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Anpi-Valditara, De Luna: “L’obiettivo del governo è riscrivere la storia del Ventennio. Nelle aule si insegni la democrazia”

Intervista allo storico: “Si trasmetta il valore educativo della Resistenza. Equiparare le Foibe alla Shoah è un errore”
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ROMA – “L’Anpi è forse il bersaglio più facile per mettere in pratica quel revisionismo strisciante che la destra porta avanti dal primo giorno di governo. E si accompagna a un altro tema di propaganda ricorrente: l’equiparazione fra le Foibe e la Shoah. Due operazioni di grave mistificazione”. Giovanni De Luna, tra i massimi storici del Paese, non ha dubbi: l’intervento del ministro Valditara non è casuale.

Che significato ha, professore?

“Questo governo cerca delle rivincite, rinchiuso per decenni nel ghetto dell’opposizione prova a imporre un racconto al Paese su terreni che non intercettano i bisogni degli italiani: non sapendo come affrontare i problemi veri — l’immigrazione, il rapporto con l’Europa, la povertà — tenta di monopolizzare il discorso pubblico parlando di foibe, lotta partigiana, egemonia culturale”.

Dice però Valditara: “L’Anpi non ha il monopolio della Resistenza”. Infatti i partigiani cristiani dicono: ci siamo anche noi.

“Ma che significa? È devastante che …

ROMA – “L’Anpi è forse il bersaglio più facile per mettere in pratica quel revisionismo strisciante che la destra porta avanti dal primo giorno di governo. E si accompagna a un altro tema di propaganda ricorrente: l’equiparazione fra le Foibe e la Shoah. Due operazioni di grave mistificazione”. Giovanni De Luna, tra i massimi storici del Paese, non ha dubbi: l’intervento del ministro Valditara non è casuale.

Che significato ha, professore?

“Questo governo cerca delle rivincite, rinchiuso per decenni nel ghetto dell’opposizione prova a imporre un racconto al Paese su terreni che non intercettano i bisogni degli italiani: non sapendo come affrontare i problemi veri — l’immigrazione, il rapporto con l’Europa, la povertà — tenta di monopolizzare il discorso pubblico parlando di foibe, lotta partigiana, egemonia culturale”.

Dice però Valditara: “L’Anpi non ha il monopolio della Resistenza”. Infatti i partigiani cristiani dicono: ci siamo anche noi.

“Ma che significa? È devastante che la scuola, l’unica agenzia di formazione ancora funzionante, venga attraversata da questi rigurgiti pieni di pregiudizi che ne minano la credibilità. Oltretutto la Resistenza ricordata dall’Anpi, come da altre associazioni simili, è puramente didattica. La ricerca storica è un’altra cosa: quella che il ministro dovrebbe divulgare nelle scuole. Ecco perché penso che lui voglia solo riscrivere la storia del Ventennio”.

Non è credibile quando dichiara che a lui i valori della Resistenza stanno a cuore?

“Se così fosse, anziché attaccare l’Anpi, valorizzerebbe la ricerca storica che punta al recupero delle scelte individuali che furono alla base della lotta partigiana. Se si vuole che i ragazzi amino la democrazia, bisogna far capire la seduttività che esercitò tra il ’43 e il ’45. La democrazia per cui tanti giovani morirono non è qualcosa di estenuato, tecnocratico: significa egualitarismo invece della gerarchia, disobbedienza anziché disciplina, autonomia individuale invece della dimensione di massa delle adunate oceaniche. La Resistenza è il modo in cui gli italiani si sono riappropriati della sovranità popolare, innamorandosene. Ci fu una febbre di mobilitazione politica e fu la Resistenza a inocularla nella società”.

La destra vorrebbe introdurre lezioni e visite guidate alle foibe. Fa parte dello stesso disegno?

“Mi pare evidente che non si voglia ricordare con efficacia la tragedia del nostro confine orientale, i drammi e i conflitti che si scatenarono contro la popolazione civile, ma equiparare le Foibe alla Shoah. Contrapponendo la ricorrenza del 10 febbraio al 27 gennaio, giorno della Memoria. Ma il 10 febbraio non c’entra niente, allora si firmò il trattato di pace tra l’Italia e le potenze alleate. Le date cruciali delle foibe sono due: settembre -ottobre 1943, subito dopo l’8 settembre, quando la campagna si ribellò contro la città. E maggio- giugno ‘45 quando le truppe di Tito arrivarono a Trieste e si scatenò la caccia all’italiano in quanto italiano”.

È solo una bandierina?

“È un modo strumentale di parificare il nazismo al comunismo, con qualche indulgenza per il nazismo”.

Con quale obiettivo?

“Questo governo si sta dando molto da fare sul piano delle identità politiche e pochissimo sui problemi da risolvere. L’attacco all’Anpi, gli slogan di Pontida sul regalare Lampedusa all’Africa sono tutti tentativi per distogliere l’attenzione dalle vere difficoltà che questa classe politica non è in grado di affrontare”.

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