Nasce a Ventotene il memoriale dell’antifascismo
di Concetto VecchioNon parlare di politica. Non detenere relazioni con donne a scopo di tresca. Non ubriacarsi. Non frequentare pubbliche riunioni. Non giocare di azzardo. Non schiamazzare durante le ore di riposo. Uscita alle ore 7, ritirata alle 19.
Potevano respirare e poco più i confinati politici a Ventotene durante il Ventennio. Grandi figure del Novecento, Sandro Pertini, Altiero Spinelli, Umberto Terracini, Giuseppe Di Vittorio, segregati per le loro idee. Non erano lì in villeggiatura, come fece credere Mussolini (mandò un giornalista importante, Mino Maccari, per dimostrare che si stava bene) e come ebbe a ripetere vent’anni fa Silvio Berlusconi. Li facevano sbarcare in catene, antifascisti perseguitati per la loro avversione al regime. Di questi tempi giova ripeterlo, a scanso di equivoci.
Ora i nomi dei 2330 internati di Ventotene avranno un Memoriale, che sarà inaugurato sabato prossimo. Una parete lunga quattordici metri e lunga due. Un inno alla memoria finanziato dall’Anppia, l’Associazi…
Non parlare di politica. Non detenere relazioni con donne a scopo di tresca. Non ubriacarsi. Non frequentare pubbliche riunioni. Non giocare di azzardo. Non schiamazzare durante le ore di riposo. Uscita alle ore 7, ritirata alle 19.
Potevano respirare e poco più i confinati politici a Ventotene durante il Ventennio. Grandi figure del Novecento, Sandro Pertini, Altiero Spinelli, Umberto Terracini, Giuseppe Di Vittorio, segregati per le loro idee. Non erano lì in villeggiatura, come fece credere Mussolini (mandò un giornalista importante, Mino Maccari, per dimostrare che si stava bene) e come ebbe a ripetere vent’anni fa Silvio Berlusconi. Li facevano sbarcare in catene, antifascisti perseguitati per la loro avversione al regime. Di questi tempi giova ripeterlo, a scanso di equivoci.
Ora i nomi dei 2330 internati di Ventotene avranno un Memoriale, che sarà inaugurato sabato prossimo. Una parete lunga quattordici metri e lunga due. Un inno alla memoria finanziato dall’Anppia, l’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti, col sostegno del Comune. La ricerca storica è stata coordinata da Anthony Santilli, 42 anni, il direttore del Centro di documentazione sul confino politico e la detenzione, il cui gruppo di lavoro ha realizzato il censimento spulciando le carte del Casellario politico centrale dell’Archivio centrale dello Stato. Anche se gli studiosi hanno potuto contare su una base messa insieme sin dagli anni Settanta.
Ventotene contava 1200 abitanti. I primi confinati arrivarono nel 1926, gli ultimi poterono lasciare l’isola nell’agosto del ’43, a regime caduto. Per quasi vent’anni gli abitanti condivisero quindi gli spazi anche con mille confinati: comunisti, socialisti, azionisti, anarchici reduci dalla guerra di Spagna. Di varie estrazioni sociali e culturali, come ha ricordato Anna Foa, la figlia dell’antifascista Vittorio Foa, in Andare per i luoghi di confino (Il Mulino). “Erano mondi separati, non si poteva entrare in contatto con i locali, salvo poche codificate eccezioni”, illumina Santilli il funzionamento della vita quotidiana.
La misura venne introdotta nel 1926. Il padreterno del confino era Arturo Bocchino, il ministro della polizia. Ed era la polizia che decideva gli invii, della durata di cinque anni, replicabile a piacimento, nei confronti di coloro che avevano “omesso o manifestato deliberato proposito di commettere atti diretti a sovvertire l’ordine nazionale”.
Le principali isole dell’odierna Italia vacanziera furono riempite di camerate in cui ammassare i confinati, che quasi sempre erano privati di fare alcunché: a Ustica finì Gramsci, a Lipari Nitti, Rosselli, Lussu; altri passarono per Favignana, Lampedusa, Pantelleria, Tremiti.
Altri ancora finirono nel Mezzogiorno profondo. Carlo Levi, mandato ad Aliano, in provincia di Matera, scrisse Cristo si è fermato a Eboli, che rimane una lettura obbligata.
Scrisse Carlo Rosselli, confinato a Lipari: “Meglio forse la prigione. In una cella l’impossibilità di fuggire è evidente e il sacrificio più netto. Il confino è una cella senza muri, tutta cielo e mare: funzionano da muri le pattuglie dei militi. Muri di carne e ossa, non di calce e pietra. La voglia di scavalcarli diventa ossessione”. Nel ’29 Rosselli riuscì a fuggire. Una fuga epocale, che portò il confino fascista all’attenzione del mondo.
In moltissimi trascorsero la loro giovinezza tra carcere e confino. Spinelli aveva vent’anni quando fu arrestato per attività antifascista, condannato a sedici anni, transitò per le galere di Lucca, Viterbo, Civitavecchia, poi si fece sette anni di confino. A Ventotene con Eugenio Colorni ed Ernesto Rossi elaborò il famoso manifesto sull’Europa unita, una pietra miliare del Novecento.
Il Memoriale sorge nella parte dell’isola dove era stata fatta edificare la cittadella confinaria: dodici padiglioni sovrastati da una caserma per la pubblica sicurezza, l’ultimo venne abbattuto nell’80, cancellando ogni traccia. I comunisti avevano nove cucine, i socialisti e gli anarchici due, gli azionisti una, c’era poco da scialare, “si faceva la fame”, raccontò Adele Bei, comunista confinata nell’unica sezione deputata alle donne, con Camilla Ravera, Maria Baroncini e altre. Ricevano una misera diaria, dieci lire al giorno, per sopravvivere. Durante la guerra la cifra venne ridotta a sette lire.
Il Memoriale colma un vuoto. E’ un memento proprio in un tempo in cui l’antifascismo è di nuovo sotto assedio. “Il confino aveva lo scopo di indebolire le persone, rieducarle al fascismo, ma hanno tenuto duro in condizioni difficilissime”, ricorda Santilli. Insieme al muro dei confinati ora sorgerà anche una rete delle isole del confino, “per far conoscere la loro storia al di fuori del ristretto ambito accademico”.
Fare memoria, soprattutto per ribadire che non fu affatto una vacanza.