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Piccole, sconosciute e di destra: la carica delle nuove associazioni premiate ai tavoli con il governo

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano

 (ansa)
Palazzo Chigi cambia la concertazione. Più sigle d’area e meno peso ai principali sindacati
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ROMA – Accade qualcosa, ai tavoli del governo. Prende forma un metodo Meloni, nelle relazioni con il mondo economico e sociale. Un’operazione meno palese e strombazzata dell’arrembante rincorsa all’egemonia culturale, ma dall’impatto non meno rilevante. Un’opera di allargamento per annacquare, di legittimazione per rimpiazzare. Senza escludere nessuno, per carità. Ma con l’effetto di crearsi nuovi interlocutori privilegiati, scelti per affinità più che per rappresentatività. Per dare corpo sociale alle misure pro-famiglia e togliere peso alle rimostranze dell’Anpi o alle intemperanze di Cgil e Uil.

Le cronache. Martedì sera, ora aperitivo. Giorgia Meloni è a New York, Palazzo Chigi si affolla. C’è un primo incontro sulla prossima, difficilissima, legge di bilancio. Giancarlo Giorgetti arriva a piedi, incalzato dalle domande sull’allarme, da lui lanciato poche ore prima, sui conti pubblici, i 15 miliardi da recuperare, l’assalto dei mercati da sventare. Si accomoda al tavolo convo…

ROMA – Accade qualcosa, ai tavoli del governo. Prende forma un metodo Meloni, nelle relazioni con il mondo economico e sociale. Un’operazione meno palese e strombazzata dell’arrembante rincorsa all’egemonia culturale, ma dall’impatto non meno rilevante. Un’opera di allargamento per annacquare, di legittimazione per rimpiazzare. Senza escludere nessuno, per carità. Ma con l’effetto di crearsi nuovi interlocutori privilegiati, scelti per affinità più che per rappresentatività. Per dare corpo sociale alle misure pro-famiglia e togliere peso alle rimostranze dell’Anpi o alle intemperanze di Cgil e Uil.

Le cronache. Martedì sera, ora aperitivo. Giorgia Meloni è a New York, Palazzo Chigi si affolla. C’è un primo incontro sulla prossima, difficilissima, legge di bilancio. Giancarlo Giorgetti arriva a piedi, incalzato dalle domande sull’allarme, da lui lanciato poche ore prima, sui conti pubblici, i 15 miliardi da recuperare, l’assalto dei mercati da sventare. Si accomoda al tavolo convocato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con una sfilza di esponenti di primo piano del governo: i ministri Marina Calderone, Giuseppe Valditara, Eugenia Roccella, Paolo Zangrillo, il viceministro Maurizio Leo, il sottosegretario Marcello Gemmato. Dall’altro lato del tavolo siedono, su loro richiesta, i rappresentanti del network “Ditelo sui tetti”, che “riunisce circa cento associazioni di area cattolica” (71, da sito dell’organizzazione). Si parla di un “mater Superbonus”, di quoziente familiare, di sanità. “L’incontro conferma l’attenzione dell’esecutivo per le sensibilità sociali, in particolare per quelle che giungono dalle categorie più fragili”, sottolinea Mantovano. Ma chi sono gli interlocutori? Non habituè del palazzo, non primi per iscritti. Nel network figurano l’Alleanza cattolica, associazione di cattolici conservatori (“Fui presentato al fondatore Giovanni Cantoni da Mantovano”, ha scritto giorni fa Giuliano Ferrara sul Foglio) e il centro studi Rosario Livatino, di cui Mantovano è stato vicepresidente, c’è l’Associazione Family day guidata da Massimo Gandolfini, consulente nel dipartimento antidroghe guidato da Mantovano. Ci sono i Medici cattolici italiani e una serie di associazioni meno note e non si sa quanto rappresentative, da “Non si tocca la famiglia” a “Nonni 2.0”. L’impronta è pro-vita, l’orientamento a destra. La comparsa ai tavoli del governo una novità portata dal governo Meloni. Già il 7 dicembre 2022 a Palazzo Chigi il coordinatore del network Domenico Menorello, ex di FI e Scelta civica, si accomodava a parlare di manovra e veniva riconosciuto “tra i redattori di suggerimenti recepiti in emendamenti”. Ed esprimeva “plauso per la centralità data alla famiglia”, nella prima legge di bilancio di Meloni.

Un anno fa l’incontro passò sotto traccia, stavolta fa rumore. Nel mondo dell’associazionismo e sindacale. Perché tanti ministri dall’altra parte del tavolo sono privilegio ambito. E perché non hanno ancora traccia di convocazioni sulla manovra soggetti come l’Alleanza contro la povertà (include Acli, Azione cattolica, sindacati, enti locali), o come il Forum delle associazioni familiari (non accusabile di essere di sinistra). “Non sapevamo niente dell’incontro, averne letto ci sorprende – conferma il presidente del Forum Adriano Bordignon, attento a non polemizzare – Contatti in questi mesi con ministri ci sono stati ma noi siamo la rete di rappresentanza delle famiglie più vasta d’Italia, con 5 milioni di famiglie, 450 associazioni medie e piccole, 54 nazionali”.

Le convocazioni arriveranno, assicurano da Palazzo Chigi. Ma l’incontro di martedì conferma una tattica che sta diventando metodo, si sono convinti nelle segreterie sindacali. Maurizio Landini denuncia da mesi: “Ai tavoli convocano con noi sigle che non rappresentano nessuno, sigle che firmano contratti pirata”, altro che salario minimo. Tanto affollati, quei tavoli, da rendere gli incontri più simili ad audizioni che a veri confronti. Era già successo, ricordano dalle parti della Cgil, col governo gialloverde, quando in pieno agosto l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, per sfidare il premier Giuseppe Conte, convocò quaranta sigle, sindacali e datoriali, al Viminale. Si annacqua così il peso della triplice, si moltiplicano i soggetti. A Cgil, Cisl e Uil si sommano ormai ogni volta Ugl (tendenza Lega), Confsal e Cisal, orientate a destra, oltre a Usb. Nei ministeri, agli incontri sui temi più disparati, compaiono sigle fino a quel momento ignote anche agli addetti ai lavori. Le prime volte c’era stupore, imbarazzo. Ora cresce l’insofferenza, trapela il malcontento anche dalle realtà più moderate.

E si moltiplicano gli episodi, anche fuori dalla sfera sindacale. Martedì l’Anpi, dopo aver sollecitato al ministro dell’Istruzione il rinnovo di una convenzione con le scuole, si è sentita rinfacciare di non avere “il monopolio della Resistenza”. Beffardo, Giuseppe Valditara, nell’annunciare la volontà di siglare una convenzione nelle scuole “con tutte le associazioni”, anche quelle cattoliche. Pluralismo, la motivazione ufficiale. “Siamo un'associazione pluralista che accoglie nelle sue fila persone con diversi orientamenti politici, purché antifascisti", la replica. All’Anpi, evidentemente, è sembrata una provocazione.

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