, compresi quelli di opposizione. È evidente che si trattava di un lavoro difficile, sia dal punto di vista tecnico che politico, ma crediamo di aver raggiunto un primo traguardo". E nei contatti tra Bongiorno, il ministro Nordio, e FdI non manca la sorpresa per gli emendamenti di Forza Italia alla Camera che hanno tutto il sapore di una forzatura rispetto al percorso che proprio la stessa Bongiorno ha fatto al Senato con la sua relazione.
Ma le opposizioni invece, Pd, M5S, Avs con Cucchi, votano contro. Mentre è a favore il renziano Ivan Scalfarotto. Ma da Forza Italia arriva un nuovo e importante segnale contro il Trojan. Il capogruppo di FI Zanettin propone una correzione che, ancora una volta e come alla Camera, chiede di eliminare l’uso del Trojan per i reati di corruzione. Ovviamente nasce proprio da qui il voto contrario delle opposizione che protestano subito con vigore. Il Pd, con Bazoli, Mirabelli, Rossomando e Verini parla di “colpo di mano”, di “forzatura con la chiara finalità di indebolire la lotta alla corruzione, infaticabilmente perseguita da questa maggioranza”. Durissime proteste anche da M5S con Roberto Scarpinato che scrive: “Dopo aver presentato emendamenti indecenti alla Camera, Forza Italia getta la maschera anche al Senato. Il Trojan è l’unica arma contro i comitati d’affari”. L’emendamento di Zanettin
La battaglia alla Camera
L'impasse nella maggioranza sul tema intercettazioni è andata avanti per tutta la giornata di ieri. Forza Italia non demorde neppure alla Camera e con l’appoggio di Azione sfida il Guardasigilli Carlo Nordio e il resto della maggioranza al punto da costringerla, per via dei tempi stretti, al voto di fiducia. L’obiettivo è non solo impedire che il decreto sulle intercettazioni antimafia, fortemente voluto da Giorgia Meloni e scritto a Palazzo Chigi da Alfredo Mantovano, sia applicabile anche ai reati già commessi, ma soprattutto che passi una durissima stretta sull’uso della microspia Trojan. Per dirla con le parole di Enrico Costa, condivise da Forza Italia, “basta con uno strumento che, violando la privacy e l’intimità di una vita, entra in camera da letto e nel bagno“. Trojan ridotto dunque a una qualunque microspia, che potrà violare le pareti domestiche solo se c’è il sospetto che lì si commettano reati gravi e gravissimi. Mafia e terrorismo, non la corruzione. Ipotesi contro cui si scaglia la pattuglia di M5S alla Camera - Ascari, Cafiero De Raho, D'Orso e Giuliano - definendola “una nuova puntata della giustizia classista, con la solita differenza tra le indagini per mafia e quelle per i reati contro la pubblica amministrazione, come se non fossero ambiti strettamente collegati”.
Tesissimo il quadro delle ultime ore nonostante una lunga riunione con il ministro per i rapporti con il parlamento Luca Ciriani. L’esito mette in difficoltà il governo che proprio su un decreto voluto dalla premier alla vigilia dell’anniversario Borsellino, sarà costretto a mettere la fiducia al Senato, visto che il provvedimento scade il 9 ottobre, e siamo ancora in prima lettura alla Camera dove, se tutto va bene, il testo potrà essere approvato tra mercoledì e giovedì della prossima settimana. Dopo sedute in notturna tra stasera e domani delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia. E con la prospettiva di andare in aula solo martedì per la discussione generale. Ma tutto dipende da quanto Nordio e Palazzo Chigi vorranno “cedere” proprio a Forza Italia.
Che ieri si è vista pure infliggere uno schiaffo dal ministro della Giustizia a cui aveva chiesto un incontro che si sarebbe dovuto tenere a mezzogiorno in via Arenula. Ma all’improvviso Nordio ha accampato improvvisi e improrogabili impegni lasciando con un palmo di naso la delegazione forzista, il vice presidente della commissione Giustizia della Camera Pietro Pittalis e il capogruppo Tommaso Calderone, in stretto contatto con il capogruppo azzurro in aula Paolo Barelli.
Nordio non si presenta e Forza Italia medita la vendetta, mentre dalla Camera arriva una buona notizia perché tutti gli emendamenti sia forzisti che di Azione, tutti in chiave anzi trojan come ha scritto Repubblica, vengono dichiarati ammissibili. Una vera sorpresa. Nessun altolà a cambiare le regole del Trojan per decreto legge. Reagisce con entusiasmo Enrico Costa, perché “se verranno approvati i nostri emendamenti e quelli di Forza Italia si volterà finalmente pagina, si dirà basta alle intercettazioni a strascico e al trojan applicato indiscriminatamente“.
Il passaggio parlamentare e politico si fa sempre più stretto. E lo dimostra la riunione serale con Ciriani per evitare che il decreto finisca per trasformarsi in un boomerang per la maggioranza. Dove si manifesta un’evidente spaccatura, da una parte Lega e Fratelli d’Italia, dall’altra Forza Italia. Oggi chi si è visto respingere qualche emendamento potrà presentare ricorso in commissione, nel frattempo eccoci al passo più strategico, perché toccherà al vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, esponente di spicco di Forza Italia nonché avvocato da sempre super garantista, personalmente sulle posizioni della coppia Pittalis-Calderone e di Costa, pronunciarsi sull’ammissibilità degli emendamenti sia sull’invasività del trojan, sia sullo stop alla norma per intercettare i reati commessi con il metodo mafioso sanando i processi in corso.
Qui sta la querelle che ormai da oltre 40 giorni spacca il governo. Forza Italia è contro. E ha trovato una sponda nell’audizione dell’ex consigliere giuridico di Marta Cartabia Gian Luigi Gatta, docente di diritto penale alla Statale di Milano: per lui il decreto non si può applicare ai reati commessi prima della sua entrata in vigore. Ha suggerito una soluzione alternativa, fornire nel decreto una “interpretazione autentica” della famosa sentenza della Cassazione del marzo 2022, da cui è nato tutto il pasticcio. Perché, contrariamente alla sentenza Scurato del 2016, stabilisce che non c’è distinzione tra reati di mafia e reati commessi con il metodo mafioso per cui le regole delle intercettazioni sono uguali.
In realtà una via d’uscita ci sarebbe, e dopo le parole di Gatta il Pd, con il capogruppo in commissione Giustizia Federico Gianassi, ha presentato un emendamento che parla di “interpretazione autentica” della sentenza del 2022. Proprio Mantovano aveva ipotizzato questa soluzione, ma poi il decreto ha preso la via diversa che ha fatto infuriare subito Forza Italia.
Lo scenario è di guerra. Mentre sul tavolo ci sono emendamenti che destabilizzano completamente l’uso del trojan e che se dovessero passare lo ridurrebbero a una comune microspia. È l’obiettivo che persegue Forza Italia che assieme ad Azione vuole liberare i reati della pubblica amministrazione dalla potenza invasiva del trojan. Politicamente più d’uno ritiene che il vice premier Antonio Tajani non consentirà una spaccatura del governo e una palese frattura tra Forza Italia e il resto della coalizione. Quindi un compromesso andrà trovato. Ma questo non salverà il decreto da possibile voto di fiducia.