Calenda e la proposta sul cancellierato, apertura (a metà) di Schlein e Conte: “Parliamone”. Renzi dice no
di Lorenzo De CiccoElly Schlein, è contenta della proposta di Calenda sul cancellierato, modello salario minimo? “Sono contenta per definizione”, risponde la segretaria del Pd, sorrisone & sneakers, da un divanetto del Transatlantico. La mossa del leader di Azione, che intervistato da Repubblica ha proposto al resto delle opposizioni di unirsi, formato salario minimo, sulle riforme costituzionali, fa breccia nel campo largo. Con qualche distinguo e qualche dribbling dialettico, perché nessuno vuole che l’ex ministro si intesti l’operazione. Sia Schlein che Giuseppe Conte però aprono ad “alcuni aspetti positivi” del modello tedesco, anche se chiedono di adattarlo un po’, per trovare una via italiana.
“Siamo più che disponibili al confronto con le altre opposizioni – riprende Schlein - per studiare a fondo alcuni elementi di altri modelli, ma per immaginare poi un modello italiano”. La sfiducia costruttiva piace alla leader dem. “Ed è presente nel modello tedesco, come in quello spagnolo”. Sul premier…
Elly Schlein, è contenta della proposta di Calenda sul cancellierato, modello salario minimo? “Sono contenta per definizione”, risponde la segretaria del Pd, sorrisone & sneakers, da un divanetto del Transatlantico. La mossa del leader di Azione, che intervistato da Repubblica ha proposto al resto delle opposizioni di unirsi, formato salario minimo, sulle riforme costituzionali, fa breccia nel campo largo. Con qualche distinguo e qualche dribbling dialettico, perché nessuno vuole che l’ex ministro si intesti l’operazione. Sia Schlein che Giuseppe Conte però aprono ad “alcuni aspetti positivi” del modello tedesco, anche se chiedono di adattarlo un po’, per trovare una via italiana.
“Siamo più che disponibili al confronto con le altre opposizioni – riprende Schlein - per studiare a fondo alcuni elementi di altri modelli, ma per immaginare poi un modello italiano”. La sfiducia costruttiva piace alla leader dem. “Ed è presente nel modello tedesco, come in quello spagnolo”. Sul premierato che sogna la destra, invece, il Nazareno rimane in modalità barricate: “Siamo contrari all’indebolimento delle prerogative del presidente della Repubblica, che è l'istituzione che in anni di difficile navigazione ha garantito la credibilità internazionale e la stabilità dell'Italia”. Anche Alessandro Alfieri, responsabile Riforme nella segreteria Schlein, apre alla proposta di Calenda: “È positivo che il salario minimo stia diventando un metodo di lavoro – dice il senatore, area Bonaccini – Come Pd abbiamo già detto che si può ragionare sul modello tedesco o su quello spagnolo. Nel caso del primo sistema, sarebbe naturale, come ha detto anche Calenda, abbinarlo ad una legge elettorale proporzionale, con sbarramento alto. Poi vanno rafforzate le prerogative del Parlamento, che oggi è mortificato dalla decretazione d’urgenza”. Stesso chiodo su cui batte pure Schlein.
Qualche spiraglio arriva anche dai 5 Stelle, che nel programma elettorale elogiavano il modello di Berlino per la stabilità degli esecutivi. Come Schlein, Giuseppe Conte però non ha voglia di dare troppa corda all’uscita di Calenda. Ma comunque sul punto si mostra ben disposto al confronto: “Alcuni elementi del sistema tedesco – dice il capo del M5S sempre dalla Camera - ci vanno bene. Cerchiamo però di intervenire chirurgicamente, non vogliamo trapiantare un altro sistema. Ma siamo disponibili a confrontarci con le altre opposizioni”. Per Conte poi, come per Azione, va cambiata la legge elettorale. E in questo caso la ricetta è perfettamente sovrapponibile: il leader del Movimento propone un ritorno “al proporzionale, con una soglia di sbarramento alta”. Esattamente come Calenda, che vorrebbe fissare l’asticella al 5%.
È chiaro che sia il cancellierato che il ritorno al proporzionale sarebbero un assist per il campo largo, che vive ancora oggi di continui stop&go, mugugni e riavvicinamenti, nelle relazioni fra alleati. Con quell’assetto, Pd, 5S e Azione non sarebbero obbligati, per essere competitivi, ad allearsi prima delle urne e a indicare un candidato premier comune. Mentre col premierato sarebbero costretti a scegliere: fare buon viso a cattivo gioco, per andare uniti alle urne e sperare di vincere, o correre in solitaria, regalando la vittoria alla destra.
Anche a sinistra del Pd il cancellierato piace. “È una buona base di partenza”, dice Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana. “Sicuramente – aggiunge – è molto meglio del premierato, che fa schifo. Quindi parliamone”. Meno entusiasta, ma comunque aperto al confronto è il leader dei Verdi, Angelo Bonelli: “Non amo andare dietro a quello che dice Calenda, ma siamo pronti a parlare di riforma costituzionale, purché si affronti anche il nodo della legge elettorale”.
Più cauto Riccardo Magi, segretario di +Europa: “Possiamo anche avviare una discussione su altri modelli ma sarebbe una discussione astratta di fronte all’iniziativa del cosiddetto ‘premierato’ che sta portando avanti Meloni”. Per Magi, “le opposizioni devono innanzitutto denunciare il fatto che la volontà del governo di riformare la Costituzione risponde soltanto alla pulsione illiberale di questa destra, che sogna il modello ungherese di Orbàn”.
Chi si chiama fuori invece - ma sarebbe stato strano il contrario - è Matteo Renzi, che da sempre tifa per il sindaco d’Italia, premierato spinto: “Ho letto che Calenda ha proposto un accordo a Schlein e Conte, è una posizione che rispetto. Ma noi abbiamo proposto un accordo a 2,5 milioni di italiani che ci hanno votato per il Terzo Polo dicendo elezione diretta del premier e sindaco d'Italia. Se Azione vuole guardare al M5S invece che agli elettori del Terzo Polo vorrà dire che a questi elettori guarderemo noi”.