Clio Bittoni e Giorgio Napolitano, coppia inossidabile. Insieme ai figli convinse il Presidente a interrompere il settennato bis
di Giovanna VitaleÈ sempre stata una famiglia molto unita, quella del presidente emerito Giorgio Napolitano. Merito, soprattutto, della moglie Clio Bittoni, 89 anni, vulcanica avvocata del lavoro che gli ha dato due figli e molto ha sacrificato – pur senza mai lamentarsene – alla carriera del marito. Concepita quando i genitori, militanti socialisti, erano confinati a Ponza durante il fascismo, deve il suo nome alla bimba di un compagno greco segregato con loro sull’isoletta affogata nel Tirreno: ai coniugi piacque così tanto quel richiamo alla mitologia ellenica che “per amicizia fui chiamata così”, ha ricordato lei, “ma pure perché Clio non era il nome di un santo, era una specie di rivendicazione di laicità. Poi i miei nonni, di nascosto, mi fecero battezzare Maria. Ma i nostri figli non sono battezzati. Se penso al dispiacere di mia suocera...".
Giorgio e Clio, coppia inossidabile
Dopo la Liberazione la madre portava la piccola Clio in sezione per infinite discussioni sul voto delle donne…
È sempre stata una famiglia molto unita, quella del presidente emerito Giorgio Napolitano. Merito, soprattutto, della moglie Clio Bittoni, 89 anni, vulcanica avvocata del lavoro che gli ha dato due figli e molto ha sacrificato – pur senza mai lamentarsene – alla carriera del marito. Concepita quando i genitori, militanti socialisti, erano confinati a Ponza durante il fascismo, deve il suo nome alla bimba di un compagno greco segregato con loro sull’isoletta affogata nel Tirreno: ai coniugi piacque così tanto quel richiamo alla mitologia ellenica che “per amicizia fui chiamata così”, ha ricordato lei, “ma pure perché Clio non era il nome di un santo, era una specie di rivendicazione di laicità. Poi i miei nonni, di nascosto, mi fecero battezzare Maria. Ma i nostri figli non sono battezzati. Se penso al dispiacere di mia suocera...".
Giorgio e Clio, coppia inossidabile
Dopo la Liberazione la madre portava la piccola Clio in sezione per infinite discussioni sul voto delle donne ed è lì che la futura first lady si è formata, sviluppando la passione per la politica e per i diritti civili, anche se “mi annoiavo moltissimo e spesso mi facevo delle dormitine”, ha spesso raccontato, sorridendo.
Laureata in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli, la stessa frequentata dal consorte, cominciano a uscire insieme quando lei, da sola a Roma, inizia la pratica legale: “Vivevo con un'amica in una stanza in affitto, mangiavamo solo cibo di rosticceria, m'erano venute le macchie di fegato sul collo. Quando Napolitano cominciò a invitarmi a cena, a casa mia dissero che m'aveva preso per fame", ha rivelato a Paola Severini nel bel libro Le mogli della Repubblica (Marsilio, 2008).
Nell’ottobre del 1959 si sposano a Roma (in Campidoglio, come allora usavano i funzionari del Pci, testimone Gerardo Chiaromonte), mentre il marito continuava la scalata al partito. Quattro anni dopo nasce Giovanni, che prende il nome dal nonno paterno: dirigente dell’Agcom, l’Autorità per le Telecomunicazioni, alla fine degli anni ’90 darà due nipoti amatissimi ai genitori non ancora insediati al Quirinale. Nel 1969 viene invece alla luce Giulio, ordinario di Diritto amministrativo all’università Roma3 e un ricco curriculum di consulenze e incarichi. Di entrambi si sa piuttosto poco: la sobrietà e la discrezione sono sempre stati lo stile della casa.
La carriera di Napolitano e la famiglia
E’ la cifra di Clio Bittoni, molto apprezzata dal presidente emerito. Al quale ha dedicato l’intera vita, senza tuttavia rinunciare a mantenere degli spazi propri. Sempre rivendicati con orgoglio in piccoli aneddoti, che ogni tanto hanno incrinato il muro del proverbiale riserbo.
Uno in particolare, concernente il suo mestiere da avvocata specializzata nell'applicazione della legge sull'equo canone in agricoltura, che spesso la portava ad assistere i braccianti: “Una volta con Giorgio andiamo ad Acerra, lui doveva partecipare a un'iniziativa di carattere politico, c'erano tanti agricoltori con cui avevo avuto a che fare e cominciarono a dire: Vedi, quello è il marito dell'avvocato nostro”. Una carriera, la sua, che ha sempre portato avanti finché Napolitano non viene eletto presidente della Camera. Lei lavorava all'ufficio legislativo della Lega delle Cooperative "ma lasciai, perché mi sembrava inopportuno, essendo le mie controparti le commissioni parlamentari, la presidenza del Consiglio e altri organismi istituzionali. Ecco, forse in questo senso Giorgio ha influenzato la realizzazione di un percorso professionale".
Riflessione priva di qualsivoglia recriminazione, bensì impregnata di consapevolezza e senso delle istituzioni. Doti – come tutte le scelte importanti – condivise con il compagno, di cui è sempre stata l’ombra: un passo indietro e profilo basso, nei viaggi ufficiali, le visite, le occasioni istituzionali. Una devozione che Napolitano ha sempre ricambiato: “Ci siamo intravisti a Napoli, poi ci siamo dichiarati, sicuramente a Roma. Lei sa...io sono un monogamo accanito”, confidò il presidente nel 2016 a Maurizio Costanzo.
L’addio al Quirinale e il ritorno a casa
Non è un mistero che la famiglia fosse contraria al bis di “re Giorgio”. Né che siano stati la moglie e i due figli a spingere affinché, a un anno e mezzo dalla rielezione, il capo dello Stato lasciasse il Colle per ritirarsi a vita privata. Un “divorzio” che Clio aveva consumato fisicamente in anticipo, quando nel bel mezzo del primo settennato convinse il marito ad abbandonare l’ala del Quirinale riservata ai presidenti per andare a vivere nella dependance di via della Panetteria, proprio accanto al palazzo. Per sentirsi lei, finalmente più libera, meno schiava dei protocolli. Fino al trasloco definitivo, all’inizio del 2015, nell’amatissimo appartamento del rione Monti dove sono cresciuti i figli e la coppia ha continuato ad abitare, fra visite dei nipoti e piccoli riti quotidiani. Un’oasi di tranquillità che ora, senza il suo Giorgio, non sarà più la stessa.