Cervetti: "Giorgio Napolitano, l'amico leale di una vita, fece di tutto per evitare il bis al Quirinale"
di Stefano CappelliniGianni Cervetti ha 90 anni da poco compiuti. Di Giorgio Napolitano è stato compagno di corrente nel Partito comunista italiano: erano i miglioristi, l’ala destra del partito. Ma soprattutto, di Napolitano era amico vero: “Ci conoscemmo sulla spiaggia di Sirolo – ricorda Cervetti parlando dalla sua casa milanese – sarà stato il 1962 o il 1963, lui aveva in braccio il figlio Giovanni, piccolissimo. C’erano anche mia moglie Franca e sua moglie Clio”.
Come nacque il sodalizio politico?
“In segreteria e poi in direzione, lì nacque la relazione più intensa. Avevamo fatto insieme la scelta della cosiddetta area riformista. Io ero il milanese, Macaluso il siciliano, Pellicani il veneziano, e poi Napolitano e Chiaromonte da Napoli, che erano gli allievi prediletti di Giorgio Amendola”.
Metropolis - Addio a Napolitano: quando il Presidente si emozionava
L'ala destra del Pci. Vi chiamavano: i miglioristi.
“Mica ci piaceva tanto essere chiamati così…
Gianni Cervetti ha 90 anni da poco compiuti. Di Giorgio Napolitano è stato compagno di corrente nel Partito comunista italiano: erano i miglioristi, l’ala destra del partito. Ma soprattutto, di Napolitano era amico vero: “Ci conoscemmo sulla spiaggia di Sirolo – ricorda Cervetti parlando dalla sua casa milanese – sarà stato il 1962 o il 1963, lui aveva in braccio il figlio Giovanni, piccolissimo. C’erano anche mia moglie Franca e sua moglie Clio”.
Come nacque il sodalizio politico?
“In segreteria e poi in direzione, lì nacque la relazione più intensa. Avevamo fatto insieme la scelta della cosiddetta area riformista. Io ero il milanese, Macaluso il siciliano, Pellicani il veneziano, e poi Napolitano e Chiaromonte da Napoli, che erano gli allievi prediletti di Giorgio Amendola”.
Metropolis - Addio a Napolitano: quando il Presidente si emozionava
L'ala destra del Pci. Vi chiamavano: i miglioristi.
“Mica ci piaceva tanto essere chiamati così. I nostri avversari lo usavano in senso dispregiativo”.
Un gruppo influente ma sempre in minoranza.
“Sempre. Avevamo una forte inclinazione al riformismo”.
Il rapporto di Napolitano con Berlinguer fu anche di scontro politico.
“Scontri franchi, come si diceva una volta. Quando i dirigenti del Pci intervenivano in direzione si tiravano fuori tutti i problemi. Ma il partito era anche una grande scuola di disciplina. Si discuteva anche furiosamente e poi si seguiva tutti la linea”.
Giorgio Napolitano, il momento dell'elezione a presidente della Repubblica Italiana nel 2006
La qualità migliore del politico Napolitano?
“Era apprezzato per la sua intelligenza. Dopo la morte di Togliatti era stato creato l’ufficio politico. Lui era l’unico che faceva parte sia di questo organismo che della segreteria. Di fatto, faceva le veci del segretario Luigi Longo”.
Cosa pensò quando fu eletto presidente della Repubblica?
“Ero con lui a seguire lo spoglio. Furono momenti di grande tensione e poi di grande emozione. Ma il bis non lo voleva, anzi posso dire che a livello di contatti informali fece il possibile per evitarlo. Poi cedette per senso delle istituzioni, ma dopo due anni lasciò”.
A destra gli si rimprovera di aver tramato per far cadere Berlusconi.
“Berlusconi cadde soprattutto per proprio responsabilità”.
Le passioni personali di Napolitano.
“La musica lirica e il teatro. Ricordo il suo carteggio con Paolo Grassi e la sua amicizia con Luigi Nono. Con altri amici e intellettuali napoletani organizzò la sottoscrizione che permise a Pablo Neruda di pubblicare il suo primo libro di poesie in Italia”.
Che amico era Napolitano?
“Un amico leale, un uomo leale”.
Giorgio Napolitano e il collegamento in diretta in diretta con la Iss nel 2013