“Tweet sessista era attività politica”: il Senato scagiona Gasparri e concede l’immunità
di Lorenzo SangermanoIl tweet sessista è parte della sua attività politica. È questa la ragione secondo cui il Senato si è espresso a favore dell’insindacabilità delle parole espresse sul social X (ex Twitter) dal senatore forzista e attuale vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. “#VanessaGreta sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo! @forza_italia”, queste le parole rivolte da Gasparri a due giovani volontarie internazionali catturate in Siria nel 2014. In risposta Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sporgono denuncia per diffamazione contro di lui, ma il Senato blocca tutto e approva la relazione che motiva: era domenica e, con l’Aula chiusa, stava solo svolgendo la sua attività politica.
Il rapimento
La polemica ha inizio le prime settimane del gennaio 2015. Il Parlamento è occupato a discutere le modalità e i termini con cui intraprendere il recupero delle due ragazze, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Le due si erano recate in Siria con un’organizzazione umanitaria per for…
Il tweet sessista è parte della sua attività politica. È questa la ragione secondo cui il Senato si è espresso a favore dell’insindacabilità delle parole espresse sul social X (ex Twitter) dal senatore forzista e attuale vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri. “#VanessaGreta sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo! @forza_italia”, queste le parole rivolte da Gasparri a due giovani volontarie internazionali catturate in Siria nel 2014. In risposta Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sporgono denuncia per diffamazione contro di lui, ma il Senato blocca tutto e approva la relazione che motiva: era domenica e, con l’Aula chiusa, stava solo svolgendo la sua attività politica.
Il rapimento
La polemica ha inizio le prime settimane del gennaio 2015. Il Parlamento è occupato a discutere le modalità e i termini con cui intraprendere il recupero delle due ragazze, Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Le due si erano recate in Siria con un’organizzazione umanitaria per fornire assistenza medica e sanitaria agli abitanti del posto, vittime di una guerra civile iniziata nel 2011. Nella notte tra il 31 luglio e il 1 agosto 2014 le volontarie vengono rapite ad Aleppo, la capitale siriana. La prima conferma della loro sopravvivenza avviene il 31 dicembre 2014.
Un video su Youtube le ritrae mentre pronunciano le parole: “Siamo Greta Ramelli e Vanessa Marzullo, supplichiamo il nostro governo e i suoi mediatori di riportarci a casa prima di Natale. Siamo in grave pericolo e potremmo essere uccise”. Il 15 gennaio 2015 la loro liberazione ad opera dei servizi segreti italiani e l’inizio dei dubbi: chi ha pagato il riscatto? E soprattutto quanto? Dall’allora ministro degli esteri Paolo Gentiloni arriva una smentita, “non è stato pagato alcun riscatto”, mentre secondo il quotidiano inglese Guardian la cifra si aggirerebbe attorno ai 12 milioni.
Il parere del relatore
È nei giorni precedenti e successivi all’annuncio della loro liberazione, dato alla Camera dall’allora ministra per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi, che il tweet del senatore di Forza Italia compare sul social. A distanza di 5 anni, nel 2018, la procura ne trasmette la denuncia a riguardo al parlamento e dopo altri 5 anni il Senato ne accoglie il dibattito.
Ad alzarsi in aula come relatore dell’istanza il senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli, che spiega: “E’ opportuno richiamare che la giurisprudenza ritiene che le dichiarazioni rese al di fuori del dibattito parlamentare siano coperte dalla prerogativa della insindacabilità" a patto che si equivalgano a quelle espresse all’interno. Insomma, il tweet consiste nell’attività politica di Gasparri e a giustificarlo nella relazione aggiunge: “A rafforzare tale conclusione è utile richiamare la circostanza che il 19 gennaio 2015 era un lunedì e conseguentemente il giorno prima era una domenica, giorno festivo, in cui di norma non si svolgono attività parlamentari”.
Critiche dall’opposizione
Dai banchi del Senato l’esponente di Italia viva Ivan Scalfarotto prende la parola per puntualizzare: “Sulla vicenda sul sesso consenziente, che era stata pure sollevata dalla senatrice De Petris, il senatore Gaspari dice di scusarsi se qualcuno si è sentito offeso del fatto che sia stata rigirata una domanda. Questa francamente non mi sembra un'opinione politica, una valutazione politica di un fatto” ha dichiarato Scalfarotto, schierato in opposizione alla mozione.
Dalle fila del Movimento 5 Stelle, la senatrice Ada Lopreiato rincara la dose: “L'unica cosa che emerge sono le scuse postume che il senatore Gasparri è stato costretto a fare in relazione alla richiesta di dimissioni formulata dalla senatrice De Petris. All'epoca anche il senatore Gasparri non considerava un luogo adatto alla discussione l'Aula del Senato. Ebbene, siamo d'accordo con il senatore Gasparri: ne discuta in tribunale e dia seguito a un sacrosanto procedimento”, per poi chiedersi: “Tale atto fu deferito alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari il 18 luglio 2018. Perché l'esame non fu concluso nella scorsa legislatura? Perché è stato messo all'ordine del giorno solo ora che il centrodestra detiene la maggioranza?”
Nello schieramento del Partito Democratico Alfredo Bazoli aggiunge: “La chiara attitudine offensiva di tali parole non può essere scriminata neanche da un intervento in Aula del giorno successivo, nel quale il senatore Gasparri si è scusato. Esse non costituiscono una critica politica”. Un nulla di fatto, la vicepresidente del Senato Maria Domenica Castellone affida la votazione e il risultato risponde chiaro: 85 voti favorevoli e 58 contrari. E il tweet sessista diventa un’attività politica a tutti gli effetti.